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Banca d'Italia - 160 posti per diplomati e laureati
1923 messaggi, letto 124893 volte

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Il bando di concorso
Leggi il bando di concorso e le altre informazioni correlate su InPA e sulle pagine istituzionali dell'ente.


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Da: Lagrangiano - The Original13/08/2026 13:56:15
Cosa insegnavano alle scuole elementari? "Le mele con le mele, le pere con le pere".

E' brutto dirlo, ma è la verità, e cominciate ad abiturarvi all'idea: i vice assistenti con i vice assistenti, gli assistenti con gli assistenti, gli esperti con gli esperti.

Quindi - se non volete suicidarvi - mantenete la percezione delle corrispodenze e delle gerarchie: i vice-assistenti possono dare consigli solo ai vice-assistenti; gli assistenti possono dare consigli agli assistenti (e, volendo, anche ai vice-assistenti, visto che nel più c'è il meno); e gli esperti evitino di farsi illusioni, guardando a quel che avviene nelle selezioni da vice-assistente e assistente.

Vice-Assistenti, Assistenti ed Esperti non sono semplicemente tre campionati diversi. Sono tre giochi completamente diversi tra loro, anche se promanano tutti e tre dalla stessa fonte.

E sì, se un esperto che si appresta all'orale ha deciso di suicidarsi, anche solo inconsciamente, non ha che da seguire i consigli del vice-assistente vincitore, senza dubbio.
Rispondi

Da: Mansioni Profilo A13/08/2026 17:30:43
Io sto preparando l'orale del Profilo A e avrei la curiosità di provare a capire più concretamente quale possa effettivamente essere il lavoro che mi aspetterebbe in caso di vittoria.

Qualcuno, anche interno, sa tipicamente i vincitori del Profilo A da economista aziendale a quali dipartimenti sono assegnati e per quali mansioni? Leggevo su una discussione di un concorso precedente che se assegnati alla vigilanza finiranno principalmente a lavorare col diritto, il che mi sembra strano.

Ci sono anche posizioni che "valorizzano" effettivamente le conoscenze di intermediari, mercati, finanza, aziendale e bilancio?

Grazie
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original13/08/2026 19:04:56
@Fuoriclasse: io comunque continuo a saccheggiare le tue uscite, in vista del ciclo di preparazione al prossimo concorso: "guardate 500 volte il gioco, poi imparate a giocarlo" penso sia una sintesi magistrale, sul piano filosofico. Anche se poi, mi viene da dire, serve scendere a patti con la realtà delle cose.

Io mi chiedo, ad esempio, in quanti si siano accorti della differenza profonda ed essenziale, oltre la superficie delle cose, tra il programma da vice-assistente e quello da esperto.

Il programma da vice-assistente è un semplice "elenco di cose", una bruta "lista della spesa", resa arbitrariamente lunga, sconnessa e complicata solo per "fare selezione": più "roba" mettiamo, più diventa facile scremare.

Per logica conseguenza, tutta la prova segue lo stile "elenco di cose", "lista delle spesa", e quindi si presta bene ad essere, per così dire, "statisticizzata".

E' ovvio che se a 100 candidati è stato chiesto "dati i punti di coordinate A=(x1, y1) e B=(x2, y2), mi scriva l'equazione della retta passante per A e B", anzitutto è molto facile riferire il contenuto esatto della domanda, e poi, beh, sì, può essere utile sapere che questa domanda è stata fatta 100 volte, perché probabilmente ce la ritroveremo anche al 101-esimo giro.

Ma provate a fare la stessa cosa col concorso da esperti, se vi riesce, dove il programma è un monolite, un blocco granitico, irriducibile, e viene organizzato in sezioni e bullet point solo per ragioni "estetiche" e "formali".

