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Preparazione al concorso referendario TAR
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| Da: esaurita | 08/03/2010 17:21:11 |
| per puma attribuzione voti e preferenze: io invece è l'unica doglianza che ho accolto e poichè la differenza era di 20 voti ho rideterminato il risultato elettorale proclamando eletto Caio. Quando ero in coda per la consegna (assieme ad una cinquantina di persone) ho potuto ascoltare le soluzioni più diverse: dal difetto di giurisdizione all'annullamento dell'intera procedura elettorale. In mezzo ci sono tutti gli altri motivi che potevano essere accolti o rigettati e le altre questioni di rito. Certo che con quello che poi è successo nella realtà e con la possibilità di dire che tutto è questione di forma non invalidante anzichè di sostanza ..... si legittima qualsiasi soluzione. Che importa se il ricorso è depositato - faccio per dire - il 31° ? E' una questione di forma, mica cambia niente .... | |
| Da: puma | 08/03/2010 18:12:49 |
| Non è che sia posì così d'accordo sul fatto di poter dire tutto. Alcuni errori sono più gravi degli altri. Si può discutere su quei 20 voti e le soluzioni dpendono da come un magistrato si sveglia la mattina. Non si può discutere ad esempio su girisdizione e prova empirica. Quindi fossi in te non mi preoccuperei troppo. Io per esempio ho cannato in pieno la questione della sospensione feriale dicendo che non si applicava. Soluzione ragionevole sulla base del testo della norma e specialmente per la previsione della necessità di fissare un'udienza urgente (oltre che per la ratio di avere una decisione urgente), ma purtroppo sbagliata visto che non è praticata quasi da nessuno. Si vedrà , l'importante, per ora è mettere a fuoco le cose. Poi contano tante altre cose, che dipendono da noi (chiarezza dello scrivere nella forma e nella sostanza) e dal caso (tempo di correzione). | |
| Da: straniero | 08/03/2010 18:39:44 |
| credo che ciò che conta è più che la soluzione "giusta", che non può esserci a priori, come dimostra il fatto che gli stessi TAR decidono questioni identiche in maniera diversa, l'attendibilità dell'iter logico giuridico seguito nel ragionamento, che può anche portare a conclusioni diverse da quelle della Commissione, ma comunque resta un ragionamento attendibile. SArebbe peggio il caso in cui si ottiene una soluzione condivisa dalla Comimssione ma con un iter illogico o zoppicante. p.s. io non ho applicato la sospensione feriale dei termini, che si applicano solo per la sospensiva cautelare che, mi pare di ricordare, non veniva chiesta dal ricorrente Tizio. | |
| Da: eh | 08/03/2010 21:06:58 |
| per esaurita in post 08/03/2010 17.21.11 (ultima parte) Repubblica â€" 07 marzo 2010 Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all' estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono. Io - insieme a qualche altro milione di italiani - sono l' incarnazione di un' anomalia. Rappresento l' inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato. MICHELE SERRA | |
| Da: fandango | 09/03/2010 08:42:10 |
| scusate ma torno dove il dente duole: vorrei fare un sondaggio (a cui spero parteciperete) in quanti si sono posti d'ufficio la questione dell'integrità del contraddittorio a prescindere dalla soluzione adottatta? (non è che sono insistente ma penso che questo catrappolone sia quello risolutivo) intanto rispondo io : NO | |
| Da: fandango | 09/03/2010 09:45:59 |
| Vi riporto una interessante sentenza del cds sulla notifica ai consiglieri, però non riesco a capire non trovando la sentenza del tar lazio di primo grado se il ricorso doveva essere notificato anche ai cons. di minoranza. “il meccanismo del premio di maggioranza è tale da comportare assegnazioni di seggi consiliari in percentuali nettamente differenziate rispetto ai voti concretamente espressi dal corpo elettorale, con la conseguenza che i consiglieri eletti, in caso di contestazione in sede giurisdizionale del risultato elettorale, in quanto destinati a perdere la qualità di consiglieri di maggioranza ed il loro seggio, in caso di accoglimento del ricorso, hanno un interesse attuale e diretto a resistere alle censure; pertanto, è necessaria la notificazione dell’originale ricorso ai medesimi in quanto contraddittori necessari� (Cons. Stato, Sez. V, 8.7.2002 n. 3784). | |
