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Banca d'Italia - 160 posti per diplomati e laureati
1283 messaggi, letto 109605 volte

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Il bando di concorso
Leggi il bando di concorso e le altre informazioni correlate su InPA e sulle pagine istituzionali dell'ente.


Pagina: 1, 2, 3, 4, 5, 6, ..., 38, 39, 40, 41, 42, 43

Da: Fuoriclasse29/08/2026 16:18:33
Poca scelta: io vestivo completo grigio d'obbligo in cotone e cravatta rosso Dipré. Ma tra i fighetta va molto anche il blu BDI. Scarpe: scelta libera ma il più possibile abbinata di conseguenza. Avvistato in commissione un consigliere in giaccacravattascarpedaginnastica. Sconsiglierei, benché magari fossero Nike da 368 euro.
Per le dottoresse, mi sentirei invece di sconsigliare l'abbigliamento delle ispettrici serbe descritto nel famigerato meeting internazionale a elevata gradazione del 2011; mi si dice che sarebbe fortemente in contrasto con la policy aziendale e che lui, a questo giro, non è in commissione.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original29/08/2026 16:51:45
Fuoriclasse, i casi sono questi:

1) sei un collega;

2) sei un'IA addestrata da un collega;

3) sei un'IA che - Dio solo sa come - ha recuperato una miriade si frammenti di informazioni, componendoli in versioni veritiere

4) ti butti, inventi alla grande e ci pigli lo stesso, contro tutte le probabilità.

Completo blu-scuro, camicia bianca, cravatta a tinta unica, scarpe abbinate di conseguenza. Che il commissario possa venire in jeans e maglietta (ma dubito) è un fatto che non vi riguarda. Siete forsi commissari, voi? No! Siete candidati. Se e quando sarete commissari, allora verrette vestiti come cazzo vi pare. Prima no. Chiaro? Sì, chiaro.

E abbottonatevi l'ultimo bottone della camicia, santo cielo. Quando sarete assunti potete pure mostrare il petto villoso, se ne avete voglia. Prima, no.

Ah, ma poi... davvero vi devo dire di andare dal barbiere il giorno prima? Vabbè, l'ho detto.

Quindi, in uno slogan, per i maschietti, "tutto ciò che non è proibito è obbligatorio".

Femminucce. I margini di eleganza sono notoriamente maggiori, e quindi prendeteveli pure, se desiderate. Poche accortezze. No scollature, no minigonne, no tacco 12.

Augurando a tutti, maschietti e femminucce, che, non appena dentro, possa scoppiare il celeberrimo... "amore a prima busta". 
Rispondi

Da: Fuoriclasse29/08/2026 16:59:47
Gentile Dottore,
mentre la Sua identità è stata appena svelata, per quanto riguarda la mia preferisco mantenere l'alone di mistero che fa fascino. Opzione 5, comunque: futuro collega, previo accesso alla biblioteca del canale e partecipazione alla prossima tornata.
Rispondi

Da: Lagrangiano - The Original29/08/2026 20:09:44
Gentile Fuoriclasse,
mi permetta di articolare la risposta su due piani.

Il primo: la mia identità non è "appena stata svelata"; la mia identità è stata sempre nota, a tutti; basta vedere chi è l'autore dei file word della biblioteca del canale, che ormai sono patrimonio dell'umanità, e lo diventeranno sempre più in futuro; quello sono io; e se non appaio in video, non è certo per "nascondermi", o "paura di essere scoperto" - figurarsi! - ma solo perché, dopo attento esame delle dinamiche di YouTube, ho appurato che apparire in video sarebbe stato un elemento distraente per i futuri governatori e le future governatirci, e questo concorso lo vince - guarda un po' - chi si distrae meno, anzi no, chi non si distrae affatto.

La mia scheda (ancorché datata, ferma al 2016) è pubblica: basta cercare "LA PROBABILITA' (DI DEFAULT) NON ESISTE - Discorso sopra la comparabilità delle misure di rischio", disponibile su Amazon (un posto po' infelice per nascondersi).

E prima che spunti fuori il bimbominkia col suo "ah, ecco! vedi che alla fine era tutto un giro mostruoso per farci comprare il suo libriccino!" si sappia pubblicamente che la casa editrice fu chiarissima: "noi vi pubblichiamo, ma gli incassi sono tutti per nostri, a voi non va nulla: ovo, ciambella, zero); e la nostra risposta fu: "oro ai mercanti, alloro agli eroi, tenetevi le ghiande, lasciateci le ali"; e - a ogni buon conto - una copia pdf del libriccino la invio - gratis - a chiunque me la chieda (regalavo anche le cartacee a cui avevo diritto, ma praticamente le ho finite quasi tutte).

E veniamo al secondo piano: lei parla di un "previo accesso alla biblioteca del canale".

Mi ha richiamato alla memoria un episodio che vide coinvolti il nostro matematico Bruno de Finetti e il (futuro) premio Nobel Solow (quello della teoria della crescita, mi pare di ricordare).

A Solow non pareva vero di poter avere la consulenza matematica di de Finetti, e, insomma, stava lì a tampinarlo, finché de Finetti, a un tratto, lo stoppò: "Mi ascolti: lei è già così intelligente... non le serve l'algebra lineare".

Ecco, tu - chiunque tu sia, umano, IA, o una via di mezzo - più che chiedermi "l'accesso alla biblioteca", dovresti aiutarmi a scriverla, ti pare?

Ad maiora!



Rispondi

Da: Politroll29/08/2026 20:37:55
Bello bello bello, abbiamo unito i puntini, e' uscito quello che doveva uscire.
Rispondi

Da: Dai CHAT!29/08/2026 21:39:44
Aspettiamo nuove puntate!!!!!!!!!!!!!
Rispondi

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Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 21:48:16
Laureato con lode. Preselettiva superata brillantemente, tra i primi cento su una mandria di qualche migliaio di candidati. E non la preselettiva della radice quadrata di 81: quella con le domande tecniche, quelle vere.

Arriva allo scritto.

A metà prova deve andare in bagno e assiste a uno spettacolo inquietante: consiglieri strategicamente dislocati presso gli orinatoi, afflitti da improvvise e selettive prostatiti. Non è chiaro se siano lì per controllare eventuali copiature o per intercettare candidati muniti di smartphone occultati in sedi anatomiche che la prudenza impedisce di specificare.

Lui, naturalmente, non ha barato.

Scrive.

Esce.

Ha la sensazione di aver fatto il compito migliore della sua vita.

Del resto, negli ultimi quattro anni ha fatto venti concorsi: diciotto vinti, uno idoneo, uno non concluso per malattia. Attualmente è già in un ente pubblico. Ma è ambizioso. Vuole crescere. Vuole misurarsi.

Poi arrivano i risultati.

La tripletta mortifera.

Undici, dieci, nove.

Rimane a fissare lo schermo.

Non tanto per il risultato, quanto per l'incompatibilità ontologica fra quel risultato e tutto ciò che gli era stato insegnato dalla vita.

Viene sul forum.

E qui apprende cose interessanti.

Che qualcuno ha fatto parte di commissioni d'esame.

Che con 36 non si è affatto tranquilli all'orale.

Che bisogna puntare al 60.

Che il candidato deve dimostrare rapidità di apprendimento, capacità di sintesi, visione, approccio sistemico, resilienza, leadership cognitiva e probabilmente anche una certa capacità di interpretare il contante come asset narrativo.

Legge.

Rilegge.

E improvvisamente tutto gli appare chiaro.

Devono avergli letto il compito.

E magari il commissario, dopo averne percorso le prime pagine, avrà detto:

«Mah... corretto, sì. Dignitoso, anche. Però... non sento il mood.»

Un altro:

«Manca un po' di punch.»

Un terzo:

«Sì, però non vedo la vision.»

E lì il destino del candidato è segnato.

Perché il nostro Esperto indignato comincia a immaginare il fenomeno umano che ha valutato il suo elaborato.

Magari uno che al liceo è arrivato al diploma male e dopo qualche tentativo, circostanza che gli avrebbe sbarrato la strada anche verso il Viceassistente.

Poi una laurea con un risibile 105 con una tesi sperimentale in lingua originale sui metodi quantitativi per lo sviluppo sostenibile dello sticchio spaccoso, mentre lui, il candidato indignato, ha studiato esattamente le materie oggetto della prova e ci lavora da anni.

E adesso quello deve valutare il suo tema.

Non sulla correttezza.

Non sulla completezza.

Non sulla preparazione.

Ma sul «feeling».

«Il candidato conosce la materia, ma non dimostra sufficiente capacità di trasformare la conoscenza in una narrativa decisionale ad alto impatto.»

«L'elaborato appare tecnicamente corretto, ma non restituisce adeguatamente un approccio olistico e forward-looking.»

«Manca quel quid.»

Il quid.

Naturalmente.

Quello che venti concorsi vinti in quattro anni non hanno saputo insegnargli.

E allora l'Esperto indignato comprende finalmente la vera tragedia.

Non è stato bocciato perché non sapeva.

È stato bocciato perché sapeva nel modo sbagliato.

Altrove, quel compito probabilmente sarebbe stato corretto, valutato e portato avanti senza destare scandalo.

Qui invece gli mancava il mood.

La vision.

Il punch.

Forse anche un touchpoint.

E tuttavia non si arrende.

Ritenterà.

Del resto, avendo ormai vinto concorsi in venti discipline diverse, può tranquillamente cambiare ramo.

Economia? Fatto.

Statistica? Fatto.

Diritto? Fatto.

Informatica? Se serve, due settimane.

Psicologia? Venti quiz e via.

Magari questa volta gli capita una commissione composta da persone che, oltre alla vision, riconoscono ancora la differenza fra un elaborato corretto e una presentazione PowerPoint.

E allora sì.

Con una traccia fattibile, niente cazzari manageriali in commissione e una buona dose di sano culo:

SI-PUO'-FA-RE!
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 21:50:47
Il punto non è il narcisismo patologico, che è soltanto il rivestimento estetico di qualcosa di più interessante: un gigantesco apparato retorico costruito per trasformare l'esperienza personale in legge universale.

Il personaggio parla continuamente di metodo, metriche, standard, probabilità e capitale cognitivo, ma quasi mai dispone dei dati necessari per sostenere le conclusioni che proclama.

Il trucco è sempre lo stesso: parte da un'osservazione banalmente plausibile, la gonfia con terminologia tecnico-filosofica e la riconsegna al lettore come teorema.

"Ho visto funzionare X" diventa "X è il modo razionale di prepararsi"; "io penso che il programma sia comprimibile" diventa "il programma non è vasto"; "io ho una certa esperienza dell'ambiente" diventa "le gerarchie sono mondi anni luce differenti".

È aneddotica vestita da epistemologia.

Persino il celebre argomento delle 259 ore è quasi involontariamente comico: moltiplicare giorni per un'ora non dimostra che un programma complesso sia acquisibile in 259 ore, dimostra soltanto che sa fare una moltiplicazione.

Il salto clandestino avviene dopo: dalle ore contabilizzate passa alla padronanza, dalla padronanza alla memoria, dalla memoria alla probabilità di successo, come se tra queste grandezze non esistessero talento, conoscenze pregresse, qualità dello studio, decadimento mnemonico, variabilità individuale e difficoltà non uniforme degli argomenti.

E la cosa più rivelatrice è che quando l'evidenza empirica contraddice il suo modello, non aggiorna il modello: aggiorna l'interpretazione dell'evidenza.

Se le domande pregresse aiutano, diventano "informazione pericolosa"; se non aiutano, confermano la teoria generale; se qualcuno passa con una strategia diversa, è un superstite; se qualcuno fallisce, evidentemente non aveva applicato correttamente il Suo metodo.

È un sistema teorico quasi perfetto: non può perdere perché ogni risultato viene riclassificato affinché non costituisca una falsificazione.
Anche la distinzione tra profili, ripetuta fino alla nausea, ha qualcosa di metodologicamente sospetto: viene utilizzata non per circoscrivere prudentemente l'inferenza, ma per immunizzare preventivamente qualsiasi controesempio.

E naturalmente il vertice della costruzione è la trasformazione della propria biografia in autorità: prima una bocciatura, poi l'ingresso, poi la retrospettiva secondo cui tutto avrebbe avuto un senso, un metodo, una necessità.

Ma una bocciatura seguita da una vittoria non dimostra che la teoria elaborata dopo la vittoria sia la causa della vittoria.

Dimostra solo un fallimento, il resto è narrazione causale costruita a posteriori.

In fondo, il personaggio non è affatto vittima dell'eccesso di sicurezza: è vittima di qualcosa di più sottile, l'illusione di poter trasformare la propria esperienza in una scienza generale purché la si avvolga abbastanza bene nella parola "metodo".

E più cita bias, metriche, probabilità, neuroscienze e filosofia, più diventa evidente il paradosso: colui che ammonisce gli altri contro le scorciatoie cognitive sembra averne costruita una personalissima, soltanto molto più lunga.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 21:52:23
7:43 âï¿" Risveglio consapevole

Non usa una sveglia: usa un protocollo di risveglio circadiano.
Apre le tende elettriche, controlla il sonno sull'anello smart e guarda per 11 minuti un video di Andrew Huberman senza audio, perché ormai conosce "i concetti fondamentali".

Colazione:
kefir;
tre mirtilli;
crema di mandorle;
una cosa che si chiama functional granola;
caffè filtrato con acqua a 87 ï¿°C.
Non fa colazione.
"Assume micronutrienti."

8:26 âï¿" Primo accesso in smart working
Entra su Teams.
Scrive:
"Buongiorno a tutti, oggi sono un po' tight, ci sentiamo più tardi."

Non specifica mai quando.
Apre contemporaneamente:
Outlook;
Teams;
Excel;
PowerPoint;
Bloomberg;
ChatGPT;
Copilot;
Gemini.

Non produce ancora nulla.

9:05 âï¿" Deep work

Parte il "deep work".
Durata prevista: 90 minuti.
Durata effettiva: 17 minuti.
In sottofondo, a volume bassissimo, scorre una playlist che si intitola:
"80s Italian Nostalgia - Mom's Edition".
È il peggio del peggio degli anni Ottanta, quello che lui, oggi, chiamerebbe probabilmente "memorie sonore fondative".

Passano, in ordine casuale:
Sarà perché ti amo;
Felicità;
Mamma Maria;
Vamos a la playa;
Self Control;
Gloria;
Tarzan Boy;
L'estate sta finendo.

Ogni tanto cambia brano perché:
"Questo mi rompe il focus."
Poi rimette Sarà perché ti amo.

10:02 âï¿" Coffee networking
Esce.
Non per prendere un caffè.
Per fare coffee networking.
Caffè specialty, rigorosamente single origin, accompagnato da un piccolo prodotto da forno che definisce:
"una cosa leggera".
Costa euro 7,80.

Durante il coffee networking registra mentalmente tre insight:
bisogna essere resilienti;
bisogna saper gestire l'incertezza;
il vero capitale è umano.

Li riutilizzerà nella prossima presentazione.

11:17 âï¿" Micro-sessione di "wellness funzionale"
Palestra.
Non dice mai "vado in palestra".
Dice:
"Faccio un po' di strength & mobility."
Fa:
squat;
Bulgarian split squat;
esercizio con elastico;
qualcosa al cavo che non sa esattamente cosa sia;
4 minuti di foam rolling.

Tra un esercizio e l'altro controlla Teams.

Ha una call alle 11:30.
La fa dalla panca inclinata.
Telecamera spenta.

12:14 âï¿" Aperibrunch

Il pranzo non è più pranzo.
È aperibunch.
Un format che consente di mangiare alle 12:14 cose che normalmente si mangerebbero alle 18:45.
Menu:
avocado toast;
hummus;
uova poché;
mini bowl;
salmone;
qualcosa "con il miso";
acqua frizzante servita in bottiglia da 0,75.

A metà pasto:
"Ragazzi, io alle 13 devo staccare che ho un touchpoint."
Non ha nessun touchpoint.
È il modo contemporaneo di dire "devo andare".

13:07 âï¿" Mentoring strategico
Si collega al suo canale YouTube.
Ha notato che una ventisettenne iscrittasi ieri ha commentato:
"Grazie, video utilissimo!"
Per ragioni di "mentorship", le propone una breve videochiamata sul colloquio finale.
La call dura 47 minuti.
Lui parla per 41.

Le spiega:
il linguaggio del corpo;
l'importanza della presenza;
il rapporto tra contenuto e forma;
la necessità di "portare una narrativa";
come non sembrare "troppo preparata".

Poi conclude:
"Mi raccomando, non cercare la risposta perfetta. Cerca di far emergere il tuo thinking."
La ragazza prende 14 pagine di appunti.

Lui si sente utile.

14:08 âï¿" Power nap istituzionale

Non è un pisolino.
È:
"reset cognitivo post-prandiale."
Ventidue minuti.
Si risveglia con un podcast di economia comportamentale in sottofondo.

14:47 âï¿" Cinema analitico

Apre The Wolf of Wall Street.
Lingua originale + sottotitoli inglesi.
Non perché non capisca l'inglese.

Perché:
"È fondamentale cogliere le sfumature del linguaggio manageriale."

Guarda la scena di Jordan Belfort che parla di vendita.
Prende un appunto:
"leadership = energia + narrativa + execution."

Salta le scene che ha già visto 37 volte.

16:19 âï¿" Secondo blocco lavorativo

Finalmente lavora.
Deve preparare una relazione sulle prospettive quinquennali.
Il documento avrà:
67 pagine;
19 grafici;
11 scenari;
4 sensitivity analysis;
3 dashboard;
una matrice di rischio;
un executive summary di 2 pagine.

Il lavoro intellettuale vero è affidato a:
Gemini âï¿' prima strutturazione
Copilot âï¿' Excel e PowerPoint
ChatGPT âï¿' narrativa, sintesi e stress test

Lui svolge la funzione fondamentale di:
supervisione strategica dell'output.
Cioè legge.
Ogni tanto corregge:
"No, qui rendiamolo più incisivo."

18:06 âï¿" Apericena vegana

Contro l'aperibrunch del mezzogiorno, arriva l'apericena vegana.
È molto più sofisticata.
Niente:
"spritz e patatine".

Qui ci sono:
kombucha;
ceci croccanti;
babaganoush;
chips di cavolo nero;
olive fermentate;
"formaggio" di anacardi;
tre micro-polpette di qualcosa;
una salsa verde che nessuno identifica.

La cosa più importante è che l'apericena viene presentata come:
"un momento di decompressione relazionale."

19:34 âï¿" Skincare? No.