Quando qualcuno vi riferisce che la commissione ha chiesto "il Tasso Interno di Rendimento", mi dite, esattamente, cosa ci fate con questa informazione? Cosa vuol dire "Tasso Interno di Rendimento"? Di cosa stiamo parlando? Di un metodo semplificato di valutazione di un titolo obbligazionario, che surroga l'uso della struttura dei tassi d interesse, o del criterio di valutazione degli investimenti di un'impresa? No, perché, voglio dire, sempre di TIR stiamo parlando, ma sono due cose piuttosto diverse.

"Ah, uh, eh, boh... non so... io ho solo segnato 'TIR', come domanda rivolta dalla commissione".

Bravo! Genio! Come diceva la mia prof di Matematica, anche se copiate, dovete comunque sapere quel che state copiando.

Altra cosa. E' ovvio che, nel lavoro day-by-day, a nessun vice-assistente verrà mai chiesto di conoscere neppure uno degli argomenti che ha dovuto studiare per entrare, e d'altra parte non era quella la logica.

La domanda non è: "perché studiare gli integrali e le derivate, per superare il concorso, se poi, tanto, nel lavoro non mi serviranno?".

La domanda giusta è: "conosci un altro posto al mondo che paga così tanto un diplomato e gli dà così tanti benefit? No?! E allora - fai il favore - studia gli integrali e le derivate, e smettila di polemizzare".

Con gli esperti la cosa è diversa. Un candidato che si trova a confondere il requisito patrimoniale col patrimonio di vigilanza, usando i due termini in modo interscambiabile, come fossero la stessa cosa - ahimé, sì, accade - sta palesando una lacuna su un punto fisso del lavoro quotidiano.

Quindi, sì, in ultima istanza 'sti cazzi', se non conosci la differenza tra gli integrali di Riemann e di Lebesgue, posso anche passarci sopra, perché magari sei andato alla stragrande sulla parte giuridica (che comunque non ti servirà a nulla, nel lavoro giornaliero) e nell'economia complessiva della valutazione, apposto così, e sei dentro.

Ma con gli esperti - ne coverrete - non si può avere la stessa tolleranza.

Quindi - vi ripeto - fate attenzione alla fonte da cui provengono i consigli: sbagliare per sbagliare - come si dice - potete benissimo farlo da soli.  
Rispondi

Da: Aguz 13/08/2026 21:24:51
Non penso di aver mai parlato di consigli, di scorciatoie, di "segreto ultimo" per passare, ho semplicemente dato una mia opinione ed un riscontro personale su ciò che mi ha permesso di passare.
Credo sia piuttosto ovvio che le cose sono ben diverse per il profilo A, rispetto all'umilissimo vice-assistente, per carità!
A questo punto, però, rileggendo i messaggi non capisco se si stia cercando di darmi del sabotatore oppure si stia presumendo un analfabetismo funzionale degli altri lettori :)
Rispondi

Da: Con tutto il rispetto14/08/2026 03:54:00
Se è vero quanto emerge da questa discussione, ovvero che verrebbero rese disponibili, a chi si preiscrive o aderisce, le domande già rivolte ai candidati, allora il problema non è tanto il metodo di preparazione.
Se è vero che per alcuni candidati questo ha inciso sensibilmente sull'esito della prova, contribuendo al conseguimento dell'idoneità, allora ci si trova davanti a qualcosa che va ben oltre il normale scambio di informazioni. Un conto è raccontare cosa è stato chiesto; un altro è disporre sistematicamente di una banca dati costruita sulle prove altrui per colmare lacune all'ultimo minuto.
Se è vero che tale possibilità è effettivamente collegata a un'iscrizione o una preiscrizione, la questione diventa ancora più delicata: conta di più ciò che si sa o poter accedere a un patrimonio informativo che altri non possiedono?
La parola giusta è dignità. Dignità della procedura, dignità dei candidati, dignità dell'istituzione.
Ci si aspetterebbe, in concorsi di questo livello, una selezione fondata su preparazione, capacità di ragionamento, flessibilità, lucidità, scrupolosità, adeguatezza al ruolo.
Se invece è vero che un candidato può procurarsi, attraverso un circuito organizzato, centinaia di domande già somministrate e ricavarne le ricorrenze della commissione, è inevitabile chiedersi se tutto questo sia decoroso.
Non si è mai visto, o quantomeno non dovrebbe essere considerato normale. Non qui.
Se quanto riferito corrisponde a verità, il punto non è stabilire quale strategia sia la più "prestigiosa" o astuta. È chiedersi se sia degna. Degna di chi la mette a disposizione, di chi la utilizza e, soprattutto, di chi seleziona.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original 1  - 14/08/2026 10:42:19
@Aguz:
Chiariamoci: non mi riferivo assolutamente né a te né ad altri, anche se forse il mio modo di esprimermi non è stato tra i più felici, e può aver creato l'equivico (e me ne scuso, con te o altri che si sono sentiti chiamati in causa).