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| Da: esaurita | 09/03/2010 12:43:37 |
| Io non mi sono posta il problema dell'integrità del contradditorio. La legge TAR dice che il ricorso va notificato ad almeno uno dei controinteressati. Il ricorrente ha notificato non a tutti ma sicuramente ad almeno uno. Quindi semmai il problema era quello di fare un'ordinanza di integrazione. Come è possibile dichiarare il ricorso inammissibile quando il ricorrente ha rispettato la norma che impone la notifica ad almeno un controinteressato? | |
| Da: puma | 09/03/2010 12:51:57 |
| per esaurita: perchè la natura del contenzioso e la natura degli interessi coinvolti (sostanziali) impedisce l'integrazione del contraddittorio. Non a caso si parla di "parte che vi ha interesse" e non semplicemente di controinteressato. Siamo nell'ambito di diritti e non di interessi legitimi, tant'è vero che si è in presenza di giurisdizione di merito. Se tu in una ordinaria causa civile sbagli la controparte (che so, il proprietario di un vaso che ti cade su un braccio) il tribunale dichiara il defietto di legittimazione ma non ordina mica l'integrazione del contraddittorio. | |
| Da: esaurita | 09/03/2010 15:41:40 |
| E' giurisdizione di merito (il GA interviene direttamente sull'atto) ma non esclusiva. Nella giurisdizione amministrativa ordinaria estesa al merito il GA non giudica su diritti ma su interessi legittimi connessi al corretto espletamento delle procedure elettorali. | |
| Da: rover | 09/03/2010 16:19:58 |
| Hai perfettamente ragione,esaurita.Ciò ripropone la questione del difetto di giurisdizione,in attesa della giurisdizione esclusiva G.A. in materia elettorale.Legge delega 69/2009.Sentenza Corte Costituzionale n.259/09(anche se si riferisce a elezioni nazionali). | |
| Da: eh | 09/03/2010 16:26:41 |
| Trattasi di giurisdizione di legittimità estesa al merito, non esclusiva, il GA non giudica su diritti ma su interessi legittimi. | |
| Da: esaurita | 09/03/2010 17:36:15 |
| facendo il punto: concordiamo sulla giurisdizione di legittimità estesa al merito quindi come può il GA dichiarare il ricorso inammissibile perchè non notificato a tutti quando la legge TAR dice almeno uno dei controinteressati? Il ricorrente ha rispettato la legge TAR e non può per questo vedersi dichiarare inammissibile il ricorso. Semmai il GA doveva ordinare l'integrazione del contradditorio, ma la cosa mi sembra poco plausibile in una prova concorsuale e non credo che qualcuno dei concorsisti l'abbia fatto. Io ed eh abbiamo fatto una prova per lo meno simile ... mi pare | |
| Da: puma | 09/03/2010 18:19:34 |
| ognuno è libero di pensarla come vuole. Per me che faccio l'avvocato tutti i giorni da 12 anni c'è un difetto di contraddittorio grande come una casa. Poi si può discutere sull'integrazione. Quanto alla scarsa plausibilità della questione, questo era un concorso per fare i giudici e i giudici la prima cosa che fanno è vedere se le notifiche sono state fatte ritualmente a tutte le parti che devono necessariamente partecipare al giudizio, a prescindere dalle eccezioni di parte. Siccome l'ho scritto in tutti i modi e sono state allegate le sentenze che chiariscono questo aspetto, e siccome ho per di più portato anche l'esperienza pratica dei colleghi che si occupano di questo genere di ricorsi, sentendomi un po' come una sibilla, non posso che fare a tutti (e a me stesso) i migliori auguri, sperando con voi che abbiate ragione, ma francamente ne dubito. La prova pratica, se non avete capito bene, rischiano di passarla solo i 15 che hanno rilevato questa cosa qui, visto che su quasi tutto il resto, praticamente, ogni cosa è giusta | |
| Da: eh | 09/03/2010 19:18:46 |