Lui non fa skincare.
Fa:
"recovery protocol."
Doccia tiepida.
Crema viso.
Siero.
Maschera LED.
Rullo di quarzo.
Una cosa per il contorno occhi.
Un'altra cosa che serve a "supportare la barriera cutanea".
Non sa cosa sia la barriera cutanea.
Ma sa che va supportata.

20:11 âï¿" Walk & talk

Passeggiata telefonica.
Chiama un ex collega.
Conversazione:
"Io ormai sono molto più orientato alla qualità della vita."
Pausa.
"Il tema non è quanto lavori. È come distribuisci il tuo capitale energetico."
Questa frase gli piace moltissimo.
La annota.
Potrebbe diventare il titolo del prossimo video.

21:03 âï¿" Secondo film
Ritorna al cinema.
Stasera:
Margin Call.
Sempre lingua originale.
Sempre sottotitoli inglesi.

Ogni tanto mette pausa per spiegare alla moglie:
"Questa scena è molto interessante perché anticipa il problema di governance."

La moglie non risponde.

22:48 âï¿" Executive reflection

Apre Notion.
Scrive tre cose:

What went well
What could be improved
Key learnings

Fra i key learnings:
"Delegare meglio."

Non ha delegato nulla.
Ha fatto fare tutto alle AI.

23:06 âï¿" Controllo del mercato dell'attenzione

Controlla:
visualizzazioni YouTube;
nuovi iscritti;
LinkedIn;
WhatsApp;
Telegram.

+17 iscritti.

Sorride.
C'è una nuova iscritta di 28 anni.

23:19 âï¿" Il grande gesto manageriale
Invia la relazione quinquennale.

Oggetto:
"First draft - strategic outlook & forward-looking considerations"

Nel corpo:
"Sharing for a first high-level alignment."
Il documento è stato prodotto per circa il 78% da tre modelli linguistici.
Lui ha modificato 14 parole.
Tra queste:
"significativo" âï¿' "rilevante".

23:37 âï¿" Ultimo rituale
Prima di dormire guarda per l'ennesima volta il video in cui racconta la propria storia:
autodidatta âï¿' fallimento âï¿' analisi âï¿' metodo âï¿' successo.

Chiude il computer.
Poi lo riapre.
Gli è venuta un'idea.

23:51 âï¿" Insight finale

Scrive sul telefono:
"Forse il problema non è quanto sappiamo. È la nostra capacità di trasformare l'informazione in capitale decisionale."
Sorride.
È perfetta.
Domani potrebbe diventare una slide.

Poi finalmente va a dormire, dopo aver messo il telefono in modalità sonno intelligente, perché bisogna proteggere il recupero cognitivo.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 21:56:02
L'assistente è il grande equivoco del concorso.

Ha una laurea triennale.

Non serve un voto minimo.

Quindi non è l'eroe da 105 dell'area Esperti, ma nemmeno il reduce del diploma a pieni voti che punta al Vice assistente.

È semplicemente abbastanza laureato da poter partecipare e abbastanza operativo da finire, con ogni probabilità, nella stessa palude.

Il bando dice che supporterà attività di analisi, progetti, supervisione, tutela della clientela, antiriciclaggio, ricerca economica e gestione amministrativa.

La parola decisiva è: supporto.

Non analizza.

Supporta chi analizza.

Non supervisiona.

Supporta chi supervisiona.

Non fa ricerca.

Supporta chi ricerca.

Più che lavorare supporta.

Il candidato ideale

Ha studiato tre anni.

Forse quattro, perché c'è stato un passaggio.

Ha una laurea con un voto rispettabile.

Non abbastanza per vantarsene.

Abbastanza per non doverlo spiegare.

Alla preselettiva gli hanno chiesto:

"Se x² = 49, quanto vale x?"

Ha risposto bene, è passato.

Da quel momento l'istituzione sa ufficialmente che possiede una
risorsa capace di affrontare problemi matematici di una certa complessità.

Nel dubbio, non gli chiedere la radice quadrata di 81.

Potrebbe essere materia da Esperti.

La preselettiva gli ha lasciato una convinzione

Che il concorso sia soprattutto una questione di allenamento.

Banca dati.

Quiz.

Tempo.

Percentuale.

Errori.

Ripetizione.

Ha imparato a riconoscere:

la risposta evidentemente sbagliata;

la risposta quasi giusta;

la risposta giusta ma formulata male.

È una forma particolare di sapere.

Non propriamente conoscenza.

Poi arriva il programma

Ed ecco:

ICAAP.

ILAAP.

SREP.

AML.

CFT.

KYC.

CRR.

CRD.

MREL.

TLAC.

EBA.

ESMA.

BCE.

SSM.

SRM.

E naturalmente altri acronimi che possono richiamare una disciplina, un'autorità, un processo oppure un mal di testa.

Il candidato li studia tutti.

Non perché sappia cosa farà.

Perché potrebbero chiederli.

Possono chiedere tutto.

Anzi, per sicurezza, meglio studiare anche:

ICAAP rispetto a ILAAP;

ILAAP rispetto a SREP;

SREP rispetto a SRM;

SRM rispetto a SSM;

SSM rispetto a BCE;

BCE rispetto a quello che realmente dovrai fare.

Perché questa è la grande promessa della preparazione concorsuale:
più acronimi impari, più ti senti lontano dal contante.

Perché questa è la vera comicità dell'Assistente

L'Esperto studia la banca per capire come funziona.

L'Assistente studia la banca per sapere cosa potrebbero chiedergli
sulla banca.

Sono due attività completamente diverse.

Uno studia il processo.

L'altro studia l'acronimo del processo.

Uno potrebbe doverlo applicare.

L'altro potrebbe doverlo riconoscere fra quattro opzioni.

Il grande equivoco del contante:

il bando dell'Assistente parla di supporto alle strutture.

Quello del Vice assistente è più sincero: trattamento del contante.

Ma l'Assistente non deve sentirsi troppo distante.

Perché nelle Filiali il contante è democratico.

Non guarda il titolo di studio.

Non chiede il voto di laurea.

Non conosce ICAAP.

Una banconota è:

nuova;

usurata;

sospetta;

falsa;

deteriorata;

da ritirare;

da separare;

da contare;

da ricontare perché il conto non torna.

Il pezzo di carta non sa che hai una triennale.

E soprattutto non sa che hai studiato 86 pagine di Basilea.

Il destino.

Poi arriverà l'assunzione.

Ti assegnano alla struttura.

Ti spiegano i compiti.

Ti fanno vedere la procedura.

Ti indicano la cassa.

E qualcuno dice:

"Tranquillo, all'inizio ti facciamo vedere noi."

L'Assistente guarda la banconota.

La gira.

La rigira.

Controlla.

Conta.

Riconta.

"E' buona?"

"Non lo so, chiamiamo il vice assistente"
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 21:57:38
Non lavora semplicemente in Banca.

Ha capito la Banca.

E soprattutto ha capito perché gli altri vi lavorano.

Il manager parla di capitale energetico.

L'operativo cerca una scrivania, un badge e soprattutto di smettere di ricominciare.

L'assistente studia ICAAP, ILAAP, SREP, MREL, TLAC per scoprire, un giorno, cosa dovrà effettivamente fare.

Il Guru osserva tutti e trova la variabile nascosta: la rapidità di apprendimento.

È questa che la media armonica dovrebbe misurare.

Non importa che non serva a nulla nel lavoro.

Anzi.

È proprio questo il punto.

Se uno sa fare la media armonica ma non gli servirà mai, abbiamo finalmente isolato la qualità che conta davvero: la capacità di imparare qualcosa che non servirà mai, perché domani potrebbe servire imparare qualcos'altro.

È una forma superiore di preparazione.

Il giovane candidato pensa di studiare per passare il concorso.

Il viceassistente pensa di studiare per non tornare precario.

L'assistente pensa di studiare per riconoscere ICAAP da ILAAP.

L'Esperto pensa di studiare per capire come funziona la banca.

Il Guru ha superato tutto questo.

Studia per dimostrare di essere uno che sa imparare.

E qui finalmente comprendiamo anche l'adolescenza.

A sedici anni alcuni erano già immersi nella grande dialettica esistenziale di calcio, sesso e tutto il resto nel cesso.

Gli altri: pippe e gazzosa.

Non avevano ancora capito nulla.

Fortunatamente c'era tempo.

Perché poi arrivano la media armonica, il concorso, la Banca, la RAL, il welfare, la CSR, gli acronimi, il contante, le relazioni al Direttorio.
È qui che le fenomenologie emergono.

Il manager trasforma ogni esperienza in una slide.

L'assistente trasforma ogni acronimo in una competenza.

Il viceassistente trasforma la carriera in una richiesta di stabilità.

Il Guru trasforma una media armonica in una teoria dell'uomo.

E finalmente la Banca appare per quello che è:

una grande macchina filosofica nella quale si entra sapendo poco, si imparano cose che non c'entrano con quelle che si faranno, si viene ricompensati per la propria capacità di impararne altre, e alla fine si scopre che la vita è sofferenza, ma alcune sofferenze hanno una RAL migliore di altre.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:03:37
Il talento manageriale parte dal risveglio alle 7:43.

Il viceassistente parte molto prima.

Parte idealmente dal 1989.

Ha conseguito il diploma quando ancora il voto era espresso in sessantesimi. Sul curriculum campeggia:

Diploma di maturità âï¿" 60/60

Oggi quel 60/60 è diventato una curiosità archeologica.

Accanto, al concorso, c'è il ventenne:
100/100 âï¿" 2024,  ancora ben lontano dal nascere quando l'altro si diplomava

2. Il candidato-tipo

Ha quasi quarant'anni.

O quarantanove, ma sostiene di averne quarantacinque "come energia".

Ha lavorato:

in una ASL;

in un comune;

in una provincia;

in una partecipata;

in una società in house;

per una cooperativa che lavorava per una pubblica amministrazione;
in un archivio;

in un front office.

Ha accumulato esperienza.

Non necessariamente carriera.

Sa:

trovare una pratica;

capire quale collega bisogna chiamare;

distinguere una richiesta seria da una richiesta assurda;

capire quando il dirigente è in riunione davvero e quando non vuole essere disturbato;

usare un gestionale vecchio;

convivere con una stampante che funziona solo se la si spegne e riaccende;

riconoscere una pratica destinata a tornare indietro.

Il curriculum dice "esperienza amministrativa".

La vita dice:

"sa come funzionano gli uffici."

3. 8:12 âï¿" Risveglio senza protocollo circadiano

Nessun anello smart.

Nessun Huberman.

Nessun protocollo.

La prima attività della giornata consiste nel controllare il telefono per vedere se è arrivato:

"Sono uscite le graduatorie"

Non sono uscite.

Controlla comunque.

Poi guarda WhatsApp.

C'è il gruppo:

CONCORSO VICEASSISTENTI âï¿" SOLO INFO

Ha 186 messaggi non letti.

La maggior parte è costituita da:

"Secondo voi?"

"Qualcuno sa?"

"Ragazzi maâï¿ï¿"

"Scusate la domanda forse stupidaâï¿ï¿"

"Ho letto sul bando cheâï¿ï¿"

Legge tutto.

Non interviene.

Ha già visto questo film.

4. 8:47 âï¿" Il rituale del diploma

Apre il PDF del vecchio diploma.

Non perché serva.

Perché gli dà sicurezza.

60/60.

Lo guarda.

Poi pensa al titolo del giovane candidato che ha preso 100.

Per un momento pensa:

"Eh, ma ai miei tempiâï¿ï¿"

5. 9:35 âï¿" Preparazione allo scritto

Il talento manageriale apre contemporaneamente Outlook, Teams, Bloomberg, Excel, PowerPoint, Gemini, Copilot e ChatGPT.

Il viceassistente apre:

Simone;

una banca dati;

un PDF stampato;

una penna;

una bottiglietta d'acqua.

Poi apre Facebook.

Poi richiude Facebook.

Poi riapre la banca dati.

La preparazione è caratterizzata da una domanda fondamentale:
"Ma queste cose le chiedono davvero?"

Non:

"Quanto è profonda la teoria?"

Ma:

"Quanto serve sapere per passare?"

6. 10:22 âï¿" La scoperta dell'economia

Legge:

"La moneta svolge funzione di mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore."

Si ferma.

Rilegge.

Poi pensa:

"Questa me la devo ricordare bene."

È una frase semplicissima.

Ma nel concorso diventa improvvisamente una questione di vita.

Perché il candidato non deve soltanto sapere a cosa serve la moneta.

Deve sapere che la risposta corretta è quella formulazione.

E quindi impara una cosa fondamentale del concorso:
non basta sapere una cosa. Bisogna sapere come si chiama quella cosa.

7. 11:14 âï¿" La media armonica

Arriva la media armonica.

Il candidato ha una relazione complicata con la matematica.

Non la odia.

La rispetta.

È una materia con la quale ha avuto un rapporto discontinuo dal 1992.

Legge la formula.

La guarda.

La ricopia.

La guarda di nuovo.

Poi pensa:

"Ma nella vita quando mai mi servirà?"

Non sa ancora che, all'orale, qualcuno potrebbe chiederglielo.

E questa è la cosa più bella del concorso:

la matematica ritorna dopo trent'anni per vendicarsi.

8. 12:03 âï¿" Il contratto di affitto

Studia la locazione.

Qui si sente più a suo agio.

Ha avuto una casa in affitto.

Ha conosciuto un proprietario.

Ha pagato una cauzione.

Sa che esiste una disdetta.

Per la prima volta sente che il diritto non è completamente astratto.

Poi scopre che l'esaminatore vuole anche:

obblighi del locatore e del conduttore;

durata;

recesso;

disciplina generale.

Il candidato pensa:

"Ma io ho affittato casa per quindici anni."

Il diritto risponde:

"Sì, ma non così."

9. 13:16 âï¿" Pranzo

Niente aperibrunch.

Panino.

O pasta preparata la sera prima.

Possibilmente nello stesso contenitore che ha usato per anni.

Nel frattempo controlla il telefono.

Nuovo messaggio:

"Ragazzi hanno pubblicato qualcosa?"

No.

Uno risponde:

"Credo di no."

Un altro:

"Sul sito non vedo niente."

Un terzo:

"Aspettiamo."

Il gruppo continua per altri 73 messaggi.

10. 14:08 âï¿" La carriera precedente

Il talento operativo ripensa ai lavori precedenti.

Contratto.

Proroga.

Rinnovo.

Nuovo contratto.

Nuova graduatoria.

Nuova cooperativa.

Nuova amministrazione.

Nuovo stipendio.

Sempre quella sensazione:

"Ancora un po' e poi si sistema."

Sono passati quindici anni.

Ed è per questo che il concorso diventa improvvisamente importantissimo.

11. 15:31 âï¿" Il 14/60

Ogni tanto qualcuno racconta:

"Uno ha passato lo scritto con 14."

La cifra circola come una leggenda.

14/60.

Non è un voto basso.

È quasi una dichiarazione di resa.

Ventitré virgola tre per cento del punteggio disponibile.

In una prova multidisciplinare significa che la preparazione è stata, per usare un termine tecnico, polimatericamente insufficiente.

Non ha fallito una materia.

Ha instaurato rapporti diplomatici difficili con tutte.

Eppure:

è arrivato all'orale.

Il candidato medio ascolta questa storia con una miscela di orrore e speranza.

"Ma come è possibile?"

Poi arriva la seconda parte:

"All'orale l'hanno promosso."

Silenzio.

A quel punto il concorso smette di essere un esame.

Diventa una comunicazione aziendale:

"La struttura ha bisogno di personale."

12. 16:44 âï¿" La scoperta della vera missione

Il candidato comprende finalmente la filosofia del concorso.

Non stanno cercando un visionario.

Non stanno cercando un leader.

Non stanno cercando un esperto di strategia.

Stanno cercando qualcuno che:

gestisca il contante;

protocolli;

risponda al telefono;

faccia copie;

gestisca reclami;

rilasci certificazioni;

riconosca una banconota sospetta;

separi quelle deteriorate;

faccia funzionare la parte materiale dell'organizzazione.

In altre parole:

qualcuno deve pur farlo.

E proprio perché nessuno si sogna di farlo, bisogna costruire un concorso per trovare qualcuno disposto a farlo.

13. 17:18 âï¿" Il colloquio con se stesso

"Ma davvero vuoi iniziare come viceassistente?"

La domanda è più cattiva di quanto sembri.

Perché il candidato è magari sulla quarantina.

Non sta "iniziando".

Sta ricominciando.

Ed è una differenza enorme.

Il giovane può dire:

"È il mio primo posto."

Il quarantenne dice:

"Spero che sia il posto che mi permette di smettere di ricominciare."

14. 18:02 âï¿" Il contante

Ed eccolo finalmente.

Il contante.

Il candidato che ha superato:

disequazioni;

media armonica;

contratto di locazione;

funzione della moneta;

si trova davanti alla vera materia:

banconote.

Nuove.

Usurate.

False.

Sospette.

Piegate.

Strappate.

Da separare.

Da contare.

Da ricontare.

È la cosa più concreta possibile.

Dopo anni di concorsi, manuali e banche dati, il sapere diventa:
questa banconota va bene o no?

15. 20:14 âï¿" Il confronto con il manager

Il manager della fenomenologia precedente termina la giornata chiedendosi:

"Come trasformare l'informazione in capitale decisionale?"

Il viceassistente termina la giornata chiedendosi:

"Domani chi c'è al centralino?"

Sono due mondi completamente diversi.

17.   22:17 âï¿" Il prestigio

Finalmente comprende il vantaggio.

Non sarà probabilmente protagonista di nessuna conferenza.

Non farà "strategic outlook".

Non parlerà di "capitale energetico".

Non avrà una slide intitolata: Key Learnings.

Ma quando dirà:

"Lavoro in Banca"

la frase funzionerà.

Non vuole diventare CEO.

Non vuole fare personal branding.

Non vuole costruire una community.

Non vuole trasformare ogni esperienza in contenuto.

Vuole una cosa molto più difficile da vendere su LinkedIn: stabilità.

Uno stipendio regolare.

Un posto fisso.

Una sede.

Una scrivania.

Un badge
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:06:38
Non è un profilo professionale.

Non è una categoria concorsuale.

Non è nemmeno, tecnicamente, un caso umano.

È quello che ha capito tutto il meccanismo e ha deciso di non prendervi parte.

1. Il curriculum

Ha il diploma a pieni voti.

La laurea a pieni voti.

Forse un master.

Ha già lavorato come funzionario.

Ha esperienza.

Ha ambizione.

Ha anche partecipato al concorso da Viceassistente.

Lo ha vinto.

Poi gli hanno assegnato Sondrio.