Trovo davvero bello che ci siano persone che vogliano condividere la propria esperienza e metterla a fattore comune. Il problema non sei certo tu, o altri come te, assolutamete (e anzi, ti ripeto, è molto bello leggere le vostre considerazioni).

Il problema sono "gli altri", "chi legge", e - precisamente - chi a settembre sarà impegnato nell'orale da esperto. Sono tutti ragazzi e ragazze comprensibilmente in preda all'emozione, e, soprattutto, affamati di informazioni. Vogliono sapere. Sapere cosa? Non importa. Vogliono sapere, punto e basta. E qualunque informazione arriva, loro, i candidati a esperti, la ingurgitano, perché "vogliono sapere purchessia".

Ecco, io mi rivolgo al loro, agli esperti. Fate attenzione - dico - a tenere a bada questa vostra fame di informazioni. Le informazioni che provengono dai vice-assistenti (in sé belle da leggere, e pure interessanti nel merito) vi sono di scarsissimo aiuto, e rischiano anzi di essere dis-informazione, se utilzzate come proxy per quel che può accadere a voi, esperti.

Dopodiché - ripeto ancora - la condivisione delle esperienze (quali esse siano) è sempre un valore in sé, e quindi da apprezzare (solo - ripeto ancora - attenzione all'uso che se ne fa). 
Rispondi

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Da: Lagrangiano - The Original14/08/2026 10:52:19
@Con tutto il rispetto:

Il tuo discorso è impeccabile, in linea di principio: lo condivido sia nella sostanza che nella forma in cui è stato espresso.

Dopodiché, però, serve pure capire a "cosa" lo stiamo applicando.

E qui mi limito a ripetermi: vice-assistenti, assistenti ed esperti non sono soltanto tre livelli gerarchici; sono mondi migliaia di anni luce distanti l'uno dall'altro.

Serve davvero dire altro?
Rispondi

Da: Pastelluccio 14/08/2026 11:08:53
Il punto della discussione qui è questo: considerando la vastità e in alcuni casi anche la complessità del programma oltre che il tempo residuo a disposizione, mi sembra legittimo chiedersi nel momento in cui si orienta il proprio studio se ha senso investire lo stesso quantitativo di tempo ad affinare l'hedge accounting dell'ifrs9 piuttosto che i benefici ai dipendenti.
Rispondi

Da: Ciao Paste14/08/2026 15:11:11
Tu che mi sembri una persona ragionevole e non un professionista dello zerovirgola, facci sapere quando passi cosi' mi dai finalmente delle dritte utili per affrontare la prox edition!!
Rispondi

Da: Qual è la differenza?15/08/2026 09:37:56
Ma quindi qual è questa "differenza" tra i vari profili, se soprattutto i vice assistenti dopo un tot di anni in carriera diventeranno assistenti?