| per esaurita, NOTE SUL VOTO "ASSISTITO" Con precetti sostanzialmente analoghi, l’art. 41 del d.P.R. 570/1960 e gli artt. 55 e 56 del d.P.R. 361/1957 disciplinano l’istituto del c.d. voto assistito. Dopo aver ribadito il principio soggettivistico propugnato dall’art. 48 della Costituzione (“il voto è dato dall’elettore presentandosi personalmente all’Ufficio elettoraleâ€�), il legislatore individua i destinatari dell’istituto (“i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altri impedimento di analoga gravità …â€�), lo strumento per il concreto esercizio del diritto di voto (“…esercitano il diritto elettorale con l’aiuto di un elettore della propria famiglia o, in mancanza, di un altro elettore, che sia stato volontariamente scelto come accompagnatore…â€�), le modalità di accertamento della volontà dell’elettore (“…il presidente del seggio accerta, con apposita interpellazione, se l’elettore abbia scelto liberamente il suo accompagnatore e ne conosca il nome e cognome…â€�), le formalità documentali (“…e registra nel verbale, a parte, questo modo di votazione, indicando il motivo specifico di questa assistenza nella votazione, il nome dell’autorità sanitaria che abbia eventualmente accertato l’impedimento ed il nome e cognome dell’accompagnatore…il certificato medico eventualmente esibito è allegato al verbaleâ€�; “l’annotazione del diritto al voto assistito … è inserita, su richiesta dell’interessato, corredata della relativa documentazione, a cura del Comune di iscrizione elettorale, mediante apposizione di un corrispondente simbolo o codice, nella tessera elettorale personale, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di riservatezza personale…â€�) e le caratteristiche dei certificati medici eventualmente esibiti (“i certificati medici possono essere rilasciati soltanto dai funzionari medici designati dai competenti organi dell’autorità sanitaria locale; i designati non possono essere candidati né parenti fino al quarto grado di candidati. Detti certificati devono attestare che la infermità fisica impedisce all’elettore di esprimere il voto senza l’aiuto di altro elettore; i certificati stessi devono essere rilasciati immediatamente e gratuitamente, nonché in esenzione da qualsiasi diritto od applicazione di marcheâ€�). In termini di approccio esegetico, si è rilevato che “la previsione della ammissione al voto assistito per le persone affette da gravi impedimenti non è, come spesso si è ritenuto, una norma di carattere eccezionale, derogatoria dei principi di personalità e segretezza del voto, ma è una norma a regime che l’ordinamento è tenuto a prevedere essendo volta a regolare il sacrosanto diritto di voto di chi, affetto da handicaps di particolari gravità che gli impediscono l’esercizio di un incomprimibile diritto politico, non può farlo se non con l’ausilio di un familiare o di una persona di sua fiduciaâ€�; questa interpretazione “scaturisce da una attenta lettura del contenuto precettivo del secondo comma dell’articolo 41, il quale stabilisce che gli elettori affetti da impedimenti di gravità analoga a quella dei ciechi, degli amputati alle mani o dei paralitici, esercitano il diritto elettorale con l’aiuto di un elettore; l’accompagnatore, in sostanza, è soltanto una modalità di esercizio del voto, nel senso che esso rappresenta l’unico ‘ausilio’ possibile per mettere sullo stesso piano degli altri elettori il cittadino affetto da gravissimi impedimentiâ€� (1). Come si è visto, destinatari dell’istituto sono i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi “o da altro impedimento di analoga gravità â€�. L’indeterminatezza dell’espressione, rileva il massimo organo di giustizia amministrativa, “manifesta l’intento legislativo di non delimitare in modo rigoroso l’ambito delle menomazioni che ostacolano l’esercizio del votoâ€�; “l’apertura analogica della norma, tuttavia, non è illimitata, ma, pur consentendo di attribuire rilievo anche a situazioni ‘atipiche’, va correttamente riferita ai soli impedimenti che presentano elementi di evidente somiglianza con la cecità , le amputazioni e la paralisi, tali da riconoscere l’effettiva sussistenza di quella eadem ratio che sola giustifica il ricorso al voto assistitoâ€�; cosicchè “il dato comune che permette l’estensione della norma non è costituito…dal solo livello quantitativo della riscontrata gravità dell’affezione, né dalla sua attitudine ad impedire l’autosufficiente esercizio del voto, ma, piuttosto, dalla natura oggettiva e dalle caratteristiche qualitative dell’infermità â€�; ed “in questo senso è evidente che le ipotesi patologiche espressamente contemplate dall’art. 41 comma 2 identificano precisi impedimenti fisici che ostacolano la materiale espressione del voto, per l’impossibilità di distinguere i contenuti della scheda o di manifestare la scelta o, infine, di compiere le operazioni di chiusura della schedaâ€�; in definitiva, “l’elemento unificante è costituito…dalla presenza di circostanze che incidono esclusivamente nella fase di dichiarazione di una volontà regolarmente formatasiâ€� (2). Sotto questo profilo sono state considerate patologie idonee le infermità inibenti l’uso (corretto) delle mani, quali il parkinsonismo (3), il tremore senile, l’artrite deformante, e gli esiti da ictus cerebrale (4), o degli occhi, come ad esempio le cateratte (5). Di contro, la giurisprudenza amministrativa esclude â€" concordemente e costantemente â€" la rilevanza degli handicap psichici (6), ancorché concorrenti con menomazioni fisiche (7). Poiché le infermità che determinano incapacità psichica attengono non alla espressione della volontà dell'elettore â€" di cui può essere strumento sostitutivo l'accompagnatore â€" ma alla (sua) stessa formazione, per la quale non sono ammissibili rimedi sostitutivi in quanto il voto è atto personalissimo, non convenire sull’esclusione del deficit psichico, significherebbe legittimare una non corretta formazione della voluntas, perché “l’accompagnatore finirebbe per sostituire la sua volontà a quella dell’elettoreâ€� (8). Dalla lettera della norma non traspare, quanto meno con immediatezza, la linea di confine oltre la quale necessita l’apposita certificazione medica: in quali casi, cioè, l’elettore (fisicamente impedito) debba essere ammesso al voto assistito (soltanto) previa esibizione di idoneo certificato medico; ne consegue che, secondo il costante indirizzo giurisprudenziale, in disparte le tre ipotesi tipiche (cecità ; amputazione delle mani; paralisi), legislativamente individuate, spetta al presidente di seggio valutare, di volta in volta, l’effettività dell’impedimento (9). Posto che l’elettore, qualora l’impedimento sia evidente, può essere ammesso al voto assistito sic et simpliciter, occorre sostanziare l’oggetto della verbalizzazione, in altri termini la portata della locuzione indicando il motivo specifico di questa assistenza nella votazione. Secondo l’insegnamento del massimo organo di giustizia amministrativa, “non è necessaria da parte del presidente di seggio l’esposizione di una congrua motivazione esplicativa dell’iter logico percorso per la maturazione del giudizio di ammissione al voto assistito, essendo invece sufficiente che l’infermità verbalizzata quale motivo specifico per l’ammissione al voto assistito costituisca oggettivamente impedimento visivo o motorio di una certa rilevanza nell’ambito di quell’indagine empirica, da effettuare sul momento, che costituisce potere-dovere del presidente di seggioâ€� (10). Ancora: premessa la necessità , “nel procedimento delineato nell’art. 41, che degli adempimenti prescritti venga effettuata una rigorosa e corretta verbalizzazione, la quale costituisce il momento di emersione dei profili di legittimità delle operazioni elettoraliâ€�, si evidenzia che “la legge, nel prescrivere gli accertamenti demandati al presidente del seggio, gli impone di registrare nel verbale, in una apposita sezione, questo modo di votazione, indicando il motivo specifico di questa assistenza nella votazione, il nome dell’autorità sanitaria che abbia eventualmente accertato l’impedimento e il nome e il cognome dell’accompagnatore: non prescrive, invece, oltre alla indicazione del ‘motivo specifico di questa assistenza’, una sia pur sommaria motivazione, giacché l’accertamento demandato al presidente del seggio implica apprezzamenti di fatto o giudizi di merito di cui egli porta, insieme eventualmente ad altri, l’intera responsabilità â€� (11) I maggiori contrasti interpretativi riguardano la portata vincolante dei certificati medici (eventualmente) prodotti. L’indirizzo del massimo organo di giustizia amministrativa era â€" salvo sporadiche oscillazioni (12) â€" sostanzialmente univoco nel sostenere due principi: a) la valutazione