È originario del Sud.

Ha rinunciato.

Il concorso successivo era quello da Esperto.

Ha superato la preselettiva.

Poi ha scoperto che doveva competere con circa 800 persone, tra cui 48 futuri magistrati, 26 futuri notai, 289 avvocati, 320 professori universitari di materie giuridiche, 78 dei quali con dottorato all'estero e pubblicazioni su venti riviste.

E due futuri premi Nobel.

Ha fatto uno scritto dignitoso.

Ma non abbastanza significativo.

Non si è stagliato.

Non è stato ammesso all'orale.

A quel punto ha valutato l'Assistente.

Ha fatto i conti.

Circa 198 euro netti in più al mese rispetto al Viceassistente.

Ha chiuso la pratica.

2. La scoperta del forum

Poi ha trovato il forum.

Ed è successo qualcosa.

Per la prima volta ha incontrato centinaia di persone che gli
assomigliavano abbastanza da essere interessanti e abbastanza diverse da essere divertenti.

Così ha iniziato a scrivere.

Non necessariamente per trollare.

Questo è il punto.

A volte scrive cose utilissime.

Per esempio:
"Ragazzi, ma con 3,4 milioni nominali di bonds eurogovernativi come funziona il conflitto di interessi?"

3. Il contributo alla comunità

Poi consiglia di studiare.

Manuali.

Dispense.

Decisioni del Direttorio.

E anche la rassegna stampa.

"Il Sole 24 Ore in primis."

Sembra il candidato modello.

Poi, per sostenere l'importanza dell'aggiornamento su economia e società, posta un articolo sulle lucciole.

Nessuno capisce.

Lui neppure.

Ma ormai il messaggio è partito.

4. Il servizio orientamento

Comincia anche a segnalare concorsi alternativi.

"Questo è più semplice."

"Questo paga di più."

"Questo ha una prova orale di quaranta minuti."

"Questo ha una RAL di 79k."

"Questo è vicino casa."

Il forum ringrazia.

Il Troll non capisce perché.

Lui voleva soltanto dimostrare che, in fondo, si può essere pagati molto anche senza passare da qui.

5. Le identità

A volte entra con un nick.

A volte con un altro.

A volte risponde seriamente.

A volte fa una domanda assurda.

A volte corregge un dettaglio.

A volte dà un'informazione che nessuno aveva.

A volte scrive una cosa così precisa che sembra sapere già come
andrà a finire.

E quando qualcuno gli chiede:

"Ma tu come fai a saperlo?"

risponde:

"Esperienza."

Non specifica quale.

6. L'incontro con il Guru

Poi arriva il Guru.

E qui il Troll si ferma.

Perché il Guru parla di rapidità di apprendimento.

Il Troll capisce immediatamente.

Non perché sia d'accordo.

Perché ha già imparato come funziona il Guru.

Questa è la sua vera specializzazione:

imparare abbastanza velocemente una persona da poterla imitare.

7. La grande evoluzione

A quel punto il Troll non deve più inventare nulla.

Gli basta aspettare.

Uno chiede se Palermo sia una buona sede.

Un altro domanda il punteggio minimo.

Un altro vuole sapere se il 60/60 sia compatibile con l'età.

Il Troll prende nota.

8. Il quinto elemento

Il Troll è quindi il primo che non cerca di diventare qualcosa.

Vuole soltanto vedere cosa succede.

Ha studiato abbastanza da capire il concorso.

Ha lavorato abbastanza da capire il lavoro.

Ha perso abbastanza da capire i candidati.

E ha vinto abbastanza da poter fare il superiore.

Poi ha perso abbastanza da non esserlo davvero.

È questa la combinazione perfetta.

Perché il Troll conosce tutti i tipi umani.

Non per osservarli.

Perché, prima o poi, è stato tutti loro.

E adesso che ha finalmente trovato il posto dove può esercitare la
sua vera vocazione, non gli serve più un badge.

Gli basta un nickname.

E una domanda apparentemente innocente.

"Scusate, ma secondo voi..."

Da lì in poi, può succedere qualsiasi cosa.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:11:57
Le nuove evidenze impongono una correzione radicale.

Il talento è ciucco 7/24. Non necessariamente sbronzo fradicio a ogni ora: più precisamente, vive in quello stato di permanente ebbrezza etilica che gli consente di enunciare verità apodittiche con la sicurezza del guru, mentre la dizione sembra aver dichiarato guerra alle vocali.

Tutto comincia quindici anni fa, quando, dovendo fare un discorso in inglese davanti a un pubblico anglofono, si scola una bottiglia di barbera "per rilassarsi".

Funziona.

Da allora la metodologia è consolidata.

"A scuola ce lo dicevano: le cose le devi sapere bene, devi saperle ripetere anche da ubriaco. E l'inglese? Due regolette in croceâï¿ï¿ per parlare basta avvinazzarsi."

Eccola, dunque, la giornata tipo.

7:43 âï¿" Risveglio consapevole

Protocollo circadiano. Anello smart. Video di Huberman senza audio. Kefir, mirtilli, functional granola.

Poi un bicchiere del cocktail dei campioni:  Etna Sunrise Executive Edition.

Non è ancora ubriaco.

È solo strategicamente compromesso.

8:26 âï¿" Primo accesso in smart working
Teams: "Buongiorno a tutti, oggi sono un po' tight&high, ci sentiamo più tardi."

Apre Outlook, Teams, Excel, PowerPoint, Bloomberg, ChatGPT, Copilot, Gemini, Mininterno e una bottiglia di Pampero.

9:05 âï¿" Deep work

Il deep work dura diciassette minuti.

Poi parte col Vucciria Mix, una roba torbida con agrumi, bitter, gin, vermouth e una componente non meglio identificata.

Lui fissa lo schermo e pronuncia, leggermente biascicando:
"Il tema vero è che dobbiamo uscire dalla logica funzionaleâï¿ï¿"
Pausa "âï¿ï¿e andare verso una logica più olistica."

Silenzio. "Questa è importante."

Nessuno sa cosa significhi.

Nemmeno lui.

10:02 âï¿" Marsala networking

Il coffee networking si è evoluto.

Adesso è Marsala networking: Marsala corretto con caffè, servito in tazza grande.

"Il vero capitale è umanoâï¿ï¿" Sorso."âï¿ï¿ma il punto è la resilienza."Altro sorso.

Annota tutto mentalmente per la prossima presentazione.
11:17 âï¿" Strength & mobility

Palestra.

Squat; Bulgarian split squat; elastico; inciampa sul cavo.

11:30 call dalla panca.

Telecamera spenta.

11:32 cade dalla panca.

A un certo punto:

"Sorry guys, un secondo."

Rumore di cubetti di ghiaccio.

"Ok, I'm back."

12:14 âï¿" Aperibrunch

Avocado toast, hummus, uova poché, salmone, miso.

Sul tavolo compare il Cornutazzu Novello, cocktail color ambra, servito in un bicchiere enorme con scorza di foglia di fico d'india.

"È molto territoriale."

Lui lo sorseggia e annuisce.

"Questo è il punto: identità e contemporaneità."

Poi guarda lo smartwatch, che si è fatto personalizzare con
un'incisione: "Bankit. I love it".

"Ragazzi, io alle 13 devo staccare che ho un touchpoint."

Non esiste nessun touchpoint.

È soltanto una maniera elegante per dire che deve cambiare stanza e possibilmente bicchiere.

13:07 âï¿" Mentoring strategico

Il canale YouTube è formalmente dedicato al mentoring.

Leadership.Carriera.Personal branding.Soft skill.

Il talento ha ormai sviluppato una strategia multicanale, multimediale e pervasiva: YouTube, LinkedIn, WhatsApp, Telegram, Mininterno. Se ne sono accorti anche sul lavoro. Sulla sua scheda personale è annotato:  cazzaro manageriale, profondamente solo e irritante, ha trovato tuttavia una soluzione: trasformare tutto questo in audience.

Una ventisettenne commenta:

"Grazie, video utilissimo!"

Lui le propone una breve call "sul colloquio finale".

Dura 47 minuti.Lui parla per 41.

"Devi portare una narrativaâï¿ï¿"

"Non devi cercare la risposta perfettaâï¿ï¿"

"Devi far emergere il tuo thinkingâï¿ï¿"

A thinking segue una lieve deviazione consonantica.

La ragazza prende quattordici pagine di appunti.

Lui si sente utile.

È difficile stabilire se abbia trasmesso competenze o semplicemente cercato di rimorchiare una che ha la metà dei suoi anni.

Un altro sorso e devia per la tangente, come al solito: "Prendendo, per esempio, il teorema di Shapiro-Nash-Riemann sulle equazioni differenziali topologiche qualche sprovveduto potrebbe chiedersi: "Sì, ma nella vita reale, a cosa serve?" Ebbene, io lo applico ogni trimestre alla riconciliazione del saldo del conto corrente. E ti assicuro che funziona. E rende un sacco di soldi."

E infine, sentendo l'euforia avanzare, inizia a canticchiare il suo cavallo di battaglia, già proposto più volte come sigla nella piattaforma social: un melenso polpettone sanremese del '79. La ragazza osserva: "ah, ricordo, la cantava mia nonna in cucina quando preparava il minestrone. Mi sono sempre chiesta come certe idiozie potessero piacere alla gente". Silenzio.

14:08 âï¿" Reset cognitivo

Ventidue minuti di power nap.

In realtà è un sonno etilico turbato.

Si addormenta profondamente e si sveglia mezz'ora dopo, perché aveva impostato la sveglia proprio per il punto successivo della giornata: il cinema.

Apre gli occhi.Non capisce dove sia.

14:47 âï¿" Cinema analitico

Oggi Wall Street.

Il talento mette pausa.

"Vedi qui?"

La moglie guarda lo schermo.

"Cosa?"

"Michael Douglas."

"Sì."

"Non hai mai notato come interpreti due personaggi?"

La moglie lo guarda.

Poi guarda lui.A quel punto capisce.

È lui che, ormai già dal primo pomeriggio, ci vede doppio.

Sospira.

Il talento prende appunti:

"Leadership = energia + narrativa + execution."

Poi aggiunge:

"Percezione = realtà."

Gli sembra geniale.

16:19 âï¿" Secondo blocco lavorativo

Deve preparare la relazione quinquennale.

Gemini struttura.

Copilot produce grafici.

ChatGPT scrive narrativa e sintesi.

Lui supervisiona.

Ogni tanto interviene:

"No, qui rendiamolo più incisivo."

Poi:

"Questo è troppo assertivo."

Poi:

"Qui facciamo qualcosa di più disruptive."

Il lavoro vero lo fanno le macchine.

Il talento svolge la funzione più delicata:
legge.

18:06 âï¿" Apericena vegana
Kombucha, babaganoush, ceci croccanti, chips di cavolo nero, formaggio di anacardi.

E arriva il Tenute del Padrino di Catania, DOCGP, una denominazione che non esiste ma che lui pronuncia con tale autorevolezza da rendere inutile qualsiasi verifica.

"Questo ha una struttura molto importante."

Biascica.

"Molto importante."

Nessuno sa più se stia descrivendo il drink o sé stesso.
19:34 âï¿" Recovery protocol

Doccia.

Siero.

Maschera LED.

Rullo di quarzo.

Barriera cutanea.

Poi reidratazione.

Con sangria.

"Flavonoidi della frutta."

Sorso.

"Antios*******nti."

Sorso.

"Fa bene alla pelle."

20:11 âï¿" Walk & talk

Chiama un ex collega.

"Ormai sono molto più orientato alla qualità della vitaâï¿ï¿"

Cammina.

Sbandicchia.

Fa slalom tra i lampioni.

"Il tema è come distribuisci il capitale energeticoâï¿ï¿"

Entra nel portone.

Sale sull'ascensore.

Le porte si chiudono.

La cravatta rimane incastrata.

Dopo alcuni secondi riesce a liberarsi.

"Questo è un esempio perfetto di execution failure."

Scende.

Entra nell'appartamento.

Si guarda intorno.

Silenzio.

Non riconosce niente.

Apre una porta.

Cucina sconosciuta.

Un cane lo guarda.

Lui richiude.

Torna nel portone.

Rilegge il numero civico.

Ha sbagliato palazzo.

21:03 âï¿" Decompressione finale

Niente secondo film.

A quest'ora il talento non guarda più contenuti.

Li produce.

Registra un breve video per il canale:

"Tre cose che ho imparato oggi sulla leadership."

Prima cosa:

"Non devi controllare tutto."

Seconda:

"Tuttavia non sempre puoi fidarti del mood"

Terza:

"Devi sapere quando lasciarti andare ma anche dove andare."

Si interrompe.

"Questa ultima è fortissima."

La registra di nuovo.

Nel frattempo controlla YouTube, LinkedIn, WhatsApp, Telegram e Mininterno.

Nuova iscritta.

28 anni.

Sorride.

23:19 âï¿" Il grande gesto manageriale

Approfittando dello stato di sufficiente lucidità dati i 36 minuti trascorsi dall'ultimo bicchiere, invia la relazione quinquennale.

Oggetto:

First draft, strategic outlook & forward-looking considerations

Il documento è stato prodotto per il 78% da tre modelli linguistici.

Lui ha cambiato quattordici parole.

Tra queste:

"significativo" in "rilevante".

Preme invio.

Si appoggia allo schienale.

"Delegation."

Lo pronuncia lentamente, con una pronuncia inglese ormai tutta sua.
23:51 âï¿" Insight finale

Scrive sul telefono:

"Forse il problema non è quanto sappiamo. È la nostra capacità di trasformare l'informazione in capitale decisionale."

È perfetta.

Domani potrebbe diventare una slide.

Poi, l'ultimo goccio rimasto di Pampero e finalmente a dormire.

Nell'angolo letto del suo downtown open-space micro-living (monolocale in affitto da 1.500 euro al mese), campeggia la gigantografia del suo idolo.

La guarda un'ultima volta.

Con la dizione ormai definitivamente compromessa:
"Whatever it takesâï¿ï¿ purché si possa bere."

E crolla.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:16:25
E finalmente arriviamo alla seconda categoria di Viceassistente.

Perché, a ben vedere, fra i vincitori del concorso per Viceassistenti esiste una sottocategoria particolarmente interessante.

Il Viceassistente d'élite.

Non è quello che ha passato lo scritto con 14/60.

Non è quello che ha studiato per quindici anni per trovare finalmente una sistemazione.

È quello che, in teoria, non avrebbe alcun motivo di essere lì.

1. Il curriculum

Ha 24 anni.

Diploma a pieni voti.

Laurea triennale in Ingegneria Gestionale.

Magistrale conseguita a 22 anni in:

Econometria teorica e finanza quantitativa dei mercati internazionali.

Non è chiarissimo cosa significhi.

È chiarissimo che sia molto difficile.

Segue un dottorato a Cambridge in:

Modelli stocastici non lineari per la stabilità sistemica delle reti finanziarie globali.

Attualmente è docente a contratto alla Sorbona.

Fa avanti e indietro con Parigi.

Non gli piace molto.

Non Parigi.

L'aereo.

2. La scelta professionale

A questo punto una persona normale si aspetterebbe:

concorso da Esperto.

Forse Assistente.

Magari un PhD position.

Lui invece:

Viceassistente.

Perché?

La risposta è disarmante.

"Mah, sono abbastanza timido."

Pausa.

"E poi è il mio primo concorso."

Seconda pausa.

"Non ho mai praticamente lavorato in modo stabile."

Gli sembra più prudente iniziare dal basso.

3. Lo scritto

Allo scritto vede una domanda.

La legge.

Risponde.

Seconda domanda.

Risponde.

Terza.

Risponde.

Dopo circa diciotto minuti ha finito.

Gli rimane un'ora.

Rilegge tutto.

Controlla le domande dubbie.

In una è indeciso fra B e D.

Sceglie D.

Poi corregge B.

Poi torna su D.

Alla fine lascia D.

È l'unico momento della prova in cui ha avuto un vero conflitto
interiore.

4. Lo scritto

Il punteggio minimo è 14/60.

Il candidato medio vede il 14 e pensa:

"Si può fare."

Lui prende 48/60.

Non 60.

Perché?

Diritto amministrativo.

Su alcune sottigliezze è meno sicuro.

Non gli piace il diritto amministrativo.

Non perché non lo capisca.

Perché gli sembra poco elegante.

"Ci sono troppe eccezioni."

Ha passato anni a lavorare su sistemi matematici nei quali le
eccezioni, quando compaiono, vengono normalmente considerate un problema del modello.

Qui invece sono il modello.

Perde qualche punto.

Esce dalla prova.

Un candidato gli chiede:

"Com'è andata?"

Lui:

"Credo bene."

"Quanto pensi di aver fatto?"

"Non saprei."

Ha già ricostruito mentalmente 57 risposte.

Ne ha sbagliate almeno due.

Su una delle due non è ancora completamente convinto.

5. L'orale

All'orale la commissione decide di non facilitargli la vita.

Parte bene.

Economia.

Nessun problema.

Matematica.

Nessun problema.

Contante.

Gli mostrano una banconota.

La osserva.

La gira.

La guarda controluce.

Risponde correttamente.

Poi diritto amministrativo.

Arriva l'articolo 14-quater, comma 2, come novellato dall'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 127 del 2016.

Il candidato si ferma.

Non perché non conosca la disposizione.

Perché deve ricostruire la formulazione precisa della novella.

La commissione attende.

Lui pensa.

Ricorda.

Espone.

Corretta.

Ma non perfetta.

C'è un'incertezza nell'esposizione ragionata.

Il presidente prende nota.

Il candidato lo vede.

Per la prima volta nella sua vita comprende che una virgola può avere conseguenze statisticamente significative.

6. Informatica

Qui arriva il vero problema.

Non perché non sappia usare il computer.

Lo usa da quando aveva sei anni.

Il problema è che il programma non chiede di usare il computer.

Chiede di conoscerlo.

La commissione domanda:

"Descriva la differenza tra socket, package, pin e contatti elettrici
della CPU."

Silenzio.

Il candidato pensa:

"Va bene."

Parte.

Poi arriva la domanda:

"Cosa succede se un singolo contatto è danneggiato?"

Risponde.

La commissione annuisce.

Seconda domanda:

"Indichi i principali connettori della scheda madre e la loro funzione."

Qui va meglio.

Terza:

"Differenza tra chipset, controller integrati nella CPU e controller presenti sulla scheda madre."

Il candidato si illumina.

Finalmente qualcosa che assomiglia a un sistema.

Spiega correttamente.

Alla fine:

Voto:

53/60.

Non 60.

Uno dei commissari gli dice:

"Comunque una buona prova."