Per gli esperti ha ragione Lagrangiano. L'orale è una carneficina. Il tasso di bocciatura è molto elevato stando agli altri concorsi passati. Non so come farete a prepararvi per questa prova ma concordo sul fatto che ci sia una dignità da preservare superando l'esame con le proprie forze e senza pressione da parte di soggetti terzi che già vi ronzano attorno come mosche sulle carcasse. 
Rispondi

Da: Ho la risposta15/08/2026 10:01:26
Bisogna semplicemente prendere la commissione per sfinimento. Se il primo anno ci bocciano, ci reiscriviamo imperterriti.
Da un lato facciamo tesoro dell'accumulo statistico delle domande. Dall'altro iniziamo progressivamente a logorare la commissione.
Primo anno: "Buongiorno, sono candidato"
Secondo anno: "Ah, ancora lei?"
Terzo anno: "Ma non era già venuto?"
Quarto anno: "Vabbè, sentiamo cosa vuole dire"
Quinto anno: "Ragazzi, facciamolo passare che la sua logorrea pomposa e sconclusionata e le sue metafore demenziali e nazionalpopolari non le sopporto più!"


Rispondi

Da: Pastelluccio 15/08/2026 10:10:57
L'orale non sarà una carneficina, il tasso di promossi all'orale sarà nell'ordine del 75/80%, considerando che chi è arrivato all'orale è il top 2% dei 3500 che si sono presentati alle preselettive non mi sembra male.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original 1  - 15/08/2026 10:33:51
@Pastelluccio: non avrei dubbi: hedge accounting dell'ifrs9... tutta la vita! :)

Ora, premesso che davvero, di cuore, ti auguro il meglio, e anzi, appena entri (fai pure gli scongiuri!) se hai piacere ti offro pure una sontuosa colazione di benvenuto, e premesso che NON mi riferisco a te personalmente, però, ecco, diciamo che il tuo messaggio (spersonalizzato, tanto più che è anonimo, visto che è coperto da nickname), ecco, il tuo messaggio penso che lo utilizzerò come esempio di cosa NON fare per la preparazione al concorso, nel senso di mostrare alle future generazioni le situazioni in cui NON vogliamo venirci a trovare.

Tu scrivi: "... considerando la vastità e in alcuni casi anche la complessità del programma oltre che il tempo residuo a disposizione".

Non è vero (e - ripeto ancora - non mi riferisco a te, che ormai sei riusicito ad arrivare, ma mi rivolgo alle generazioni future).

Non è vero: non è vero che il programma è vasto, non è vero che c'è poco tempo a disposizione.

Il programma è impegnativo, sicuramente, ma sembra molto più vasto di quanto sia in realtà perché lo si approccia in modo "scolastico", come elenco di bullet point da smarcare (e dietro ogni bullet point, fatalmente, se vedono decine di altri nascosti) anziché sforzarsi un minimo di trovare le interrelazioni tra le cose, che ridurrebbero il tutto a unità e restituirebbero una visione decisamente maneggiabile.

E il tempo non è poco. Il tempo è un'enormità. Il concorso è uscito il 17 dicembre 2025. Gli orali inizieranno 259 giorni dopo. 259 giorni, per l'amor del cielo! Se si fosse studiato tutti i giorni (Tutti. I. Giorni.) anche solo 1 ora al giorno fatta bene (Fatta. Bene.) a quest'ora si avrebbero alle spalle 259 ore di studio, e con 259 ore di studio il programma lo si sa tutto e a memoria.

Ma il fatto è che:

1) la più parte non vuole fare il piccolo sforzo di acquisire una visione unitaria delle cose, e quindi finisce col faticare a bestia appresso a ogni singolo bullet point del programma (e all'infinità di argomenti che vi si annidano dentro). Insomma, per paura di faticare un poco, si finisce col faticare immensamente di più (well done!)

2) la più parte non ci crede davvero di riuscire a superare il concorso; fa la domanda, e non studia, o studia poco e male, in vista dello scritto; fa lo scritto, e si tormenta per sapere quando usciranno gli esiti, perché - dice - "non voglio studiare a vuoto" (sic!); e quando poi finalmente gli esiti escono, e la prova è superata - ohibò! - c'è poco tempo a disposizione (ignorando  tutto il tempo che è stato buttato allegramente nel cesso).