medica non lascia margini di scelta al Presidente di seggio solo quando esprima inequivocabilmente che l'elettore non è materialmente in grado di tracciare il segno di voto per l'impossibilità di servirsi delle mani o della vista, salvo il caso in cui la certificazione risulti in modo evidente falsa o comunque non veritiera; b) negli altri casi â€" ovvero: quando tali certificazioni “nulla affermano in ordine alla totale compromissione delle suddette funzioni, oppure si limitano a diagnosticare patologie che, al di là fi ogni apprezzamento di ordine medico-legale, alla stregua della comune esperienza, non ingenerano radicali menomazioni fisicheâ€� (13) â€" i certificati medici prodotti dall'elettore costituiscono atti di certezza privilegiata solo per quanto attiene alla natura dell'infermità e non anche in relazione alla specifica capacità invalidante della medesima il cui accertamento è comunque rimesso al prudente apprezzamento del Presidente di seggio; con la conseguenza che la certificazione medica lo vincola solo per quanto concerne la natura della malattia, ma non sulla portata pratica della stessa quale concreto impedimento alla espressione materiale del voto (14). L’orientamento muta decisamente nel 2004, quando, valorizzando alcuni elementi integrativi (della formulazione originaria) dell’41 del d.P.R. 570/1960 â€" e dell’art. 56 del d.P.R. 361/1957 â€" in particolare la modifica introdotta dall’art. 9 della l. 271/1991, ai sensi del quale i certificati medici “debbono attestare che la infermità fisica impedisce all’elettore di esprimere il voto senza l’aiuto di altro elettoreâ€�, si sostiene che “il senso dell’espressione legislativa non lascia spazio a dubbi di sorta: ai fini del voto assistito, il funzionario medico designato dai competenti organi dell’unità sanitaria locale deve svolgere il suo accertamento anche sulla attitudine dell’infermità fisica, da cui è affetto l’elettore, ad impedire (non solo, dunque, a renderla più gravosa) l’autonoma manifestazione del voto e di tanto deve dare attestazioneâ€�; di conseguenza, non potendosi ammettere che, “in un ambito dalla legge riservato ad altro organo, il presidente del seggio sovrapponga al giudizio professionale medico il suo - pur prudente â€" apprezzamentoâ€�, questi “non è tenuto in ogni caso alla cosiddetta prova empirica, volta ad accertare se l’impedimento lamentato dell’elettore rientri tra quelli elencati dalla legge o che la stessa permette di equiparareâ€� (tale accertamento essendo già stato effettuato, “nell’esercizio della sua discrezionalità tecnica, dal competente organo pubblico che, inoltre, si è assunto la responsabilità della relativa certificazioneâ€�), pur potendo “esperire tutti gli accertamenti e fare tutte le valutazioni che siano funzionali all’esercizio del potere, di cui è titolare, di consentire la modalità di voto in questione, fino a disattendere la certificazione esibita allorquando a sorreggere la sua decisione negativa sussistano elementi tali da indurlo a ritenere che questa sia falsa o che il giudizio medico, se non deliberatamente artefatto, sia evidentemente quanto meno non rispondente a canoni della scienza medica universalmente accettatiâ€� (15). Il revirement riceve un ulteriore impulso in pronunce successive, quando si evidenzia (anche) la modifica introdotta dall’art. 1, c. 2, della l. 5 febbraio 2003, n. 17, Nuove norme per l’esercizio del diritto di voto da parte degli elettori affetti da grave infermità (16): “se oggi l’elettore può richiedere che il suo diritto al voto assistito venga indicato mediante l’anodina apposizione di un simbolo o di un codice sulla tessera personale, non si vede come il presidente del seggio possa risalire alla natura dell’impedimento patologico per compiere quella verifica empirica postulata dal pregresso indirizzo pretorioâ€� (17). Ma la querelle non può certo dirsi risolta, se è vero che â€" anche recentemente â€" il massimo organo di giustizia amministrativa propone un ritorno alla lettura originaria (18); del resto, anche nelle sentenze di segno contrario, si rinvengono, talvolta, dei significativi temperamenti (19). Secondo la giurisprudenza prevalente, il mancato reperimento