Lui ringrazia.

È sinceramente contento.

Poi esce. Per strada chiama un amico.

"È andata bene."

Poi aggiunge:

"Solo una cosa non ho capito.Perché per fare il Viceassistente devo sapere il socket della CPU."

L'amico non sa cosa rispondere.

7. La graduatoria

Arriva la graduatoria.

È vincitore.

Non primo.

Nemmeno secondo.

Nemmeno terzo.

Ha fatto una prova eccellente, ma non abbastanza eccellente da diventare il fenomeno del concorso.

È quindi nella posizione perfetta.

Abbastanza in alto da vincere.

Abbastanza in basso da non poter scegliere tutto.

8. La scoperta del contante

Gli spiegano che potrebbe occuparsi anche di attività operative.
Contante.

Filiale.

Procedure.

Gestione materiale.

Lui ascolta.

Annuisce.

Non protesta.

Non dice:

"Ma io ho un PhD a Cambridge."

Non dice:

"Alla Sorbona insegno."

Non dice:

"Ho pubblicato su..."

Dice semplicemente:

"Va bene."

Perché, in fondo, è esattamente quello che cercava.

Una cosa stabile.

Un lavoro.

Una sede.

Una scrivania.

Un badge.

9. Il contante è democratico

E qui la saga trova finalmente la sua morale.

Il contante, come già abbiamo visto, è democratico.

Non sa che hai una laurea magistrale.

Non sa che hai un dottorato.

Non sa che sei stato a Cambridge.

Non sa che insegni alla Sorbona.

Non sa nemmeno cosa sia la Sorbona.

Una banconota da 50 euro non è impressionata dal tuo curriculum.

È:

nuova;

usurata;

sospetta;

falsa;

deteriorata;

da ritirare;

da separare;

da contare;

da ricontare.

Il Viceassistente la prende.

La osserva.

La passa.

Poi ne prende un'altra.

Nel frattempo, nella sua testa, sta probabilmente pensando a un
sistema dinamico non lineare di propagazione degli shock finanziari.

Ma non importa.

La banconota vuole sapere soltanto una cosa:
sono buona o no?
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:18:43
Il candidato ideale non studia.

Ottimizza il proprio processo di apprendimento.

La differenza è fondamentale.

Studiare significa prendere un libro, leggerlo e cercare di ricordare cosa c'era scritto.

Ottimizzare significa aprire Excel.

Colonna A: materia.

Colonna B: probabilità di domanda.

Colonna C: tempo necessario per acquisire competenza.

Colonna D: livello di ansia.

Colonna E: rendimento marginale dell'ultima ora.

Alle 7:14 il candidato ha già elaborato il primo KPI della giornata:

knowledge per hour.

Alle 7:23 scopre che è basso.

Alle 7:26 decide quindi di non studiare.

Deve prima capire perché.

Alle 8:02 apre il programma.

Contabilità.

Finanza aziendale.

Intermediari.

Vigilanza.

Economia.

Legge.

Chiude il programma.

«Non posso affrontarlo linearmente.»

Ha ragione.

Lo affronta sistemicamente.

Comincia dalla vigilanza prudenziale perché gli piace la parola "prudenziale".

Dopo venti minuti arriva a Basilea.

Dopo altri dieci a IFRS 9.

Poi, inevitabilmente, a procyclicalità.

Alle 9:11 sta leggendo un paper del 2017 sulla prociclicità degli accantonamenti.

Alle 9:37 non ricorda più perché aveva aperto il programma.

Alle 9:41 prende un foglio.

Scrive:

DOMANDA CENTRALE: CHE COS'È UNA BANCA?

Finalmente ha trovato il filo.

Alle 10:15 entra nel gruppo Telegram.

Un candidato chiede:

«Secondo voi all'orale possono chiedere la differenza tra CET1 e Tier 1?»

Silenzio.

Poi arriva la risposta dell'Esperto.

«Non ragionerei in termini di "possono chiedere". Il punto è sviluppare una visione integrata della struttura patrimoniale.»

Il candidato annuisce.

Non ha capito niente.

Ma si sente meglio.

Alle 11:03 scopre che un altro candidato ha già studiato tutto il programma.

«Tutto?»

«Sì.»

«Anche la parte sulla risoluzione?»

«Sì.»

«Anche MREL?»

«Sì.»

«Anche la normativa secondaria?»

«Sì.»

Il candidato chiude WhatsApp.

Respira.

Poi formula una nuova strategia:

non competere sulla quantità.

Competere sulla profondità.

È una decisione importante.

La profondità consiste nel rileggere per la quarta volta la definizione di patrimonio di vigilanza.

Alle 12:47 arriva il momento della simulazione orale.

Domanda:

«Mi parli del rischio di credito.»

Il candidato parte.

«Il rischio di credito rappresenta una delle principali dimensioni della rischiosità bancaria, in quanto...»

Dopo sette minuti ha parlato di:

PD.

LGD.

EAD.

IFRS 9.

Expected loss.

Unexpected loss.

RWA.

CET1.

ICAAP.

Stress test.

Macroprudential policy.

Prociclicità.

E, senza sapere esattamente come, anche della guerra in Ucraina.

Il simulatore lo interrompe:

«Va bene. Ma che cos'è il rischio di credito?»

Silenzio.

Il candidato guarda il soffitto.

Ha appena spiegato tutto tranne la cosa che gli era stata chiesta.

Alle 15:12 prende una decisione definitiva.

Deve imparare a rispondere per concetti, non per nozioni.

Da quel momento comincia a costruire mappe concettuali.

Prima mappa:

Banca.

Freccia verso:

intermediazione.

Freccia verso:

rischi.

Freccia verso:

capitale.

Freccia verso:

vigilanza.

Freccia verso:

stabilità.

Freccia verso:

fiducia.

Si ferma.

Guarda la mappa.

«Questa è visione.»

Fa una fotografia.

La manda nel gruppo.

Riceve 23 like.

Ha finalmente la conferma empirica della propria preparazione.

Alle 18:34 arriva la domanda che nessuno voleva ricevere:

«Ma secondo voi quanto bisogna sapere per passare?»

Parte immediatamente il dibattito.

Uno dice:

«Tutto.»

Un altro:

«Non serve tutto, serve sapere bene le cose fondamentali.»

Un terzo:

«Dipende dalla commissione.»

Un quarto:

«Dipende dal profilo.»

Un quinto:

«Dipende dalla giornata.»

Un sesto:

«Dipende da come ti poni.»

Il candidato prende nota.

Variabile dipendente: esito dell'orale.

Variabili esplicative:

preparazione;

commissione;

domande;

giornata;

profilo;

fortuna;

linguaggio;

presenza;

capacità di sintesi;

capacità di approfondimento;

capacità di non approfondire quando non sai.

R²:

non disponibile.

Alle 21:16 arriva l'illuminazione.

Il candidato apre ChatGPT.

Scrive:

«Fammi una domanda imprevedibile sulla vigilanza bancaria.»

L'IA risponde:

«In che modo la disciplina prudenziale contribuisce a mitigare la prociclicità del sistema finanziario?»

Il candidato impallidisce.

«Un'altra.»

«Qual è il rapporto tra rischio di credito, accantonamenti IFRS 9 e requisiti patrimoniali?»

«Un'altra.»

«Come si conciliano fair value, stabilità finanziaria e prociclicità?»

Il candidato chiude ChatGPT.

Prende il manuale.

Lo abbraccia.

«Tu almeno mi vuoi bene.»

Alle 23:52, prima di dormire, apre per l'ultima volta il forum.

Legge che qualcuno ha già individuato:

la composizione della commissione;

i possibili commissari;

le domande degli anni precedenti;

il numero dei candidati;

la distribuzione statistica dei voti;

la probabile soglia;

la durata media dell'orale;

il significato di un sorriso del commissario;

il significato di un mancato sorriso;

la marca della penna utilizzata durante gli scritti;

e, soprattutto, la probabile temperatura della stanza il giorno dell'esame.

Il candidato sorride.

Finalmente ha capito.

Il concorso non è un esame.

È un problema di gestione integrata dell'incertezza.

Chiude il computer.

Si mette a letto.

Alle 00:17 gli viene un dubbio.

Si rialza.

Accende la luce.

Scrive sul quaderno:

E SE MI CHIEDESSERO BASILEA 1?

Rimane immobile per qualche secondo.

Poi apre Google.

La notte è ancora lunga.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:20:32
Sono le 22:47.

Il candidato entra nel forum.

Non dovrebbe farlo.

Lo sa.

È come aprire il frigorifero alle tre di notte: non c'è niente di buono, ma lo fai lo stesso.

L'ultima volta che era entrato aveva letto 46 pagine.

Questa volta si è ripromesso:

«Solo un'occhiata.»

Errore.

Il primo messaggio è rassicurante.

«Ragazzi, secondo me non ha senso fasciarsi la testa. Bisogna semplicemente andare tranquilli e rispondere bene.»

Il candidato tira un sospiro di sollievo.

Finalmente una persona normale.

Poi guarda il profilo.

Messaggi: 3.842.

Registrato al forum nel 2011.

Ultimo accesso: 22:46.

Il candidato capisce che non è una persona.

È un istituto di ricerca.

Secondo messaggio:

«Ho parlato con una persona che conosce una persona che lavora vicino a una persona che forse conosce un membro della commissione.»

Il candidato si mette seduto.

Questa è informazione.

Non sa ancora quale.

Ma è informazione.

«Pare che la commissione voglia vedere capacità di ragionamento.»

Il candidato annuisce.

«Certo.»

«Quindi attenzione alle risposte troppo mnemoniche.»

Annuisce ancora.

Poi arriva il messaggio successivo:

«Però studiate bene le definizioni, perché potrebbero chiedere definizioni molto precise.»

Il candidato smette di annuire.

Ore 23:03.

Compare un utente nuovo.

Nome:

BasileaIII_2030.

Scrive:

«Secondo me state sbagliando completamente approccio.»

Silenzio.

Il forum si ferma.

È arrivato LUI.

Non sappiamo chi sia.

Non sappiamo quanti anni abbia.

Non sappiamo se abbia partecipato al concorso.

Ma sappiamo una cosa:

ha capito tutto.

Scrive:

«L'orale non si prepara studiando le domande.»

Pausa.

«Si prepara costruendo una struttura mentale.»

Il candidato prende il quaderno.

Scrive:

STRUTTURA MENTALE.

BasileaIII_2030 continua:

«Io ho studiato per connessioni.»

Il candidato sottolinea.

«Ad esempio, se mi chiedono il rischio di liquidità, parto dalla trasformazione delle scadenze, collego il funding, passo al LCR e all'NSFR, poi vado sulla gestione degli attivi liquidi e chiudo con il ruolo della banca centrale.»

Il candidato è impressionato.

Poi legge:

«Ovviamente dipende dalla domanda.»

Certo.

Ovviamente.

23:19.

Un altro utente scrive:

«Ma secondo voi possono chiedere IFRS 17?»

Il forum esplode.

Uno:

«No.»

Uno:

«Sì.»

Uno:

«Non direttamente.»

Uno:

«Potrebbero arrivarci.»

Uno:

«Se conosci IFRS 9 non vedo perché non dovresti sapere anche IFRS 17.»

Uno:

«Ma IFRS 17 è assicurazioni.»

Uno:

«Appunto.»

Segue una pausa.

Poi qualcuno scrive:

«Ragazzi, concentriamoci sul programma.»

È il messaggio più ignorato nella storia del forum.

23:42.

Arriva il primo vero analista quantitativo.

Nome:

Gauss1987.

Ha evidentemente passato gli ultimi tre mesi a costruire un modello econometrico per stimare la probabilità di successo all'orale.

Pubblica:

«Ho fatto qualche calcolo.»

Il candidato sente un brivido.

«Considerando il numero degli ammessi, la distribuzione degli scritti, la media ponderata, la varianza interindividuale e assumendo una certa correlazione tra performance scritta e orale...»

Il candidato scorre.

Il post è lungo 38 righe.

Alla fine:

«La probabilità di essere assunto, per un candidato medio, è circa il 17%.»

Sotto compare immediatamente:

«Ma quindi se ho 14,75 quanto ho?»

Gauss1987 risponde:

«Dipende.»

Il candidato sorride.

Per la prima volta nella sua vita, una risposta "dipende" gli sembra scientificamente rassicurante.

00:11.

Arriva il messaggio decisivo.

«Secondo me la vera discriminante saranno gli scritti.»

Tutti si fermano.

Questo è un tema serio.

Qualcuno chiede:

«In che senso?»

Risposta:

«Nel senso che chi ha preso voti alti parte avvantaggiato.»

Il candidato guarda il proprio voto.

Poi quello degli altri.

Poi il soffitto.

Poi il voto.

00:26.

Un utente scrive:

«Ragazzi, non dimentichiamoci che la commissione valuta anche la personalità.»

Parte la nuova teoria.

Personalità significa:

sicurezza;

umiltà;

capacità di ascolto;

capacità di sostenere una tesi;

capacità di modificarla;

tono della voce;

postura;

contatto visivo;

eventuale sorriso;

eventuale non sorriso.

Uno chiede:

«Secondo voi bisogna sorridere?»

Risposta:

«Non troppo.»

Un altro:

«Io ho sempre sorriso.»

Replica:

«Dipende dal contesto.»

Un altro ancora:

«Io non sorrido mai.»

Replica:

«Meglio non forzare.»

Il candidato prende nota:

Sorriso: variabile endogena.

00:44.

Qualcuno pubblica:

«Ho saputo una cosa sulla commissione.»

Il forum si immobilizza.

«Non posso dire chi me l'ha detto.»

Naturalmente.

«Però pare che uno dei commissari tenga molto alla chiarezza espositiva.»

Il candidato sussulta.

INFORMAZIONE RISERVATA.

Dopo sette minuti qualcuno chiede:

«Quale commissario?»

Risposta:

«Non posso dirlo.»

Dopo altri tre minuti:

«Ma è quello di economia?»

Silenzio.

Poi:

«Non posso dire altro.»

Il candidato capisce che siamo ormai nel territorio del controspionaggio.

01:03.

Un candidato coraggioso fa la domanda che tutti pensano:

«Ma secondo voi quanto bisogna sapere realmente?»

Questa domanda non riceve risposta.

Riceve 42 risposte.

Uno:

«Tutto il programma.»

Uno:

«Non serve sapere tutto.»

Uno:

«Bisogna sapere bene le basi.»

Uno:

«Le basi non bastano.»

Uno:

«Conta la capacità di ragionamento.»

Uno:

«Ma se non sai la materia non puoi ragionare.»

Uno:

«La materia si può ragionare.»

Uno:

«Dipende dalla materia.»

Alle 01:37 qualcuno scrive:

«Secondo me non esiste una risposta universale.»

Il candidato pensa:

Questo è sicuramente uno che passerà.

01:52.

Poi succede.

Compare l'Interno.

Non sappiamo se sia davvero interno.

Non dice mai di esserlo.

Ed è proprio questo a renderlo credibile.

Scrive:

«Non preoccupatevi troppo.»

Fine.

Tre parole.

Il forum impazzisce.

«Ma lavori dentro?»

«Sai qualcosa?»

«Come sarà la commissione?»

«Che domande fanno?»

«Quanto dura?»

«Ci sono domande tecniche?»

«Si può chiedere di ripetere?»

«Valutano anche la motivazione?»

L'Interno risponde:

«Non posso entrare nel merito.»

Quattrocento persone gli attribuiscono immediatamente conoscenze occulte.

02:14.

Un utente scrive:

«Ragazzi io ormai non ce la faccio più.»

Risposta immediata:

«Anch'io.»

«Anch'io.»

«Anch'io.»

«Idem.»

Per cinque minuti il forum diventa un gruppo di terapia collettiva.

Poi qualcuno scrive:

«Comunque io ho ripassato oggi 180 pagine.»

Silenzio.

La terapia è finita.

02:31.

Il candidato è ancora lì.

Ha ormai scoperto:

che la commissione probabilmente sarà severa;

che potrebbe non essere severa;

che le domande potrebbero essere tecniche;

che potrebbero essere trasversali;

che gli scritti potrebbero contare;

che potrebbero non contare;

che la personalità sarà importante;

che la personalità potrebbe non essere decisiva;

che bisogna essere sicuri;

ma non troppo sicuri;

preparati;

ma non mnemonici;

brillanti;

ma non prolissi;

sintetici;

ma capaci di approfondire;

e soprattutto tranquilli.

Molto tranquilli.

02:47.

Ultimo messaggio della notte.

Un utente appena registrato scrive:

«Scusate, ma alla fine... quando pubblicano i risultati?»

Il forum esplode.

«MA COME, NON SAI CHE È GIÀ USCITO IL CALENDARIO?»

«INFORMAZIONE DI BASE.»

«SE NON SAPETE QUESTE COSE COME PENSATE DI AFFRONTARE L'ORALE?»

«LEGGETE LE PAGINE PRECEDENTI.»

Il candidato chiude il browser.

Finalmente.

Domani studierà.

Domani niente forum.

Domani solo programma.

Solo manuali.

Solo simulazioni.

Solo concentrazione.

Si mette a letto.

Dopo trenta secondi prende il telefono.

Apre il forum.

C'è un nuovo messaggio.

«ULTIM'ORA: pare che abbiano già deciso chi prenderanno.»

Il candidato resta immobile.

Poi apre il post.

Legge.

Rilegge.

Scorre.

Scorre ancora.

Alla fine scopre che la fonte è:

"un mio amico che ha sentito dire una cosa in ufficio."

Sono le 03:18.

Il candidato guarda il soffitto.

E pronuncia, con voce stanca ma finalmente consapevole:

«Forse la vera prova concorsuale era il forum.»
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:22:17
Sono le 7:13.

Il candidato è davanti a Palazzo Koch.

Ha dormito tre ore.

Non perché fosse agitato.

Perché alle 2:41 aveva letto sul forum che un candidato dell'edizione 2019 era stato bocciato dopo aver confuso "patrimonio di base" e "patrimonio supplementare".

La notizia era irrilevante.

Ma ormai non poteva più tornare indietro.

Davanti all'ingresso ci sono altri candidati.

Si riconoscono subito.

Non dai documenti.

Dallo sguardo.

Sono persone che negli ultimi sei mesi hanno pronunciato almeno una volta la frase:

«Questa cosa la devo capire concettualmente.»

Uno tiene in mano un fascicolo di 380 pagine.

Un altro ha stampato il programma.

Un terzo ha solo una bottiglietta d'acqua.

È il più inquietante.

«Tu cosa hai ripassato stamattina?»