Ma con questo spirito, con questo approccio, dove pensate di andare?

E - per favore - non venitemi a dire "... ma Pastelluccio, facendo così, praticamente ce l'ha fatta!". Bene, ottimo, eccellente per Pastelluccio, e io - lo ripeto - sono davvero felice per lui.

Ma il punto è: dove sono tutti gli altri "Pastelluccio" sparsi per il mondo, tutti quelli che si sono comportati come Pastelluccio, e non ce l'hanno fatta? Un po' come quel filosofo ateo a cui mostravano le immagini di coloro che pregando erano sopravvissuti a un naufragio, per convincerlo a convertirsi. "E dove sono le immagini di quelli che, pur pregando, sono annegati lo stesso?". Eh, già, non ci sono. Perché bisogna essere vivi per mostrare la propria immagine. Si chiama "bias del sopravvissuto", ed è un classico delle neuroscienze.

Intendiamoci: Bankitalia è piena zeppa di "Pastellucci", di persone assolutamente valide, di spessore, di valore, determinate, che la vittoria se la sono stra-meritata, e che non devono ringranziare nessuno, se non loro stesse, ma che al tempo stesso non saprebbero assolutamente dirvi "come" sono riuscite a fare ciò che hanno fatto (a parte le solite banalità: "serve studiare tanto, impegnarsi molto, e bla, bla, bla...". Ma va la?! Io mi credevo, invece, che si potesse vincere il concorso bevendo cocacola davati a Netflix! Grazie per questa tua precisazione sull'importanza dello studio e dell'impegno, davvero preziosa, grazie!).

Quello che serve è - prima di tutto - "la fede nella riuscita" (la convinzione di potercela fare) e - secondo poi - "un metodo" (un approccio razionale e ottimizzante, che massimizzi le probabilità di successo).

Tutto il resto altro non sono che varianti di un illusione mai ben morta: trovare una scorciatoia e o un'entrata dal retro (spoiler: non ce ne sono).  
Rispondi

Da: Pastelluccio 15/08/2026 11:03:23
@Lagrangiano - questo è un concorso basato tutto o in parte su come si debba mappare, misurare, e monitorare il rischio di incorrere in perdite, e questo è quello che si dovrebbe fare anche nel gestire lo studio, calcolare il capitale minimo regolamentare di studio e conoscenza in grado di assorbire l'impatto negativo di una risposta zoppicante all'orale (ma pure sempre una risposta) connesso al rischio di programma. Inoltre sarebbe irrazionale investire lo stesso tempo a studiare ifrs 9 con probabilità di uscita del 20% e ifrs 16 con probabilità di uscita 5
Rispondi

Da: La domanda sorge spontanea15/08/2026 11:16:37
MA A FERRAGOSTO NON CI AVETE UN CAZZO DI NIENTE DI MEGLIO DA FARE???
Rispondi