dei certificati medici, consegnati dagli elettori autorizzati al voto assistito, non può incidere sulla legittimità dell’ammissione, qualora l’esibizione dei certificati risulti verbalizzata, con l’indicazione delle autorità sanitarie che li avevano rilasciati e della patologia sofferta (20). Rober Panozzo autore di saggi in materia di cittadinanza, anagrafe della popolazione, diritto di famiglia e immigrazione NOTE (1)Cons. di Stato, V, 27 aprile 1990, n. 401, in Serv. dem.,1991, 474. Peraltro, in altra sede lo stesso Consesso ha evidenziato la natura “eccezionale rispetto alla norma generale e quale deroga alla normalità dei casiâ€� del voto assistito: Cons. di Stato, V, 1 febbraio 1991, n. 102, ibidem,1993, 1090). Di (seppur parziale) “derogaâ€� all’art. 48 Cost., “perché il voto assistito non è un voto segreto, per sua ontologica impossibilità â€�, parla anche CGARS 22 giugno 2006, n. 303 (consultabile, come tutte le sentenze prive di citazione, nel sito del Consiglio di Stato), che evidenzia â€" pure â€" “il prezzo imposto dall’oggettiva menomazione fisica, per evitare la rinuncia all’esercizio del diritto civico di cittadino votanteâ€�. Sul rapporto tra segretezza (del voto) e voto assistito, si vedano le lucide considerazioni di BUSON, Presupposti e limiti del voto assistito, in Serv. dem., 2008, n. 1, 6 s. (2)Cons. di Stato, V, 15 marzo 2001, n. 1520. (3)Cons. di Stato, V, 15 marzo 2001, n. 1520, cit. (4)Cfr. Cons. di Stato, V, 24 gennaio 1992, n. 274, in Serv. dem.,1993, 477. La difficoltà (o anche l’impossibilità ) di deambulare “non ha nulla a vedere col voto assistitoâ€�: cfr. Cons. di Stato, V, 19 aprile 2007, n. 1812. (5)Ma solo quella bilaterale, secondo Cons.di Stato, V, 14 giugno 1991, n. 1159, in Serv. dem,1993,1235. CGARS 12 luglio 2005, n. 431, reputa inidonea a giustificare il ricorso al voto assistito “la mera diminuzione del visus, carente dell’indicazione della specifica gravità â€�. Tar Marche 23 ottobre 1999, n. 1136, in Serv. dem., 2001, 536, ha escluso “la legittimità del voto assistito in presenza di semplici, generici disturbi visivi o, comunque, diminuzione di ‘visus’ anche gravi, ma non tali da essere assimilati alla cecità , come pure in caso di affezioni reumatiche agli arti superiori o di artrite deformante, poiché tali tipi di patologie se possono in qualche modo condizionare la facile e rapida apposizione del segno grafico sulle schede, per le loro caratteristiche non determinano un assoluto impedimento alla materiale espressione del suffragio elettorale in quanto non escludono la funzionalità sensoriale della vista e dell’uso delle mani, la quale, seppure attenuata, è comunque da ritenere sufficiente da garantire una personale, seppure difficoltosa, espressione del voto in conformità al principio affermato dall’art. 48 della Costituzioneâ€� (6)Cfr., ex pluribus, Cons. di Stato, V, 7 novembre 2007, n. 5746. In dottrina, con ampio ventaglio argomentativo, NAPOLI, Il voto assistito, in Stato civ., 2006, 774 s. (7)Cfr. Cons. di Stato, V, 31 gennaio 2007, n. 387: “è da escludere … che un impedimento che si manifesti esclusivamente o prevalentemente in uno stato di alterazione psichica possa rendere legittimo il ricorso al voto assistitoâ€�. (8)Cons. di Stato, V, 24 gennaio 1992, n. 258, in Serv. dem.,1993,331; analogamente, in sede consultiva Cons. di Stato, I, 18 dicembre 1997, n. 1588, in Stato civ.,1998,617. In termini più ampi CGARS 22 giugno 2006, n. 303, cit.; dopo aver rilevato che “anche chi vota con l’assistenza esprime un voto, oltre che libero ed eguale, anche personale, perché l’assistente traccia sulla scheda i segni grafici che gli sono richiesti dall’elettore menomatoâ€�, l’Alto Consesso siculo ribadisce “con estremo rigore che deve trattarsi necessariamente di una patologia esclusivamente fisica … e non anche psichica (sicchè nessuna forma, anche senile, di demenza, né di sindromi analoghe, giustificherebbe, quand’anche accompagnata da concorrente paralisi o cecità , l’ammissione al voto assistito) …altrimenti, sarebbero violati gli inderogabili principi costituzionali: 1) della personalità del voto, perché esso sarebbe riconducibile alla volontà dell’accompagnatore, anziché a