«Niente.»

Il candidato lo guarda.

Psicopatico.

Alle 8:02 entra.

Controllo documenti.

Identificazione.

Attesa.

Finalmente la realtà prende il posto del forum.

O almeno così sembra.

Alle 8:17 arriva il primo messaggio sul gruppo.

«Ragazzi, sono dentro.»

Il candidato lo legge.

È dentro anche lui.

Ma improvvisamente il messaggio assume un significato diverso.

Uno risponde:

«Dentro dove?»

«Dentro.»

«Ma dentro Palazzo Koch?»

«Sì.»

«Hai visto la commissione?»

«No.»

«Hai visto qualcuno?»

«Sì.»

«Chi?»

«Non posso dirlo.»

Il candidato sente immediatamente tornare il forum.

Alle 8:46 viene chiamato il primo candidato.

Scompare dietro una porta.

Parte il conto alla rovescia.

Cinque minuti.

Dieci.

Quindici.

Venti.

Il forum entra in modalità intelligence.

«È dentro da 21 minuti.»

«Quindi stanno facendo domande.»

«Secondo me è un buon segno.»

«Non necessariamente.»

«Come fai a saperlo?»

«Dipende.»

La parola dipende è ormai diventata la valuta ufficiale del concorso.

Dopo 27 minuti il candidato esce.

Tutti lo guardano.

È vivo.

Qualcuno gli chiede:

«Che cosa ti hanno chiesto?»

Il candidato esita.

«Una cosa.»

Silenzio.

«Che cosa?»

«Economia.»

«Ma quale?»

«Macroeconomia.»

Il gruppo si stringe.

«Quale domanda?»

Il candidato abbassa la voce.

«Inflazione.»

Silenzio.

Qualcuno sussurra:

«Generale o monetaria?»

Il candidato lo guarda.

«Inflazione.»

«Sì, ma...»

Il candidato si allontana.

09:32.

Tocca al secondo.

Prima di entrare riceve dodici messaggi privati:

"Mi raccomando, tranquillo."

"Pensa prima di rispondere."

"Non correre."

"Se non sai una cosa, ragiona."

"Non dire cose sbagliate."

"Ricordati la distinzione tra stock e flussi."

"In bocca al lupo."

"Facci sapere."

Il candidato entra.

Dentro, la commissione lo guarda.

Uno dei commissari sorride.

Il candidato pensa:

È quello buono.

Un altro non sorride.

È quello cattivo.

Un terzo guarda gli appunti.

È quello che farà la domanda tecnica.

Un quarto guarda il candidato.

Questo valuta la personalità.

Il candidato ha già classificato la commissione.

Ha impiegato undici secondi.

Prima domanda.

«Ci parli della banca.»

Il candidato sente il cuore fermarsi.

LA BANCA.

Non il rischio di credito.

Non Basilea.

Non IFRS 9.

Non il CET1.

La banca.

È una domanda talmente generale che improvvisamente tutto quello che ha studiato negli ultimi sei mesi sembra inutile.

Parte:

«La banca è un intermediario finanziario...»

Bene.

«...che svolge una funzione di intermediazione creditizia...»

Bene.

«...raccogliendo risparmio ed erogando credito...»

Molto bene.

Poi si ricorda della strategia.

Delle connessioni.

Della visione sistemica.

E aggiunge:

«...in un contesto caratterizzato da trasformazione digitale, nuovi rischi, evoluzione della regolamentazione, crescente importanza della gestione dei dati e...»

Il commissario lo interrompe.

«Sì, va bene.»

Il candidato capisce di avere appena percorso l'intero programma per arrivare alla prima riga.

Seconda domanda.

«Mi parli del rischio di credito.»

Finalmente.

Questa la sa.

Parte.

PD.

LGD.

EAD.

Expected loss.

Unexpected loss.

RWA.

IFRS 9.

Stress test.

Prociclicità.

Macroprudenziale.

DORA.

Forse anche il cambiamento climatico.

Il commissario:

«Mi faccia un esempio.»

Il candidato si blocca.

Un esempio.

Dopo 14.000 pagine di manuali, gli chiedono una cosa che avrebbe potuto spiegare a suo nipote.

«Una banca presta 100 euro...»

Il commissario annuisce.

Il candidato capisce improvvisamente che la semplicità è stata la materia più difficile di tutte.

Terza domanda.

«Perché una banca deve avere capitale?»

Il candidato sorride.

Questa è facile.

Ha una risposta perfetta.

L'ha preparata.

L'ha schematizzata.

L'ha trasformata in una mappa concettuale.

Sa persino come concludere.

Parte:

«Il capitale svolge innanzitutto una funzione di assorbimento delle perdite...»

Il commissario annuisce.

«E poi?»

Il candidato continua.

«...costituisce una tutela per i creditori...»

Annuisce.

«E poi?»

Il candidato pensa.

Ha studiato la funzione disciplinare.

La funzione reputazionale.

La funzione di signaling.

La funzione di incentivo.

Le asimmetrie informative.

La moral hazard.

La market discipline.

La teoria dell'agenzia.

Sta per parlare.

Poi si ferma.

E dice:

«Serve perché, se la banca perde soldi, qualcuno deve assorbire la perdita prima dei depositanti.»

Silenzio.

Il commissario sorride.

«Esatto.»

Il candidato comprende una verità che nessun manuale gli aveva mai insegnato:

a volte la risposta migliore è quella che avresti dato prima di studiare.

Quarta domanda.

«Che cos'è la prociclicità?»

Il candidato parte bene.

Poi pensa al forum.

"Attenzione, la commissione potrebbe volere una risposta articolata."

Si articola.

Molto.

Troppo.

Dopo otto minuti il commissario lo guarda.

«Sì, ma in concreto?»

Il candidato risponde:

«Che nelle fasi positive si tende ad amplificare il ciclo e nelle fasi negative a peggiorarlo.»

Il commissario:

«Esatto.»

Il candidato pensa:

OTTO MINUTI.

Otto minuti per arrivare a una frase di diciotto parole.

Poi arriva la domanda finale.

Quella che nessuno aveva previsto.

Quella che non compare in nessun programma.

Quella che nessun gruppo Telegram aveva anticipato.

«Perché vuole lavorare in Banca d'Italia?»

Il candidato è terrorizzato.

Non c'è una formula.

Non c'è una normativa.

Non c'è una definizione.

Non c'è Basilea.

Non c'è un acronimo.

Non c'è nessun modello da applicare.

C'è lui.

Per la prima volta da mesi.

Risponde.

Semplicemente.

La commissione ascolta.

Nessuno guarda il forum.

Nessuno controlla il tempo.

Nessuno calcola la soglia.

Per qualche minuto esiste soltanto la conversazione.

Poi:

«Grazie.»

È finita.

Fuori dalla stanza il candidato prende il telefono.

Ha 87 notifiche.

Il forum è impazzito.

«COME È ANDATA?»

«CHE DOMANDE HANNO FATTO?»

«TECNICHE?»

«ECONOMIA?»

«VIGILANZA?»

«CONTABILITÀ?»

«MOTIVAZIONE?»

«COMMISSIONE SEVERA?»

«HA SORRISO?»

Il candidato guarda lo schermo.

Poi scrive:

«Sì.»

Invia.

Immediatamente:

«Sì cosa???»

Il candidato sorride.

Per la prima volta non risponde.

Nel frattempo, sul forum, qualcuno ha già aperto un nuovo thread.

«DOPO L'ORALE: SECONDO VOI COME HANNO VALUTATO?»

Un altro:

«ANALISI DELLE DOMANDE DI OGGI»

Un altro:

«SECONDO ME IL COMMISSARIO HA DETTO "ESATTO" PERCHÉ...»

Un altro:

«IMPORTANTE: HO SAPUTO LA POSSIBILE SOGLIA»

Un altro ancora:

«ATTENZIONE: IL SORRISO DELLA COMMISSIONE POTREBBE ESSERE UN SEGNALE»

E infine, alle 18:22, compare il post destinato a diventare leggenda.

Titolo:

«RAGAZZI, SECONDO ME HO RISPOSTO MALE ALLA PRIMA DOMANDA.»

43 pagine di discussione.

Tre giorni dopo escono i risultati.

Il candidato apre il sito.

Nome.

Voto.

Esito.

È dentro.

Rilegge.

È davvero dentro.

Chiude il computer.

Per qualche secondo non pensa a niente.

Poi arriva una notifica.

Il forum.

Apre.

Nuovo messaggio:

«Secondo voi, adesso che siamo passati, cosa bisogna aspettarsi dal corso di formazione?»

Il candidato guarda lo schermo.

Sorride.

E finalmente comprende.

Il concorso era finito.

Il forum, no.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:25:19
Alla fine, il concorso passa.

Non nel senso che finisce.

Quello sì, formalmente.

Finiscono le convocazioni.

Finiscono le simulazioni.

Finiscono le domande del tipo:

«Secondo voi possono chiedere anche questo?»

Finiscono le tabelle Excel.

Finiscono i calcoli sulla soglia.

Finiscono i messaggi alle 2:17 di notte.

Finiscono le teorie sulla commissione.

Finisce persino, per un breve e irripetibile intervallo di tempo, il bisogno di controllare il forum ogni sette minuti.

Ma il concorso, quello vero, non finisce esattamente quando lo dice il calendario.

Perché per mesi è stato qualcosa di più di un esame.

È diventato un luogo.

Un piccolo mondo parallelo nel quale centinaia di persone che non si sono mai viste hanno condiviso una cosa stranissima:

la stessa incertezza.

All'inizio sembrava tutto semplice.

C'era un bando.

C'era un programma.

C'erano delle prove.

Bastava studiare.

Questa era la teoria.

Poi arrivava il primo dubbio.

«Ma secondo voi questa cosa la chiedono?»

E da quel momento il sistema entrava in equilibrio instabile.

Perché il candidato scopriva una verità fondamentale:

il programma è finito, l'incertezza è infinita.

Il programma diceva che cosa studiare.

Il forum cercava disperatamente di capire che cosa sarebbe successo dopo averlo studiato.

Ed è qui che cominciava la trasformazione.

Il candidato non era più semplicemente un candidato.

Diventava contemporaneamente:

economista,

contabile,

finanziere,

giurista,

statistico,

psicologo della commissione,

analista del comportamento umano,

esperto di comunicazione non verbale,

meteorologo della giornata dell'orale,

e soprattutto:

analista delle probabilità senza dati sufficienti.

Una competenza, quest'ultima, che avrebbe meritato un corso universitario.

«Secondo voi quanti passeranno?»

E partiva la stima.

«Secondo me una cinquantina.»

«No, almeno settanta.»

«Dipende dalla qualità.»

«Dipende dalla commissione.»

«Dipende dai voti.»

«Dipende dall'orale.»

«Dipende.»

Sempre lui.

Il grande protagonista.

Il verbo più utilizzato del forum.

Dipende.

Una parola apparentemente povera.

Ma, a ben vedere, perfettamente coerente con la natura stessa del concorso.

Perché il candidato cercava una certezza.

E il mondo continuava ostinatamente a offrirgli variabili.

Poi c'erano quelli che sapevano.

O almeno sembravano sapere.

Avevano informazioni.

Fonti.

Conoscenze.

Amici.

Amici di amici.

Cugini di amici.

Persone che lavoravano «in zona».

Persone che «avevano sentito».

Persone che «non potevano dire».

Questi ultimi erano i più autorevoli.

Perché nel mondo dell'informazione non c'è niente di più potente di una frase pronunciata con la solennità di chi possiede un segreto:

«Non posso entrare nei dettagli, ma...»

Quel ma era sufficiente a generare altre sette pagine di discussione.

E poi c'erano gli analisti.

Quelli che trasformavano il concorso in un problema statistico.

Grafici.

Medie.

Distribuzioni.

Deviazioni standard.

Stime.

Intervalli.

Scenari.

Simulazioni Monte Carlo.

Qualcuno, probabilmente, aveva anche stimato la probabilità condizionata di essere chiamato all'orale dato il voto dello scritto, condizionata a sua volta alla severità della commissione e alla correlazione tra preparazione e performance.

Non serviva.

Ma era bellissimo.

Perché c'era qualcosa di profondamente umano in quella necessità di misurare l'incerto.

Se non puoi controllare il futuro, almeno puoi mettergli un numero accanto.

E poi c'erano quelli che studiavano.

Quelli veri.

Quelli che non scrivevano quasi mai.

Leggevano.

Sottolineavano.

Ripetevano.

Facevano schemi.

Si interrogavano da soli.

Si alzavano la mattina presto.

Andavano avanti quando avevano voglia di mollare.

E spesso, nel silenzio delle loro stanze, pensavano di essere gli unici a non sentirsi abbastanza preparati.

Era forse questa la cosa più curiosa.

Sul forum sembravano tutti più preparati di te.

Uno aveva finito il programma.

Uno aveva già fatto tre ripassi.

Uno conosceva la normativa a memoria.

Uno aveva studiato anche le fonti secondarie.

Uno sapeva citare il numero del regolamento, l'articolo, il comma e probabilmente anche la pagina del PDF.

Tu invece eri fermo da quaranta minuti sulla stessa pagina.

E pensavi:

«Sono l'unico che non ce la farà.»

Non lo eri.

Quasi certamente non lo eri.

Ma il forum non poteva dirtelo.

Perché anche quello che sembrava più sicuro, la sera, chiudeva il libro e pensava:

«Non so niente.»

E qui arriviamo alla cosa più importante.

Il forum era pieno di rumore.

Ma sotto il rumore c'era una cosa molto semplice.

La paura.

La paura di non essere abbastanza preparati.

La paura di aver studiato la cosa sbagliata.

La paura che uscisse proprio l'argomento che avevi saltato.

La paura di bloccarsi.

La paura di parlare troppo.

La paura di parlare poco.

La paura di sapere la risposta e non riuscire a dirla.

La paura di incontrare una commissione severa.

La paura di incontrarne una imprevedibile.

La paura, soprattutto, di essere giudicati dopo aver investito mesi della propria vita in qualcosa.

E allora si scriveva.

Si chiedeva.

Si commentava.

Si cercava una conferma.

Non sempre perché servisse davvero.

A volte semplicemente perché qualcun altro fosse lì.

Ed è forse questo il segreto del forum.

Non serviva veramente a prevedere la commissione.

Non serviva veramente a conoscere le domande.

Non serviva veramente a calcolare la soglia.

Non serviva veramente a capire, dal tempo trascorso dentro una stanza, se il candidato precedente avesse risposto bene.

Non serviva veramente a stabilire se un commissario che aveva sorriso fosse un buon segno.

E, soprattutto, non serviva assolutamente a niente sapere che un candidato aveva visto un commissario bere un caffè alle 10:37.

Eppure...

serviva.

Serviva perché, mentre studiavi da solo, ti ricordava che dall'altra parte dello schermo c'erano altre persone che stavano vivendo esattamente la stessa cosa.

Altre persone che avevano paura.

Altre persone che non dormivano.

Altre persone che aprivano il programma e pensavano che fosse impossibile.

Altre persone che, dopo aver studiato per mesi, continuavano a chiedersi se sapessero abbastanza.

Il forum, insomma, era una specie di sala d'attesa.

Una sala d'attesa gigantesca.

Solo che invece delle sedie c'erano nickname.

Invece del silenzio c'erano 43 pagine di messaggi.

Invece di un orologio c'erano utenti che controllavano continuamente il sito.

E invece della domanda:

«Quando tocca a me?»

c'era:

«Secondo voi quando pubblicano il calendario?»

Ma la sostanza era la stessa.

Eravamo tutti lì.

Ad aspettare.

Poi arriva il giorno.

Quello vero.

Quello che nessuno può più rimandare.

E improvvisamente tutte le discussioni diventano piccole.

La soglia.

I commissari.

Le statistiche.

Le indiscrezioni.

I post.

Le simulazioni.

Tutto si restringe fino a una cosa sola:

tu, davanti a una domanda.

E allora scopri che nessuno può più aiutarti.

Non il forum.

Non il candidato che sapeva tutto.

Non quello che aveva la fonte interna.

Non quello che aveva fatto il modello statistico.

Non quello che aveva letto tutte le domande degli ultimi vent'anni.

Sei tu.

E la tua voce.

E quello che hai capito.

E forse è proprio qui che si comprende il senso di tutto quel tempo passato a studiare.

Perché alla fine non serviva ricordare tutto.

Serviva arrivare al punto in cui, davanti a qualcosa che non avevi mai visto, riuscivi comunque a pensare.

Il concorso non poteva sapere quante ore avevi studiato.

Non poteva vedere le pagine sottolineate.

Non poteva vedere le notti.

Non poteva vedere il panico.

Poteva vedere soltanto quello che riuscivi a fare in quel momento.

Ed è crudele.

Ma è anche, in fondo, il senso di una prova.

E allora magari la domanda arriva.

Quella strana.

Quella che non avevi preparato.

Quella che non era comparsa in nessun forum.

Quella che nessuno aveva previsto.

E per un secondo pensi:

«Sono finito.»

Poi respiri.

E cominci.

Non perché conosci la risposta perfetta.

Ma perché hai studiato abbastanza da poter costruire una risposta.

Ed è una differenza enorme.

Forse è questo che significava davvero quella famosa "visione d'insieme" di cui si parlava tanto.

Non conoscere tutto.

Sapere dove collocare quello che conosci.

Capire le relazioni.

Distinguere ciò che è essenziale da ciò che è accessorio.

Sapere che una banca non è un elenco di definizioni, che un bilancio non è una collezione di voci, che un requisito patrimoniale non è soltanto una formula, che un rischio non è soltanto un numero.

E soprattutto:

saper ragionare quando manca la certezza.

Ironico, considerando che per mesi avevamo cercato disperatamente di eliminare ogni incertezza possibile.

Poi arrivano i risultati.

E succede una cosa strana.

Quelli che passano scoprono di essere passati.

Quelli che non passano scoprono di non essere passati.

Per qualche minuto tutto è bianco o nero.

Poi ricomincia il mondo.

Qualcuno scrive:

«Ragazzi, ce l'ho fatta.»

E sotto arrivano i complimenti.

Ma arriva anche qualcuno che scrive:

«Complimenti! Io purtroppo no.»

E allora il forum, per una volta, smette di essere ironico.

Perché dietro ogni nickname c'è una persona.

Una persona che magari ha studiato per mesi.

Una persona che magari aveva bisogno di quel posto.

Una persona che magari aveva fatto sacrifici enormi.

Una persona che magari oggi è delusa.

E improvvisamente la graduatoria, la soglia, il voto, il numero dei posti diventano quello che sono:

un risultato.