Da: ChatGPT 5.615/08/2026 14:04:58
Il punto non è il narcisismo patologico, che è soltanto il rivestimento estetico di qualcosa di più interessante: un gigantesco apparato retorico costruito per trasformare l'esperienza personale in legge universale.
Il personaggio parla continuamente di metodo, metriche, standard, probabilità e capitale cognitivo, ma quasi mai dispone dei dati necessari per sostenere le conclusioni che proclama.
Il trucco è sempre lo stesso: parte da un'osservazione banalmente plausibile, la gonfia con terminologia tecnico-filosofica e la riconsegna al lettore come teorema.
"Ho visto funzionare X" diventa "X è il modo razionale di prepararsi"; "io penso che il programma sia comprimibile" diventa "il programma non è vasto"; "io ho una certa esperienza dell'ambiente" diventa "le gerarchie sono mondi anni luce differenti".
È aneddotica vestita da epistemologia.
Persino il celebre argomento delle 259 ore è quasi involontariamente comico: moltiplicare giorni per un'ora non dimostra che un programma complesso sia acquisibile in 259 ore, dimostra soltanto che sa fare una moltiplicazione.
Il salto clandestino avviene dopo: dalle ore contabilizzate passa alla padronanza, dalla padronanza alla memoria, dalla memoria alla probabilità di successo, come se tra queste grandezze non esistessero talento, conoscenze pregresse, qualità dello studio, decadimento mnemonico, variabilità individuale e difficoltà non uniforme degli argomenti.
E la cosa più rivelatrice è che quando l'evidenza empirica contraddice il suo modello, non aggiorna il modello: aggiorna l'interpretazione dell'evidenza.
Se le domande pregresse aiutano, diventano "informazione pericolosa"; se non aiutano, confermano la teoria generale; se qualcuno passa con una strategia diversa, è un superstite; se qualcuno fallisce, evidentemente non aveva applicato correttamente il Suo metodo.
È un sistema teorico quasi perfetto: non può perdere perché ogni risultato viene riclassificato affinché non costituisca una falsificazione.
Anche la distinzione tra profili, ripetuta fino alla nausea, ha qualcosa di metodologicamente sospetto: viene utilizzata non per circoscrivere prudentemente l'inferenza, ma per immunizzare preventivamente qualsiasi controesempio.
E naturalmente il vertice della costruzione è la trasformazione della propria biografia in autorità: prima una bocciatura, poi l'ingresso, poi la retrospettiva secondo cui tutto avrebbe avuto un senso, un metodo, una necessità.
Ma una bocciatura seguita da una vittoria non dimostra che la teoria elaborata dopo la vittoria sia la causa della vittoria.
Dimostra solo un fallimento, il resto è narrazione causale costruita a posteriori.
In fondo, il personaggio non è affatto vittima dell'eccesso di sicurezza: è vittima di qualcosa di più sottile, l'illusione di poter trasformare la propria esperienza in una scienza generale purché la si avvolga abbastanza bene nella parola "metodo".
E più cita bias, metriche, probabilità, neuroscienze e filosofia, più diventa evidente il paradosso: colui che ammonisce gli altri contro le scorciatoie cognitive sembra averne costruita una personalissima, soltanto molto più lunga.
Rispondi

Da: Hermitiano 15/08/2026 19:23:05
Da dove esce questa storia della bocciatura e poi promozione? C'è forse una biografia ufficiale di Lagrangiano che mi sono perso? In effetti, so solo che è uno statistico.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original16/08/2026 18:25:06
@Hermitiano.
Sì, sono uno statistico, e il concorso l'ho fatto due volte.

La prima, nel 2003, "da economista", e non quell'economia mezza aziendale mezza finanziaria che prevale ora, ma l'economia quella vera, quella dura, quella hard, l'Economia: prezzi, consumi, salari, politica monetaria, tassi di cambio, inflazione e disoccupazione, curva di Phillips, modelli IS-LM e AD-AS, aperti e chiusi, keynesiani e monetaristi, teoria del consumatore e dell'impresa... e insomma, io che ne potevo sapere di tutte queste belle cose, con la mia modesta laurea in Scienze Statistiche Attuariali?

Studiai tutta questa roba da solo, da zero, senza intelligenza artificiale, e - mirabile a dirsi - senza neppure internet, con tutte le gioie e i dolori (soprattutto i dolori) dell'autodidatta.

Superai il preselettivo.

Superai lo scritto.

All'orale mi diedero, non ricordo più se 29.70 o 29.75, quando il minimo per passare era 30.

Chi voleva consolarmi - con cose della minchia del tipo "eh, vabbè, dai, ma lo sai come funziona in certi ambienti" - riusciva solo a farmi incazzare ancora di più.