quella del votante; 2) dell’eguaglianza del voto, posto che l’accompagnatore esprimerebbe, in sostanza, due voti; 3) della libertà del voto, perché chi non è capace di determinarsi sul piano psichico sul voto che intende esprimere, non vota liberamenteâ€�. Tar Calabria, Catanzaro, 1 febbraio 2006, n. 78, rimarca l’infondatezza di rilievi fondati sull’“abrogazione, da parte della legge 13 maggio 1978 n. 180 (c.d. legge Basaglia), della norma che escludeva dal voto i soggetti incapaci di intendere e di volereâ€�, perché le “questioni relative al voto assistito non involgono … problematiche relative all’ammissione o meno al voto di soggetti con menomazioni di carattere psichico, quanto la possibilità che tali soggetti si avvalgano dell’assistenza di altri ai fini dell’espressione del votoâ€�. (9)Cfr. Cons. di Stato, V, 6 giugno1990, n. 505, in Serv. dem.,1991,477. Analogamente Min. Interno, Elezioni politiche â€" Istruzioni per gli uffici elettorali di sezione, Roma, 2008, 55 (riproponendo â€" costantemente â€" le medesime direttive: cfr., ad es. l’analoga pubblicazione del 2001, 60), che, con riferimento ai ciechi, sottolinea, altresì, come debbano “essere ammessi al voto assistito coloro che esibiscano il libretto nominativo attualmente rilasciato dall’INPS e, in passato, dal Ministero dell’Interno … a norma dell’art. 3 della legge 18 dicembre 1973, n. 854, quando, all’interno del libretto stesso, sia indicata la categoria «ciechi civili» e sia riportato uno dei seguenti codici: 10; 11; 15; 18; 19; 05; 06; 07â€�, in quanto “ognuno dei predetti codici attesta … la cecità assoluta del titolare del librettoâ€�. Peraltro, nella circolare 3 agosto 2004, n. 106, lo stesso Ministero aveva (già ) comunicato che, per motivi inerenti al rispetto delle disposizioni vigenti in materia di protezione dei dati personali, il libretto nominativo di pensione - attualmente rilasciato dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ai ciechi civili â€" “attesta unicamente la categoria generica INVCIV e il corrispondente numero del certificato e non prevede più alcuna dizione specifica né alcun numero o codice o fascia, identificativi dell’infermità che ha dato origine alla previdenza economicaâ€�. (10)Cons. di Stato, V, 6 giugno1990, n. 505, cit.. (11)Cons. di Stato, V, 27 aprile 1990, n. 401, cit. (12)Ad es. V, 13 febbraio 1998, n. 167, in Stato civ., 1998, 618 (13)BUSON, op. cit., 9. (14)Cfr., per tutte, V, 1 dicembre 2003, n. 7834. (15)Cons. di Stato, V, 15 marzo 2004, n. 1265, concludendo che “l’onere di dimostrare la sussistenza di siffatti elementiâ€� incombe, allora, “su chi intenda contestare come illegittima l’ammissione dell’elettore al voto assistitoâ€�. Analogamente, le successive pronunce della stessa Sezione 5 luglio 2005, n. 3716 e 11 maggio 2007, n. 2342 (16) “L’annotazione del diritto al voto assistito, di cui al secondo comma, è inserita, su richiesta dell’interessato, corredata della relativa documentazione, a cura del comune di iscrizione elettorale, mediante apposizione di un corrispondente simbolo o codice, nella tessera elettorale personale, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di riservatezza personale ed in particolare della legge 31 dicembre 1996, n. 675, e successive modificazioniâ€�. Per quanto riguarda il richiamo della normativa in materia di protezione dei dati personali, il riferimento è â€" ora â€" al d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali. A livello operativo, il Ministero dell’Interno â€" circolare 18 febbraio 2003, n. 6 â€" ha disposto l’annotazione, da parte del Comune di iscrizione nelle liste elettorali della sigla AVD (che “dovrà essere inserita all’interno del timbro del Comune, apponendo in calce la sottoscrizione di un delegato del Sindacoâ€�), “composta dalle lettere iniziali delle parole Diritto Voto Assistito, opportunamente posposte, per renderne il significato meno intelleggibileâ€�, a seguito di richiesta, “corredata da apposita documentazione sanitaria, attestante che l’elettore è impossibilitato ad esercitare autonomamente il diritto di votoâ€� (17)Cons. Di Stato, V, 14 novembre 2006, n. 6685, aggiungendo che “evidentemente il rilievo contribuisce a falsificare