Importante.

Molto importante.

Ma non una misura del valore di una persona.

E allora il vero finale non è quello di chi passa.

Non soltanto.

Il vero finale è quello di tutti quelli che, a un certo punto, hanno chiuso un libro e hanno pensato:

«Domani ricomincio.»

Di tutti quelli che hanno avuto paura e hanno studiato lo stesso.

Di tutti quelli che hanno sbagliato una simulazione e ne hanno fatta un'altra.

Di tutti quelli che hanno scoperto di non sapere una cosa e invece di nasconderla l'hanno imparata.

Di tutti quelli che hanno scritto una domanda sul forum e hanno ricevuto una risposta.

Di tutti quelli che hanno dato una risposta sul forum senza sapere quanto sarebbe stata utile a qualcuno.

Perché alla fine il concorso era anche questo.

Una strana comunità temporanea di sconosciuti.

Ci siamo incontrati senza incontrarci.

Abbiamo studiato insieme senza studiare insieme.

Ci siamo spaventati a vicenda.

Ci siamo tranquillizzati a vicenda.

Abbiamo diffuso informazioni inutili con una serietà straordinaria.

Abbiamo trasformato ogni dettaglio in un segnale.

Abbiamo costruito teorie.

Le abbiamo smontate.

Le abbiamo ricostruite.

Abbiamo calcolato probabilità impossibili.

Abbiamo chiesto se un sorriso significasse qualcosa.

Abbiamo cercato di capire il futuro.

E nel frattempo...

abbiamo semplicemente aspettato.

Forse, allora, il titolo più corretto per tutta questa storia non sarebbe:

«Il concorso per Economisti».

Sarebbe:

«Aspettando di sapere.»

Perché era quello che facevamo.

Aspettavamo il bando.

Aspettavamo gli scritti.

Aspettavamo i risultati.

Aspettavamo il calendario.

Aspettavamo le convocazioni.

Aspettavamo il nostro turno.

Aspettavamo la domanda.

Aspettavamo il voto.

Aspettavamo la graduatoria.

E per tutto quel tempo cercavamo di trasformare l'attesa in qualcosa che potessimo controllare.

Studiando.

Calcolando.

Scrivendo.

Chiedendo.

Commentando.

Ridendo.

Poi, un giorno, non c'è più niente da aspettare.

Il concorso è finito.

Il forum si svuota lentamente.

I messaggi diventano più radi.

Le pagine si fermano.

Qualcuno saluta.

Qualcuno sparisce.

Qualcuno torna per chiedere una cosa.

Qualcuno apre un nuovo thread.

E qualcun altro, magari mesi dopo, entrerà per la prima volta.

Leggerà tutto.

Vedrà le nostre ansie.

Le nostre teorie.

Le nostre previsioni.

Le nostre discussioni infinite.

E penserà:

«Ma questi erano completamente matti.»

Avrà ragione.

Ma non completamente.

Perché in mezzo a tutto quel rumore c'era qualcosa di autentico.

C'era la fatica.

C'era la competizione.

C'era l'ambizione.

C'era la paura.

Ma c'era anche una forma bizzarra, anonima e involontaria di solidarietà.

Quella che nasce quando scopri che la persona dall'altra parte dello schermo, che magari ti sta facendo concorrenza per uno dei posti disponibili, ha esattamente la tua stessa paura.

E allora per un momento smette di essere un concorrente.

Diventa semplicemente:

uno che ci sta provando.

Come te.

E forse è questa la cosa che il programma non prevedeva.

Non c'era tra le materie.

Non c'era nei criteri di valutazione.

Non c'era nelle prove.

Non c'era nella bibliografia.

Non c'era nemmeno nelle FAQ.

Eppure, guardando indietro, è probabilmente una delle cose che rimarranno più a lungo.

Non la definizione di CET1.

Non il numero di un regolamento.

Non la formula della PD.

Non la distinzione tra una voce e un'altra.

Quelle, in un modo o nell'altro, passeranno.

Rimarrà invece il ricordo di una sera qualunque.

Un candidato davanti al computer.

Un libro aperto.

La testa piena.

Il cuore un po' pesante.

E la domanda:

«Secondo voi ce la posso fare?»

E dall'altra parte, magari, qualcuno che non lo conosce affatto risponde:

«Sì. Studia, vai tranquillo e vedrai.»

Forse non era vero.

Forse nessuno poteva saperlo.

Ma in quel momento non era necessario saperlo.

Era sufficiente crederci per un altro giorno.

E quindi sì.

Alla fine abbiamo scoperto che:

la commissione non era un'entità soprannaturale;

il sorriso del commissario non era un indicatore anticipatore;

la durata dell'orale precedente non permetteva di stimare il proprio voto;

l'amico dell'amico non aveva necessariamente informazioni riservate;

la soglia non era conoscibile con un modello econometrico;

e, soprattutto, non era possibile prepararsi per ogni domanda possibile.

Ma abbiamo scoperto anche qualcosa di più importante.

Che puoi studiare tantissimo e avere comunque paura.

Che puoi avere paura e andare comunque.

Che puoi non sapere una cosa e ragionare lo stesso.

Che puoi essere brillante senza sapere tutto.

Che puoi sbagliare una risposta e continuare.

Che puoi uscire da una stanza convinto di aver fallito e scoprire di avercela fatta.

E che, qualche volta, il modo migliore per affrontare l'incertezza non è eliminarla.

È imparare a starci dentro.

Per questo, se un giorno qualcuno riaprirà questo forum e troverà tutte queste pagine, forse riderà.

Riderà delle nostre paranoie.

Delle nostre statistiche.

Delle nostre profezie.

Dei nostri «secondo me».

Dei nostri «ho saputo».

Dei nostri «non posso dire».

Dei nostri «dipende».

E farà bene.

Perché erano ridicole.

Ma erano anche vere.

Eravamo noi.

Un gruppo enorme di persone che, per qualche mese, aveva deciso di prendere molto sul serio una cosa molto importante.

Forse persino troppo sul serio.

E proprio per questo, ogni tanto, aveva bisogno di riderne.

Il candidato spegne il computer.

Per l'ultima volta.

Sul tavolo c'è ancora il manuale.

È pieno di sottolineature.

Post-it.

Appunti.

Frecce.

Punti interrogativi.

Qualche pagina è praticamente illeggibile.

Lo guarda.

Poi guarda il telefono.

Il forum è ancora aperto.

C'è un ultimo messaggio.

Lo legge.

Sorride.

Non risponde.

Chiude tutto.

Domani comincerà qualcosa di nuovo.

Forse un lavoro.

Forse un altro concorso.

Forse un altro progetto.

Forse semplicemente la vita, che nel frattempo è rimasta lì ad aspettare.

Ma una cosa è certa.

Da qualche parte, in un archivio sperduto di Internet, resteranno quelle pagine.

Pagine scritte da persone che forse non si incontreranno mai.

E dentro quelle pagine resteranno le loro paure, le loro speranze, le loro domande, le loro battute, le loro assurde teorie.

Resterà la cronaca di un'attesa.

E, soprattutto, resterà la prova di una cosa molto semplice:

che nessuno, quando ci tiene davvero, affronta l'incertezza completamente da solo.

Fine.

O forse no.

Perché domani, alle 8:17, qualcuno entrerà nel forum per la prima volta e scriverà:

«Ragazzi, scusate, una domanda: secondo voi da dove conviene iniziare a studiare?»

E qualcuno, inevitabilmente, risponderà:

«Dipende.»

E tutto ricomincerà da capo.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:28:00
PREQUEL
PRIMA CHE TUTTO COMINCIASSE

Prima delle 43 pagine.

Prima delle soglie.

Prima delle statistiche.

Prima dei «secondo me».

Prima degli «ho saputo».

Prima degli «è dentro da 27 minuti».

Prima delle analisi del sorriso della commissione.

Prima ancora che qualcuno cominciasse a chiedersi se IFRS 17 potesse uscire in un concorso per economisti.

Prima di tutto questo...

c'era un giorno qualunque.

Era mattina.

Il candidato non sapeva ancora di essere un candidato.

Aveva una vita normale.

Aveva altri problemi.

Altre cose da fare.

Altre cose da studiare, forse.

Forse aveva anche promesso a qualcuno che quell'anno avrebbe pensato un po' a se stesso.

Poi arrivò la notizia.

È uscito il bando.

Una frase innocente.

Una frase che, in quel momento, non sembrava avere conseguenze.

Il candidato la lesse.

Rilesse.

Aprì il PDF.

Scorse le prime pagine.

Numero dei posti.

Requisiti.

Prove.

Materie.

Programma.

Scadenze.

Tutto sembrava perfettamente ragionevole.

Poi arrivò al programma.

Si fermò.

Tornò indietro.

Rilesse.

Pensò:

«Non è poi così tanto.»

Fu il primo errore.

Aprì il computer.

Cercò:

concorso economisti Banca d'Italia forum

Ed eccolo.

Il forum.

Non era ancora il forum che sarebbe diventato.

Non c'erano centinaia di messaggi.

Non c'erano teorie.

Non c'erano analisi.

Non c'era ancora il grande archivio della paranoia collettiva.

C'erano poche persone.

Una domanda.

Due risposte.

Un utente che chiedeva:

«Secondo voi da dove conviene iniziare?»

Il candidato sorrise.

Finalmente qualcuno come me.

Non sapeva che, qualche mese dopo, quella stessa domanda sarebbe stata fatta altre 73 volte.

Il primo giorno studiò due ore.

Il secondo tre.

Il terzo quattro.

Il quarto non studiò.

Il quinto recuperò.

Il sesto fece un piano.

Il settimo modificò il piano.

L'ottavo fece un piano per rispettare il piano.

Il nono scoprì che il piano non era ottimale.

Il decimo introdusse un sistema di priorità.

Il dodicesimo creò un foglio Excel.

Il quattordicesimo aveva già quattro fogli Excel.

A quel punto il candidato non stava più studiando.

Stava governando un progetto complesso.

Poi arrivò la prima domanda.

Quella innocente.

Quella che avrebbe cambiato tutto.

«Secondo voi, la prova scritta è difficile?»

Una persona rispose:

«Sì.»

Un'altra:

«Dipende.»

Un'altra:

«Non più degli altri anni.»

Un'altra ancora:

«Io ho sentito che quest'anno sarà particolarmente selettiva.»

Il candidato si fermò.

Particolarmente selettiva.

Questa informazione non aveva alcun contenuto misurabile.

Ma aveva una forza psicologica enorme.

Il candidato tornò sui libri.

Passano le settimane.

Il forum cresce.

Nascono i primi personaggi.

Quello che sa.

Quello che non sa ma parla.

Quello che sa davvero e quindi parla poco.

Quello che ha un amico.

Quello che ha un amico che ha un amico.

Quello che ha trovato una vecchia traccia.

Quello che possiede tutte le tracce.

Quello che ha letto tutte le tracce e quindi non ha più tempo per studiare.

Quello che chiede:

«Ma voi quanto studiate al giorno?»

Quello che risponde:

«Io faccio 8-10 ore.»

Segue una pausa.

Poi:

«Ma effettive?»

E comincia la contabilità analitica dello studio.

Una sera qualcuno scrive:

«Io sono indietro.»

È una frase molto comune.

La risposta arriva subito:

«Non preoccuparti, c'è ancora tempo.»

Il candidato si tranquillizza.

Poi apre il profilo di chi ha risposto.

Ha già completato il programma.

Due volte.

Il candidato richiude il forum.

Per quella sera basta.

Arrivano gli scritti.

Per settimane il forum aveva discusso delle possibili tracce.

Inflazione.

Politica monetaria.

Debito pubblico.

Banche.

Fintech.

Regolamentazione.

Mercati.

Contabilità.

Finanza aziendale.

Tutto.

E naturalmente nessuno aveva previsto la traccia uscita.

È un principio universale dei concorsi:

la probabilità che una traccia sia prevista dal forum è inversamente proporzionale al numero di pagine dedicate a prevederla.

Dopo gli scritti arriva il silenzio.

Quello vero.

Il candidato consegna.

Esce.

Per la prima volta non può più fare niente.

Non può migliorare.

Non può correggere.

Non può ripassare.

Non può aggiungere una formula.

Non può cambiare una frase.

Non può tornare indietro.

Può soltanto aspettare.

E quindi...

torna sul forum.

«Secondo voi quando escono i risultati?»

Una domanda.

Due risposte.

Poi dieci.

Poi cinquanta.

Qualcuno trova una vecchia comunicazione.

Qualcuno confronta i tempi degli anni precedenti.

Qualcuno individua una ricorrenza.

Qualcuno costruisce una tabella.

Qualcuno nota che negli ultimi tre concorsi i risultati sono usciti di martedì.

È fatta.

Usciranno martedì.

È una certezza.

Arriva martedì.

Non esce niente.

Il forum entra in crisi.

Mercoledì:

niente.

Giovedì:

niente.

Venerdì:

niente.

Qualcuno scrive:

«Secondo me stanno aspettando di completare le verifiche.»

Qualcuno:

«Secondo me escono lunedì.»

Qualcuno:

«Ho una fonte.»

La parola fonte produce 300 visite in sette minuti.

Poi, finalmente, arrivano.

I risultati.

Il candidato cerca il proprio nome.

Lo trova.

Per un attimo non respira.

È passato.

Oppure no.

Ma comunque, per chi passa, accade qualcosa di curioso.

Il sollievo dura pochissimo.

Perché immediatamente nasce la domanda successiva.

«E adesso l'orale come sarà?»

E il ciclo riparte.

Nuovi thread.

Nuove teorie.

Nuove paure.

Nuovi esperti.

Nuovi analisti.

Nuovi «secondo me».

Nuovi «ho saputo».

Nuovi «non posso dire».

Nuovi calcoli sulla soglia.

Nuove domande:

«Secondo voi cosa chiederanno?»

«Quanto durerà?»

«Chi sarà in commissione?»

«Come valutano la personalità?»

«Meglio essere sintetici o approfondire?»

«Se non so una cosa, lo dico?»

«Se mi fanno una domanda che non so?»

«Se il commissario sorride?»

«Se non sorride?»

«Se guarda gli appunti?»

«Se guarda l'orologio?»

«Se mi interrompe?»

«Se non mi interrompe?»

La paranoia raggiunge livelli industriali.

E poi arriva una sera.

Una di quelle sere in cui il candidato è stanco.

Ha studiato tutto il giorno.

Ha la testa piena.

Il manuale è aperto.

Il telefono è accanto.

Il forum è aperto.

Qualcuno ha appena scritto:

«Ragazzi, secondo me non ha senso fasciarsi la testa. Bisogna semplicemente andare tranquilli e rispondere bene.»

Il candidato sorride.

Pensa:

Finalmente una persona normale.

Non sa che, in quel preciso momento, dall'altra parte dello schermo, un altro candidato sta leggendo il suo messaggio e pensando esattamente la stessa cosa.

Passano i giorni.

Arriva l'orale.

Le porte.

L'attesa.

La domanda.

La risposta.

Il voto.

Il risultato.

La fine.

O almeno quella che sembra la fine.

Perché dopo l'orale qualcuno scrive:

«Ragazzi, secondo voi...»

E qualcun altro risponde.

E il forum continua.

Poi, finalmente, un giorno, il candidato chiude il computer.

È passato.

Ha superato tutto.

Il mondo reale lo aspetta.

Il forum rimane lì.

Un archivio di messaggi.

Di paure.

Di domande.

Di risate.

Di informazioni.

Di disinformazioni.

Di persone che si sono incontrate per caso e poi non si sono più riviste.

Il candidato guarda un'ultima volta lo schermo.

E pensa:

«È stato assurdo.»

Sì.

Lo è stato.

Ma è stato anche bello.

Perché per qualche mese migliaia di persone hanno condiviso la stessa attesa.

E in quella strana comunità fatta di nickname e avatar, qualcuno ha sempre trovato il modo di dire:

«Tranquillo.»

Anche quando non poteva saperlo.

Anche quando aveva paura lui stesso.

Il candidato chiude il browser.

È finita.

Questa volta davvero.

Poi, qualche mese dopo, succede una cosa.

Un'altra persona.

Un altro candidato.

Un'altra mattina.

Un altro computer.

Una notifica.

È uscito il bando.

La persona apre il PDF.

Legge.

Rilegge.

Arriva al programma.

Dice:

«Non è poi così tanto.»

Primo errore.

Apre Google.

Cerca:

concorso economisti Banca d'Italia forum

E trova il forum.

Entra.

Scorre.

Legge qualche pagina.

Poi scrive:

«Ragazzi, scusate, una domanda: secondo voi da dove conviene iniziare a studiare?»

Invia.

Da qualche parte, un vecchio candidato vede la notifica.

È passato ormai molto tempo.

Non frequenta più il forum.

Non ricorda quasi più le formule.

Non ricorda più le date.

Non ricorda più chi fosse quel commissario che non sorrideva.

Ma quella domanda la riconosce.

La guarda.

Sorride.

Per qualche secondo pensa di non rispondere.

Poi apre la tastiera.

Scrive una sola parola.

La stessa parola che aveva letto centinaia di volte.

La stessa parola che aveva odiato.

La stessa parola che aveva usato lui.

La stessa parola che, in fondo, aveva sempre avuto ragione.

Dipende.

Invia.

E chiude il computer.

E così ricomincia.

Non perché il forum abbia trovato la risposta.

Non perché qualcuno abbia finalmente scoperto la formula segreta per passare il concorso.

Non perché esista un commissario buono, una soglia giusta, una traccia prevedibile o una strategia infallibile.

Ricominciamo perché ogni nuova generazione di candidati deve attraversare la stessa cosa:

l'attesa, l'incertezza, la paura, lo studio, la speranza.

E ogni generazione, inevitabilmente, crede di essere la prima.

E ogni generazione, inevitabilmente, cerca qualcuno che le dica:

«Tranquillo. Ce la puoi fare.»

E ogni generazione, inevitabilmente, scopre che nessuno può davvero prometterglielo.

Ma qualcuno, quasi sempre, glielo dirà lo stesso.

Perché forse il senso di tutto questo non è arrivare a sapere come andrà.

È arrivare al giorno in cui finalmente smetti di chiedertelo.

E apri quella porta.

E rispondi.

E qualunque cosa accada dopo...

scopri di essere stato capace di arrivarci.

E allora sì.

Il ciclo continua.

Il forum continuerà a riempirsi.

Le pagine diventeranno 44.

Poi 45.

Poi 60.

Qualcuno dirà che la commissione sarà severissima.

Qualcuno dirà il contrario.

Qualcuno avrà una fonte.

Qualcuno avrà un modello.