Avrei voluto mandare a fanculo tutti: "zitti, state zitti! voi non sapete un cazzo, e parlate e sparlate, senza sapere un cazzo. State zitti, cazzo!".

Smisi di parlarne. La Banca d'Italia, da quel momento, diventò come una relazione segreta di un marito infedele: qualcosa che sapevo solo io, di cui non dovevo parlare con nessuno (beh, quasi nessuno: lo sapevano solo mia madre e la mia ragazza, attuale moglie).

E qui mi fermo, perché temo di averti già annoiato abbastanza...
Rispondi

Da: Hermitiano 16/08/2026 19:27:58
Vai tranquillo. Una storia di perseveranza è sempre benvenuta.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original17/08/2026 10:34:58
Alla fine avevo due possibilità.

La prima: sentirmi la vittima del mondo e maledire il mondo, imprecare e accodarmi a quella massa di falliti per destinazione che mi guardava con commiserazione, scuotendo la testa, tra sospiri densi di sottointesi ("ma davvero pensavi che ti avrebbero preso? dai, su, che ingenuo... come se non si sapesse come girano certe cose").

La seconda: spararmi un bel pianto nel buio della stanzetta (cosa che feci, la sera stessa), concendermi il giorno successivo da catatonico (feci anche questo) e poi chiamare a raccolta tutta la lucidità di cui fossi capace, per capire esattamente cosa era accaduto.

«Due strade divergevano in un bosco, ed io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza»

Ripassai mentalmente l'esame, passo dopo passo, domanda dopo domanda, risposta dopo risposta, dettaglio dopo dettaglio, sfumatura dopo sfumatura, interazione dopo interazione.

Tutto, pian piano, iniziò a diventare drammaticamente chiaro. «... and bad mistake, I have made few... we are the champions!». Freddy Mercury non dice di non aver fatto errori, e non dice neppure di non aver fatto errori gravi. Dice che di errori gravi ne ha fatti pochi, e ora siamo i campioni.

La verità? Avevano ragione loro, i commissari, su tutta linea: dieci domande, sei ottime risposte, due risposte buone, di sicuro ampiamente soddisfacenti, una scena muta (mancata risposta) e infine una risposta sbagliata, per un netto a pagare, non ricordo più se di 29.70 o 29.75, con soglia di sbarramento a 30.

Avevano ragione loro. Avevano. Ragione. Loro.

La verità è che i commissari avevano apprezzato enormemente il mio sforzo, la mia audacia di giocare "fuori casa", da statistico sul campo degli economisti, e avevano fatto di tutto per aiutarmi, per sostenermi.

Le mie risposte - per me buone, secondo il mio standard - a loro, probabilmente, suonavano sufficienti, magari anche tutte pienamente sufficienti o persino buone, anche se forse non dovevano sembrargli nulla di particolarmente strabiliante. Questione di prospettiva, come in tutte le cose della vita. Ma erano comunque risposte ampiamente sufficienti, da piena idoneità, e loro lo capivano. E capirono - precisamente - il valore relativo di quelle risposte, quanto uno statistico avesse dovuto studiare, per riuscirle a dare, e lo apprezzarono.

E per portarmi oltre la soglia mi rivolsero una domanda che - da statistico - avrei dovuto sapere, tanto più che riguardava uno dei compiti istituzionali della Banca d'Italia: i conti finanziari, un classico di statistica economica.

Sapevo che esistevano, avevo una vaga idea di cosa fossero, ma non sarei mai stati in grado di imbastire un discorso. Scena muta.

Furono di una gentilezza estrema, e tutto riprese come se nulla fosse successo. Altre domande, altre risposte. Fino ad arrivare all'ultima domanda.