Qualcuno avrà già studiato tutto.

Qualcuno dirà di non aver studiato niente.

Qualcuno avrà paura.

Qualcuno farà finta di non averne.

Qualcuno passerà.

Qualcuno no.

Qualcuno tornerà sul forum per raccontarlo.

Qualcuno sparirà.

E qualcuno, molti mesi dopo, riaprirà quella vecchia discussione e leggerà tutto.

Leggerà le nostre paure.

Le nostre previsioni.

Le nostre assurdità.

Le nostre risate.

E forse sorriderà.

Perché capirà una cosa che noi, mentre la vivevamo, non potevamo ancora vedere.

Che il concorso non era soltanto la prova.

Era anche tutto ciò che c'era prima.

E tutto ciò che ci sarebbe stato dopo.

Era il viaggio.

Era l'attesa.

Era il tentativo, continuamente rinnovato, di trasformare l'incertezza in una risposta.

E forse, alla fine, era proprio questo il piccolo paradosso di tutta la storia:

stavamo studiando per un esame che avrebbe misurato la nostra capacità di ragionare nell'incertezza, mentre passavamo mesi interi cercando disperatamente di eliminare ogni incertezza dalla nostra vita.

Non ci siamo riusciti.

Per fortuna.

Perché se ci fossimo riusciti, probabilmente non avremmo avuto bisogno del forum.

E senza il forum...

non avremmo avuto questa storia.

Fine.

O forse, più correttamente:

Inizio.

Perché domani, alle 8:17, qualcuno entrerà nel forum per la prima volta e scriverà:

«Ragazzi, scusate, una domanda: secondo voi da dove conviene iniziare a studiare?»

E qualcuno, inevitabilmente, risponderà:

«Dipende.»
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:31:49
I NON CANDIDATI
Quelli che il concorso non aveva previsto

Il bando parlava di candidati.

Non parlava di genitori.

Non parlava di fidanzate.

Non parlava di fratelli.

Non parlava di amici.

Non parlava di coinquilini.

Non parlava di persone che avrebbero imparato, loro malgrado, la differenza tra CET1 e Tier 1.

Eppure, per ogni candidato, ce n'erano almeno tre o quattro.

I non candidati.

Quelli che non avevano presentato domanda.

Non avevano studiato.

Non avrebbero sostenuto l'esame.

E tuttavia, in qualche modo, avrebbero finito per sapere quasi tutto.

1. LA MADRE

La madre se ne accorge subito.

All'inizio pensa che sia un esame.

Un esame importante.

Come tutti gli esami.

«Quando ce l'hai?»

«Tra qualche mese.»

«Ah, allora c'è tempo.»

Questa frase verrà pronunciata una sola volta.

Mai più.

Perché dopo tre settimane la madre ha imparato che:

"c'è tempo" è una frase estremamente pericolosa.

Il figlio studia.

Sempre.

A colazione studia.

Dopo pranzo studia.

La sera studia.

La domenica studia.

A Natale:

«Quest'anno facciamo qualcosa?»

«Vediamo.»

A Pasqua:

«Usciamo?»

«Non posso.»

La madre comincia a capire che il concorso non è un esame.

È una presenza soprannaturale.

Una specie di parente che nessuno ha invitato ma che vive ormai in casa.

La madre entra in camera.

«Hai mangiato?»

«Sì.»

«Sicuro?»

«Sì.»

«Cosa?»

Il candidato ci pensa.

«Non lo so.»

La madre lo guarda.

È preoccupata.

Non per l'esame.

Per il fatto che suo figlio non sappia cosa ha mangiato.

«Ti porto qualcosa?»

«No, mamma.»

«Un panino?»

«No.»

«Frutta?»

«No.»

«Yogurt?»

«Mamma, devo finire IFRS 9.»

La madre resta sulla porta.

Non sa chi sia IFRS 9.

Ma ormai ha imparato che non è il momento di fare domande.

Dopo qualche mese la madre ha sviluppato un talento particolare.

Sa riconoscere dal tono della voce quanto è andata male una simulazione.

«Com'è andata?»

«Bene.»

Male.

«Ti hanno fatto domande difficili?»

«Normali.»

Malissimo.

«Sei soddisfatto?»

«Sì.»

Catastrofe.

Quando invece il candidato esce dicendo:

«Non malissimo.»

La madre sa che è andata benissimo.

2. IL PADRE

Il padre affronta la questione in modo diverso.

Non vuole disturbare.

Non fa domande.

Osserva.

Poi, una sera, prende il giornale e dice casualmente:

«Ma quindi... questa Banca d'Italia... che cosa fa esattamente?»

Il candidato alza la testa.

È fatta.

Parte.

Venti minuti.

Funzione monetaria.

Vigilanza.

Stabilità finanziaria.

Sistema dei pagamenti.

Riserva ufficiale.

Eurosistema.

Il padre ascolta.

Dopo venti minuti:

«Ah.»

Pausa.

«Quindi controlla le banche.»

«Sì, ma...»

Il candidato si ferma.

Forse, in fondo, il padre aveva colto l'essenziale.

Da quel momento il padre comincia a sviluppare una teoria.

«Secondo me ti prendono.»

«Perché?»

«Perché studi tanto.»

Il candidato sorride.

È una risposta semplice.

Quasi commovente.

Poi il padre aggiunge:

«E comunque, se non ti prendono, trovi qualcos'altro.»

Il candidato annuisce.

Questa seconda frase gli piace meno.

Ma la ricorderà.

3. LA SORELLA

La sorella è quella che soffre di più.

Non perché sia preoccupata.

Perché non ne può più.

Ogni conversazione familiare è diventata monotematica.

«Che facciamo sabato?»

«Non so, devo vedere se ho finito il programma.»

«Andiamo al cinema?»

«Ho una simulazione.»

«A cena?»

«Ho da ripassare.»

«Andiamo in vacanza?»

«Dopo l'orale.»

«Quando è l'orale?»

«Non si sa.»

La sorella guarda il calendario.

«Quindi non andiamo in vacanza perché non si sa quando sarà un esame che non si sa quando sarà.»

«Esatto.»

«Bene.»

E se ne va.

Un giorno entra nella stanza del fratello.

Sul tavolo:

sei libri,

tre quaderni,

due computer,

un evidenziatore aperto,

quattro bottiglie d'acqua,

un foglio con scritto "PATRIMONIO DI VIGILANZA" a caratteri cubitali.

La sorella guarda.

«Ma è normale?»

«Cosa?»

«Questo.»

«Sì.»

«No.»

Dopo qualche settimana la sorella ha imparato una cosa.

Quando il fratello dice:

«Non voglio parlare del concorso.»

vuole parlare del concorso.

Quando dice:

«Sono tranquillo.»

non lo è.

Quando dice:

«Ho fatto una simulazione.»

bisogna chiedere:

«Come è andata?»

Quando dice:

«Lascia stare.»

non bisogna chiedere niente.

Questa è una competenza.

Non compare nel programma.

Ma dovrebbe.

4. IL FRATELLO

Il fratello maschio, invece, prende una strada completamente diversa.

Decide di aiutare.

«Fammi una domanda.»

«Cosa?»

«Una domanda. Ti interrogo.»

Il candidato accetta.

Errore.

«Parlami del rischio di credito.»

Il fratello:

«Cos'è?»

Il candidato lo guarda.

«No, devi farmi la domanda.»

«Te l'ho fatta.»

«Sì, ma...»

«Rispondi.»

Il candidato parte.

Dopo cinque minuti il fratello lo interrompe:

«Aspetta.»

«Cosa?»

«Ma tu non puoi semplicemente dire che se presti soldi e non te li ridanno perdi soldi?»

Il candidato rimane in silenzio.

«Sì.»

«E allora perché ci hai messo cinque minuti?»

Il candidato non sa rispondere.

Il fratello sorride.

Ha appena dato una lezione di teoria della comunicazione senza saperlo.

5. LA FIDANZATA

La fidanzata vive una situazione diversa.

All'inizio sostiene.

«Vedrai che ce la fai.»

Poi sostiene ancora.

«Dai, sei preparato.»

Poi sostiene con moderazione.

«Secondo me devi anche riposarti.»

Poi sostiene meno.

«Ma devi studiare anche oggi?»

Poi entra nella fase avanzata.

«Ma quanto manca?»

«Non si sa.»

«Come non si sa?»

«Devono pubblicare.»

«E quando pubblicano?»

«Non si sa.»

«E quando lo sapete?»

«Quando pubblicano.»

Silenzio.

La fidanzata guarda il candidato.

Poi guarda il calendario.

Poi guarda lui.

«Quindi state aspettando che vi dicano quando dovete smettere di aspettare.»

«Sì.»

«Ho capito.»

Non ha capito.

Ma ormai non importa.

La fidanzata impara anche una serie di regole non scritte.

Non dire:

«Tanto andrà bene.»

È pericoloso.

Non dire:

«Ma sei sicuramente preparato.»

È controproducente.

Non dire:

«Non pensarci.»

È offensivo.

Non dire:

«Stacca un po'.»

È inutile.

La frase migliore è:

«Vuoi che ti ascolti?»

E qualche volta è tutto ciò che serve.

6. GLI AMICI

Gli amici sono i primi a essere completamente tagliati fuori.

«Oh, sabato aperitivo?»

«Non posso.»

«Perché?»

«Studio.»

«Ancora?»

«Sì.»

«Ma non avevi l'esame mesi fa?»

«Quello era lo scritto.»

«E questo?»

«L'orale.»

«E dopo?»

«Non lo so.»

Gli amici cominciano a pensare che il concorso sia una forma particolare di prigionia.

Poi, una sera, uno degli amici decide di aiutare.

«Dai, facciamo una serata tranquilla.»

Il candidato accetta.

Vanno a cena.

Per i primi dieci minuti si parla di calcio.

Poi qualcuno chiede:

«Ma alla fine quanti posti sono?»

Silenzio.

Il candidato risponde.

«Trenta.»

«E quanti siete?»

«Dipende.»

Gli amici si guardano.

Uno dice:

«Non dovevamo parlare d'altro?»

Il candidato annuisce.

Cinque minuti dopo stanno discutendo della soglia.

Gli amici, inoltre, sviluppano una competenza straordinaria:

la capacità di riconoscere il candidato in fase terminale.

Non dorme.

Mangia male.

Risponde lentamente.

Ha sempre un libro.

Quando qualcuno dice «Banca d'Italia», cambia espressione.

E soprattutto:

ha smesso di dire:

«Quando finisce questa cosa?»

Ha cominciato a dire:

«Quando sapremo quando finisce questa cosa?»

È il passaggio definitivo.

7. IL GRUPPO FAMIGLIA

A un certo punto la madre crea un gruppo WhatsApp.

Nome:

"Forza!!! âï"

Dentro:

madre,

padre,

sorella,

fratello,

candidato.

Il candidato lo silenzia.

Naturalmente.

Alle 7:32 la madre:

«Buongiorno amore âï oggi studia bene.»

Alle 9:14 il padre:

«In bocca al lupo.»

Alle 11:02 la sorella:

«Ha mangiato qualcuno?»

Alle 13:41 la madre:

«Pranza.»

Alle 17:18 il padre:

«Come procede?»

Alle 22:53:

«Domani è un altro giorno.»

Il candidato non risponde.

Ma legge tutto.

Quando finalmente arriva il giorno dell'orale, il gruppo impazzisce.

06:48 - Mamma:
«Sei sveglio?»

06:49 - Candidato:
«Sì.»

06:49 - Mamma:
«Hai dormito?»

06:50 - Candidato:
«Sì.»

06:50 - Mamma:
«Hai mangiato?»

Il candidato non risponde.

06:51 - Papà:
«Vai tranquillo.»

06:51 - Sorella:
«E non parlare troppo.»

06:52 - Fratello:
«Se ti chiedono una cosa che non sai, ragiona.»

Il candidato guarda il messaggio.

Quella frase.

Quella precisa frase.

Per mesi l'ha sentita.

Da tutti.

Ora, improvvisamente, gli sembra bellissima.

8. LA SALA D'ATTESA

Il candidato entra.

La famiglia aspetta.

La fidanzata aspetta.

Gli amici aspettano.

Nessuno può fare niente.

È una situazione perfettamente assurda.

Una persona è dentro una stanza.

Altre persone, a chilometri di distanza, fissano un telefono.

Non sanno cosa stia succedendo.

Non sanno che domanda gli abbiano fatto.

Non sanno se stia rispondendo bene.

Non sanno se sia agitato.

Non sanno se abbia sorriso.

Non sanno niente.

E tuttavia aspettano.

Passano dieci minuti.

La madre:

«Secondo voi è normale?»

Il padre:

«Sì.»

Passano venti.

La fidanzata:

«Secondo voi è un buon segno?»

Il fratello:

«Dipende.»

Passano trenta.

La sorella:

«Secondo me lo stanno interrogando.»

Silenzio.

Poi la madre:

«Ma certo che lo stanno interrogando.»

Dopo 42 minuti arriva un messaggio.

"È uscito."

Nient'altro.

La madre lo legge.

Non capisce.

«È uscito.»

Punto.

Il padre:

«E quindi?»

La fidanzata:

«CHE VUOL DIRE?»

La sorella:

«Chiedigli com'è andata.»

Il candidato visualizza.

Non risponde.

Finalmente, dopo qualche minuto:

«Bene.»

La madre piange.

Il padre dice:

«Lo sapevo.»

Non lo sapeva.

La sorella manda un cuore.

La fidanzata telefona.

Gli amici organizzano una cena.

Per qualche ora nessuno parla più di CET1.

È un miracolo.

9. DOPO

Poi arrivano i risultati.

Il candidato passa.

La famiglia festeggia.

La madre dice:

«Sono orgogliosa di te.»

Il padre:

«Te l'avevo detto.»

La sorella:

«Finalmente possiamo tornare a vivere.»

La fidanzata:

«Sono felicissima.»

Gli amici:

«Stasera offri tu.»

Il candidato ride.

È finita.

Davvero.

Ma il giorno dopo succede qualcosa.

La madre entra in cucina.

«Che fai oggi?»

«Devo vedere una cosa.»

«Cosa?»

«Il forum.»

La madre si ferma.

«Ma non è finito?»

Il candidato la guarda.

«Sì.»

«E allora perché guardi il forum?»

Pausa.

«Per vedere cosa dicono.»

La madre sospira.

Ha capito.

Il concorso è finito.

La malattia no.

E infatti sul forum è già comparso un nuovo messaggio.

«Ragazzi, per chi è passato: secondo voi cosa bisogna aspettarsi adesso?»

Il candidato legge.

Sorride.

Sta per rispondere.

Poi si ferma.

Perché improvvisamente si ricorda di tutte le volte in cui sua madre gli aveva detto di staccare.

Di tutte le volte in cui sua sorella gli aveva detto di smetterla.

Di tutte le volte in cui la fidanzata gli aveva chiesto:

«Ma quando finisce?»

Di tutti gli amici che avevano aspettato.

Di tutte le cene saltate.

Di tutte le domeniche.

Di tutte le volte in cui qualcuno gli aveva portato da mangiare mentre lui studiava.

Di tutte le volte in cui qualcuno gli aveva detto:

«Tranquillo.»

Senza sapere se fosse vero.

E allora capisce una cosa.

Il concorso non l'ha fatto soltanto lui.

Formalmente sì.

Il nome sul verbale era il suo.

La prova l'ha sostenuta lui.

La risposta l'ha data lui.

Il voto era il suo.

Ma tutto il resto...

No.

Tutto il resto era stato collettivo.

C'era stata una madre che aveva imparato a non disturbare.

Un padre che aveva imparato a non fare troppe domande.

Una sorella che aveva imparato a riconoscere i silenzi.

Un fratello che aveva imparato a fare domande senza sapere le risposte.

Una fidanzata che aveva imparato quando parlare e quando semplicemente stare accanto.

Amici che avevano imparato che, qualche volta, voler bene a qualcuno significa anche aspettare che finisca di studiare.

E forse i non candidati hanno avuto il compito più difficile di tutti.

Perché il candidato almeno aveva qualcosa da fare.

Studiare.

Ripetere.

Simulare.

Rispondere.

I non candidati invece potevano soltanto aspettare.

E l'attesa, quando non puoi fare niente per aiutare qualcuno che ami, è una cosa terribilmente difficile.

Così, quando tutto finisce, non è soltanto il candidato a tirare un sospiro di sollievo.

Lo tira anche la madre.

Anche il padre.

Anche la sorella.

Anche il fratello.

Anche la fidanzata.

Anche gli amici.

Anche il gatto, probabilmente, che per mesi ha assistito impotente alla progressiva scomparsa del divano sotto pile di libri.

Per questo il concorso dovrebbe prevedere una categoria aggiuntiva.

Non soltanto:

Candidato.

Ma anche:

Candidato indiretto.

Requisiti:

aver sentito parlare di Basilea senza averlo chiesto;
aver pronunciato almeno tre volte «devi riposarti»;
aver preparato almeno una cena mentre l'altro studiava;
aver aspettato una risposta dopo «come è andata?»;
aver ricevuto almeno una spiegazione non richiesta su IFRS 9;
aver imparato a non chiedere «quanto manca?»;
aver vissuto almeno una notte in cui qualcuno ha detto «domani mi sveglio presto e ripasso»;
aver partecipato, volontariamente o meno, alla gestione emotiva di un candidato.

Titolo conseguito:

Familiare di candidato - livello avanzato.

E allora, quando finalmente arriva la festa, il candidato alza il bicchiere.

«Grazie a tutti.»

La madre dice:

«Ma figurati.»

Il padre:

«Non abbiamo fatto niente.»

La sorella:

«Parla per te.»

La fidanzata ride.

Gli amici applaudono.

E il candidato capisce che non è vero.

Hanno fatto moltissimo.

Hanno sopportato.

Hanno aspettato.

Hanno ascoltato.

Hanno incoraggiato.

Hanno lasciato spazio.

Hanno riempito il frigorifero.

Hanno spento la televisione.

Hanno accettato cancellazioni.

Hanno ascoltato spiegazioni che non avevano chiesto.

Hanno fatto finta di capire cosa fosse la prociclicità.

E soprattutto hanno fatto una cosa che nessun programma d'esame avrebbe potuto misurare:

sono rimasti lì.

Qualche mese dopo, tutto sembra lontano.

Il candidato lavora.

La vita riparte.

I libri vengono messi via.

Il tavolo torna libero.

La camera torna ad avere un letto.

Il gruppo WhatsApp torna silenzioso.

La madre, un pomeriggio, trova ancora un vecchio foglio.