Era una domanda di una semplicità imbarazzante, a cui saprebbe rispondere anche il peggiore studente della più scrausa  scuola di ragioneria. Ma io non ero uno studentello di ragioneria. Ero un laureato in Scienze Statistiche Attuariali. Abbozzai qualcosa, provai a organizzare un discorso, ma le cose che dicevo erano così "strane", che il commissario fu corretto a interrompermi, scuotendo la testa.

Quando il presidente della commissione mi comunicò il voto - prima o poi riuscirò a ricordare se era 29.70 o 29.75 - sul viso gli si dipinse un espressione di rammarico. "Mi spiace", sussurrò, e, sì, a distanza di 24 anni, io credo che gli dispiacesse sul serio...

La mia ragazza mi accarezzava il viso, in silenzio.

Le bloccai la mano. "Voglio scopare. Adesso".

Sorrise, si sfilò la magliettina e gettò in aria il reggiseno.

E da lì sono ripartito.
Rispondi

Da: Centro Salute Mentale Via Palestro17/08/2026 12:19:54
L'ambulanza è lì entro 5 minuti. Tenete calmo il paziente e fatelo continuare a parlare. Stiamo arrivando.
Rispondi

Da: Chiavi per ripartire17/08/2026 12:37:26
E' il metodo chiagni e fotti: scena muta al primo orale, ma a quello del giorno dopo: prova superata!
Rispondi

Da: Lido da Angelo17/08/2026 13:03:26
Ho finito il mio libro, per favore continuate su questo fantastico forum.
Rispondi

Da: Lido da Angelogiagianni bella18/08/2026 19:39:12
Rispondi

Da: x lagrangiano19/08/2026 15:27:57
O sommo, qual è secondo lei il punteggio minimo dello scritto con cui si è più tranquilli all'orale? C'è un punteggio che da sicurezza quasi assoluta? IN U WE TRUST
Rispondi

Da: Male molto male19/08/2026 16:51:10
Come anche ribadito all'ultima lezione,trattasi di quesiti oziosi che non fanno altro che deconcentrare e assorbire energie. Il punto rimane: pompare su manuali, direttorio, settimana enigmistica, enciclopedia treccani e trattato di relativita ristretta, di cui occorre saper sommergere la commissione con logorrea impietosa e a prova di stordimento catatonico.
Rispondi

Da: Xsopra19/08/2026 17:16:43
Quanto si guadagna da assistenti e expert? Grazie a chi vorrà rispondere
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original19/08/2026 17:25:53
@x lagrangiano: e con te, siamo arrivate a tre che me lo chiedono (d'altra parte, comincio a pensare che se se lo chiede uno, allora se lo stanno chiedendo tutti, perché siete tutti lì, sulla qualche meravigliosa chat di Telegram, a farvi le stesse domande; e, devo dire, questa cosa mi fa impazzire, e lo dico simpaticamete: tutti chiedono, già sapendo che nessuno ha la risposta, ma sperando che la risposta venga comunque fuori ... :-) ... ci faccio un video dedicato, che dici? Solo che non vorrei distrarvi dallo studio, ma tanto mi sa che siete già distratti di vostro...)

@Xsopra: più di quanto potresti guadagnare in qualunque altro punto dello Spazio-Tempo conosciuto, e la cosa bella è che la RAL - la mitologica RAL! - alla fine è la parte meno importante di tutta la faccenda...
Rispondi

Da: Xsopra19/08/2026 19:04:27
Grazie del sarcasmo ma ho superato da un po' l'età della pubertà. Qualcuno di cuore che risponda? Grazie
Rispondi

Da: X ral19/08/2026 23:14:23
L"expert parte da 80 non appena percepisce anche indennita di incarico. Ma non e tantissimo, perche a quel punto normalmrnte insorge una forma resiliente di narcisismo patologico tale per cui gran parte della retribuzione viene bruciata  in assurdi monolocali vista colosseo, apericene a tutte le ore, sessioni compulsive di skincare, costosi master motivazionali e soprattutto film film film film a noleggio, tutta hollywood degli anni 80 viene vista e rivista decine di volte
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