Sopra c'è scritto:

"DOMANDE POSSIBILI ORALE."

Lo guarda.

Sorride.

Poi lo butta.

Quella sera il candidato torna a casa.

«Mamma.»

«Sì?»

«Hai visto il forum?»

La madre si gira lentamente.

Lo guarda.

«No.»

«C'è un nuovo concorso.»

Silenzio.

La madre chiude gli occhi.

Il padre, dalla stanza accanto:

«Un altro?»

La sorella:

«NO.»

La fidanzata:

«Ma stavolta quanto dura?»

Gli amici ricevono immediatamente un messaggio sul gruppo.

"Ragazzi, è uscito il nuovo bando."

Nessuno risponde.

Per cinque minuti.

Poi il fratello scrive:

«Secondo voi da dove conviene iniziare?»

Il candidato ride.

La madre sospira.

Il padre prende il giornale.

La sorella abbandona il telefono.

La fidanzata guarda il soffitto.

E da qualche parte, su Internet, qualcuno apre una nuova discussione.

Scrive:

«Ragazzi, scusate, una domanda...»

E la storia ricomincia.

Perché il ciclo non appartiene soltanto ai candidati.

Appartiene anche a quelli che li amano.

Quelli che non hanno mai firmato il bando.

Quelli che non hanno mai aperto un manuale.

Quelli che non conoscono la differenza tra Tier 1 e Tier 2.

Quelli che non sanno cosa sia una RWA.

Quelli che, probabilmente, non lo sapranno mai.

Ma che per mesi hanno vissuto ogni risultato, ogni dubbio, ogni paura come se fosse un po' anche la loro.

E forse lo era.

Perché alla fine un concorso misura una persona.

Ma per arrivare fino alla porta di quella commissione, molto spesso, serve una piccola squadra.

Una squadra invisibile.

Una squadra che non compare nelle graduatorie.

Una squadra che non riceve voti.

Una squadra che non entra nell'aula.

Una squadra che non viene mai chiamata per nome.

Ma che, quando finalmente tutto è finito, si guarda intorno e pensa:

«Bene. Adesso possiamo tornare a vivere.»

Per circa tre settimane.

Poi esce un altro bando.

E qualcuno, inevitabilmente, apre il PDF.
Rispondi

Da: ChatGptNewGeneration29/08/2026 22:34:46
IL GIORNO DOPO
Il candidato che aveva vinto

Il candidato ha vinto.

Dopo mesi di studio.

Dopo gli scritti.

Dopo l'orale.

Dopo le soglie.

Dopo le statistiche.

Dopo le indiscrezioni.

Dopo le 43 pagine del forum.

Dopo aver imparato a distinguere un buon segnale da un cattivo segnale nel movimento delle sopracciglia di un commissario.

Ha vinto.

Adesso entra in Banca d'Italia.

E finalmente scoprirà come funziona davvero.

O almeno così pensa.

La sera prima dell'ingresso prepara tutto.

Abito.

Camicia.

Scarpe.

Documenti.

Penna.

Quaderno.

È emozionato.

Ha immaginato questo momento per mesi.

Forse anni.

Domani entrerà nella Banca d'Italia.

Non in un ufficio qualsiasi.

Nella Banca d'Italia.

Nella sua testa, da qualche parte, ci sarà sicuramente una grande sala.

Legno.

Silenzio.

Persone che parlano sottovoce.

Grafici sui monitor.

Economisti che discutono di stabilità finanziaria.

Qualcuno che, mentre cammina nel corridoio, dirà:

«Il problema, a mio avviso, è la prociclicità.»

Un altro risponderà:

«Non necessariamente.»

E inizierà una discussione di quaranta minuti.

Il candidato sarà lì.

Ad ascoltare.

A imparare.

A contribuire.

Forse qualcuno gli dirà:

«Abbiamo bisogno proprio di uno come te.»

Va a dormire felice.

Alle 8:17 entra.

Prima sorpresa.

Non c'è nessuno che parla di prociclicità.

Una persona gli dice:

«Ciao, sei tu il nuovo?»

«Sì.»

«Perfetto. Aspetta un attimo che devo capire dove metterti.»

Il candidato annuisce.

È normale.

Primo giorno.

Dopo venti minuti gli assegnano una scrivania.

Computer.

Monitor.

Telefono.

Tastiera.

Mouse.

Il candidato si siede.

Accende.

Username.

Password.

Errore.

Riprova.

Errore.

Chiama qualcuno.

«È la prima volta che accedo?»

«Sì.»

«Ah, allora devi aspettare che ti attivino l'utenza.»

«Quanto?»

«Eh...»

Pausa.

«Dipende.»

Il candidato sente un brivido.

La parola è arrivata con lui.

Finalmente entra nel sistema.

Apre la posta.

47 messaggi.

È il suo primo giorno.

Non conosce nessuno.

Non ha ancora fatto niente.

Come è possibile?

Apre il primo.

«Gentili, come da precedenti comunicazioni...»

Il candidato guarda l'orologio.

Sono le 9:14.

Il secondo:

«Facendo seguito a quanto già rappresentato...»

Il terzo:

«Si trasmette per opportuna conoscenza...»

Il quarto:

«Si prega di voler cortesemente riscontrare...»

Il candidato guarda il monitor.

Poi il soffitto.

Poi il monitor.

Per la prima volta comprende che c'è una materia che nessuno gli aveva insegnato:

La lingua dell'e-mail istituzionale.

Alle 10:02 arriva il suo responsabile.

«Benvenuto.»

«Grazie.»

«Ti spiego un po' come funziona.»

Il candidato prende il quaderno.

È pronto.

Scrive:

10:02 - FUNZIONAMENTO DELL'ISTITUZIONE

Il responsabile dice:

«Allora, questa è la tua postazione.»

Scrive.

«Quello è il telefono.»

Scrive.

«Qui hai la stampante.»

Scrive.

«Se devi stampare a colori devi selezionare un'altra cosa, altrimenti ti esce in bianco e nero.»

Il candidato smette di scrivere.

Forse la formazione comincerà dopo.

Comincia.

Il responsabile apre un file Excel.

«Questo è il file che usiamo.»

Il candidato guarda.

Ha 14 fogli.

Colori.

Formule.

Collegamenti.

Macro.

Nomi di celle incomprensibili.

Il candidato si emoziona.

Finalmente.

Un modello.

«Questa parte cosa fa?»

«Non lo so.»

Il candidato si gira.

«Come?»

«L'ha fatta uno che non c'è più.»

Pausa.

«Comunque funziona.»

Il candidato guarda il file.

È la prima vera lezione della sua carriera.

A pranzo incontra alcuni colleghi.

Uno gli chiede:

«Tu da dove vieni?»

«Università X.»

«Ah, economia?»

«No, statistica.»

«Ottimo.»

Pausa.

«Allora ci puoi aiutare con Excel.»

Il candidato sorride.

Aveva immaginato di discutere modelli strutturali.

Gli chiedono di sistemare una formula.

Il pomeriggio passa.

Riunione.

Il candidato entra.

È emozionato.

Ci sono otto persone.

Si siede.

Apre il quaderno.

Il responsabile dice:

«Allora, facciamo il punto.»

Il candidato si prepara.

Parte la riunione.

Quaranta minuti.

Un'ora.

Un'ora e venti.

Si parla di:

una tabella;

una scadenza;

un file;

un'altra tabella;

una mail;

una versione precedente del file;

una versione aggiornata;

una versione aggiornata dell'aggiornamento;

una riunione da fissare per decidere quando fare un'altra riunione.

Il candidato ascolta.

A un certo punto pensa:

«Ma quando arriva la parte economica?»

Non arriva.

La sera torna a casa.

La madre lo aspetta.

«Allora?»

Il candidato sorride.

«Bene.»

«Com'è?»

Pensa.

Come spiegare?

«Interessante.»

«Hai già parlato con gli economisti?»

«Sì.»

«E cosa avete fatto?»

Il candidato esita.

«Abbiamo fatto una riunione.»

La madre sorride.

«Avete parlato di economia?»

«Non esattamente.»

«Di cosa?»

«Di un file.»

La madre resta in silenzio.

«Ah.»

Il giorno dopo il candidato comincia a capire.

La Banca d'Italia non è come l'aveva immaginata.

Non è una gigantesca macchina intellettuale nella quale ogni persona passa la giornata a discutere di politica monetaria, rischio sistemico e stabilità finanziaria.

È un'istituzione.

E un'istituzione è fatta anche di cose incredibilmente normali.

Telefonate.

Riunioni.

Procedure.

Scadenze.

Mail.

Documenti.

Versioni.

Controlli.

Autorizzazioni.

Persone che devono essere messe in copia.

Persone che non devono essere messe in copia.

Persone che devono essere messe in copia «per conoscenza».

E soprattutto:

file denominati "definitivo".

Che non sono mai definitivi.

Dopo tre settimane gli arriva:

"definitivo.xlsx"

Lo apre.

Dentro c'è:

"definitivo_v2.xlsx"

Poi:

"definitivo_v2_corretto.xlsx"

Poi:

"definitivo_v2_corretto_FINAL.xlsx"

Poi:

"definitivo_v2_corretto_FINAL_OK.xlsx"

Il candidato osserva la sequenza.

Chiede:

«Qual è quello definitivo?»

Il collega:

«Quello con FINAL_OK.»

«E questo?»

«Quello è prima.»

«Ma c'è scritto definitivo.»

«Sì.»

Il candidato annuisce.

Ha appena scoperto che la teoria dei giochi non aveva previsto niente di tutto questo.

Dopo un mese gli affidano il primo lavoro vero.

È emozionato.

«Devi fare questa analisi.»

Finalmente.

Un'analisi.

Dati.

Modello.

Interpretazione.

È il momento per cui ha studiato.

«Di quanto tempo ho?»

«Due settimane.»

Perfetto.

Comincia.

Due giorni dopo arriva una mail.

«Avremmo bisogno, se possibile, di anticipare.»

Anticipare.

A quanto?

«A quando?»

«Domani.»

Il candidato guarda il file.

Guarda l'orologio.

Guarda la mail.

Apre il forum.

Per abitudine.

Poi si ricorda:

non è più candidato.

È dentro.

Non c'è più nessuno a cui chiedere:

«Secondo voi è normale?»

Adesso deve capirlo da solo.

Passano i mesi.

E lentamente accade qualcosa.

Il candidato smette di cercare la Banca d'Italia che aveva immaginato.

Comincia a conoscere quella vera.

Scopre che il collega che gli sembrava severissimo in realtà è quello che gli salva sempre la giornata.

Scopre che quello che parla poco in riunione è quello che, quando serve, ha già capito tutto.

Scopre che la persona che gli manda continuamente richieste è la stessa che, quando lui è in difficoltà, gli dice:

«Aspetta, facciamolo insieme.»

Scopre che il lavoro è molto meno spettacolare dei manuali.

Ma anche molto più umano.

E soprattutto scopre una cosa che non aveva capito studiando.

Le decisioni importanti non nascono da persone che conoscono tutto.

Nascono da persone che:

fanno domande;

controllano;

discutono;

si confrontano;

sbagliano;

correggono;

chiedono un secondo parere;

leggono un dato;

ne verificano la qualità;

si fermano quando qualcosa non torna.

Il candidato comincia a capire che l'istituzione che aveva immaginato come una macchina perfetta è, in realtà, una cosa molto più interessante:

una comunità di persone che cerca continuamente di fare bene un lavoro difficile.

Un giorno entra in una riunione.

È passato quasi un anno.

Adesso conosce le persone.

Conosce le procedure.

Conosce i file.

Conosce le sigle.

Conosce perfino alcuni dei misteriosi acronimi che all'inizio sembravano appartenere a una lingua morta.

Si siede.

Ascolta.

Uno parla.

Un altro interviene.

Un terzo solleva un problema.

Il candidato prende la parola.

Dice qualcosa.

Gli altri ascoltano.

Qualcuno risponde:

«Sì, hai ragione.»

Il candidato si ferma.

Per un attimo sente qualcosa.

Una sensazione strana.

Non è più quello che aveva vinto il concorso.

È semplicemente uno che lavora lì.

Ed è forse la cosa più bella.

La sera, tornando a casa, apre per curiosità il vecchio forum.

Sono passati mesi.

Le discussioni sono cambiate.

Nuovo concorso.

Nuovi candidati.

Nuove domande.

Nuove paure.

Legge:

«Secondo voi com'è lavorare in Banca d'Italia?»

Il candidato sorride.

Potrebbe rispondere.

Potrebbe raccontare tutto.

Potrebbe spiegare che non è come nei sogni.

Che non si passa la giornata a parlare di politica monetaria.

Che ci sono Excel.

Mail.

Riunioni.

Procedure.

Che a volte perdi mezz'ora perché un file non si apre.

Che a volte una frase scritta bene in una relazione ti dà più soddisfazione di quanto avresti immaginato.

Che a volte una discussione tecnica ti fa dimenticare che hai una pausa pranzo.

Che a volte ti chiedi perché hai accettato di fare quel lavoro.

E altre volte...

altre volte capisci esattamente perché.

Potrebbe scriverlo.

Ma non lo fa.

Perché improvvisamente si ricorda di sé.

Del candidato di un anno prima.

Quello che aveva aperto il forum per chiedere:

«Secondo voi da dove conviene iniziare?»

Quello che aveva paura.

Quello che cercava segnali.

Quello che voleva sapere tutto prima ancora di cominciare.

Quello che aveva costruito nella propria testa un'immagine gigantesca del luogo nel quale sarebbe entrato.

E allora capisce.

Non aveva sbagliato.

Aveva semplicemente confuso l'idea di un luogo con la realtà di un lavoro.

La Banca d'Italia non doveva essere come l'aveva immaginata.

Doveva diventare, giorno dopo giorno, il posto nel quale lui avrebbe imparato a fare qualcosa che prima non sapeva fare.

Riapre il forum.

Il messaggio è ancora lì.

«Secondo voi da dove conviene iniziare?»

Questa volta risponde.

Scrive:

«Dallo studio.»

Pausa.

Poi aggiunge:

«Ma soprattutto cerca di capire bene quello che studi.»

Rilegge.

Gli sembra una risposta troppo seria.

Cancella.

Scrive:

«Dipende.»

Invia.

Sorride.

Poi arriva un nuovo messaggio.

«Ma una volta dentro è davvero così bello come dicono?»

Il candidato resta qualche secondo davanti allo schermo.

Potrebbe dire:

«Sì.»

Potrebbe dire:

«No.»

Potrebbe dire:

«Dipende dal Servizio.»

Potrebbe parlare di aspettative.

Di carriera.

Di persone.

Di responsabilità.

Di giornate bellissime e giornate interminabili.

Di lavoro intelligente e lavoro amministrativo.

Di momenti in cui impari tantissimo e altri in cui vorresti soltanto che il file si aprisse.

Ma alla fine scrive una cosa molto semplice:

«Non è come te lo immagini.»

Invia.

Poi aggiunge:

«Ed è meglio così.»

Perché il candidato aveva passato mesi a prepararsi per entrare in un luogo straordinario.

E quando finalmente era entrato aveva scoperto che era fatto di persone normali.

Era questo, forse, il segreto.

Le istituzioni non sono straordinarie perché dentro ci lavorano persone straordinarie ogni minuto della giornata.

Sono straordinarie perché persone normali, lavorando insieme, riescono a fare cose che da sole non potrebbero fare.

E in mezzo alle riunioni, alle mail, agli Excel, alle procedure, alle scadenze e ai file "definitivi" che non sono mai definitivi...

qualche volta capita di trovarsi davanti a un problema vero.

Uno di quelli per cui hai studiato.

Uno di quelli in cui quello che hai imparato serve davvero.

E allora alzi la testa.

Guardi i colleghi.

Cominci a ragionare.

E capisci.

Ecco.

Era questo.

Non il corridoio immaginario.

Non il commissario.

Non il prestigio.

Non il nome.

Non la leggenda.

Era questo momento.

Il momento in cui quello che avevi studiato smette di essere una risposta d'esame e diventa uno strumento per capire la realtà.

Quella sera il candidato torna a casa.

La madre gli chiede:

«Allora, com'è il lavoro?»

Lui ci pensa.

Poi sorride.

«È diverso da come me lo aspettavo.»

«In meglio o in peggio?»

Il candidato guarda fuori dalla finestra.

«In realtà...»

Pausa.

«In meglio.»

La madre sorride.

«Allora sei contento?»

Il candidato annuisce.

«Sì.»

E per una volta non aggiunge niente.

Non parla di Basilea.

Non parla di IFRS.

Non parla di CET1.

Non parla di commissioni.

Non parla di soglie.

Non parla del forum.

Ha semplicemente capito una cosa.

Che il concorso era servito per entrare.

Ma il vero lavoro cominciava dopo.

E che forse il bello non era trovare, una volta entrato, il luogo perfetto che aveva immaginato.

Era scoprire, poco alla volta, che poteva contribuire a costruire quello reale.

Il giorno dopo, alle 8:17, entra in ufficio.

Accende il computer.

Password.

Funziona.

Per la prima volta.

Sorride.

Apre la posta.

63 messaggi.

Sospira.

Uno riguarda un file.

Lo apre.

"definitivo_FINAL_OK_ultimo.xlsx"

Il candidato lo guarda.

E pensa:

«Finalmente sono davvero arrivato.»

Poi gli arriva una mail.

«Gentile collega, avremmo bisogno di una piccola modifica.»

La "piccola modifica" richiederà quattro ore.

Il candidato risponde:

«Certamente.»

E comincia.

Perché adesso lo sa.

La Banca d'Italia non è quella che aveva studiato.

Non è quella che aveva immaginato.

Non è quella che gli avevano raccontato.

È quella che vede ogni mattina.

Fatta di persone.

Di problemi.

Di responsabilità.

Di competenze.

Di errori.

Di discussioni.

Di pazienza.

Di lavoro.

E, qualche volta, di momenti in cui tutto si incastra.

Momenti brevi.

Ma sufficienti.

Perché allora capisci che, in fondo, non avevi passato un concorso per trovare un posto straordinario.

Avevi passato un concorso per avere l'opportunità di diventare bravo a fare qualcosa di importante.

Il resto...

il resto viene dopo.

Molto dopo.

Un file alla volta.

Una riunione alla volta.

Una mail alla volta.

Un problema alla volta.

E, naturalmente...

un "dipende" alla volta.

Fine.

Questa volta davvero.

Forse.
Rispondi

Da: Ufficio brevetti Gpt30/08/2026 03:14:47
MINGHIA!! LA RICETTA DEL PROMPT CI FOTTERONO???!!!????
Rispondi

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