la precedente ermeneutica anche con riferimento ai casi in cui l’elettore decida di non avvalersi di tale facoltà : deve invero escludersi che il diritto al voto assistito possa dipendere dalla scelta dell’elettore di tutelare, o meno, la propria riservatezza e che, dunque, gli accertamenti del presidente del seggio, preclusi nella prima fattispecie (…esibizione della tessera elettorale con l’annotazione del diritto al voto assistito …ndA), siano invece consentiti nella seconda (…esibizione del certificato medico… ndA)â€�. Analogamente Tar Marche 29 marzo 2005, n. 260 (“…in presenza di tale accennata annotazione sul certificato elettorale da valere per diverse elezioni, dello stato di infermità fisica dell’elettore e del conseguente suo diritto al voto assistito, è di tutta evidenza che al Presidente del seggio elettorale in cui risulta iscritto il medesimo elettore, non vengono lasciati margini di scelta, attesa l’impossibilità per il medesimo di conoscere il tipo di infermità acclarata nel certificato medico presentato all’ufficio comunale, attraverso la sua materiale visione e, quindi, di contestarne eventualmente il contenuto…â€�); Tar Campania, Salerno, 13 aprile 2005, n. 559 (“…Orbene, dal testo normativo così modificato si evince che la responsabilità di attestare l’esigenza del voto assistito grava sul funzionario designato dalla ASL., con la conseguenza che nessuna prova empirica è più richiesta al presidente del seggio, il quale non deve far altro che accertare la regolarità formale del certificato medico, senza alcuna possibilità di contestarne il contenuto e senza alcun obbligo di specifica motivazione…â€�); Tar Calabria, Catanzaro, 9 ottobre 2006, n. 1141 (“a seguito di tale modifica nei certificati attestanti l’impedimento dell’elettore non deve più essere descritta l’infermità che autorizza a votare con l’ausilio di altra persona, bastando in merito l’inserimento di un semplice simbolo o codice sulla scheda elettorale; per cui oggi è impedito ogni possibile intervento in merito da parte del presidente del seggio, il quale non è più tenuto alla cd. prova empirica volta ad accertare se l’impedimento lamentato dall’elettore rientri tra quelli elencati dalla legge…â€�); Tar Puglia, Lecce, 13 ottobre 2006, n. 4940 [“ai sensi del più recente (e certamente preferibile) approccio interpretativo in materia, quindi, deve ritenersi che il ricorso alla c.d. ‘prova empirica’ possa essere ammesso non già al fine di integrare o revocare in dubbio il contenuto della certificazione medica di fonte pubblica (il cui valore di attestazione privilegiata può essere contestato solo con strumenti diversi, quali la querela di falso), bensì al più limitato effetto di ammettere al voto assistito soggetti la cui menomazione fisica (ad es.: amputazione degli arti superiori) risulti ictu oculi sia nella sua consistenza obiettiva, sia nel suo carattere impeditivo rispetto all’autonoma espressione del voto)â€�]; Tar Campania, Salerno, 12 gennaio 2007, n. 10 (“…la peculiare ed essenziale rilevanza del certificato del funzionario medico dell’A.S.L. è ulteriormente avvalorata dalla legge 5/2/2003 n. 17 …con ciò significandosi la preponderanza in parte qua dell’attestazione del funzionario medico dell’A.S.L. al quale è trasferita la responsabilità della forma di votazione in questione, funzionario che, giova porre in luce, la legge ha avuto cura di stabilirne la scelta al di fuori della parentela entro il quarto grado con i candidati all’elezioneâ€�); Min. Interno, Elezioni politiche, cit., 54 (“…pertanto, qualora l’elettore si presenti al seggio con la tessera elettorale personale nella quale sia apposto il suddetto simbolo o codice, questi dovrà essere senz’altro ammesso al voto con l’aiuto di un accompagnatoreâ€�). Convengono sulla portata vincolante del certificato medico, nei limiti evidenziati da Cons. di Stato, V, 15 marzo 2004, n. 1265, cit.: Tar Calabria, Catanzaro, 16 marzo 2005, n. 415; Tar Campania, Salerno, 20 maggio 2005, n. 815; Tar Campania, Napoli, 10 marzo 2005, n. 1706; Tar Sardegna 19 luglio 2006, n. 1515. (18)Cfr. Cons. di Stato, V, 7 novembre 2007, n. 5746, cit. [secondo cui, “anche a seguito della novella di cui all’art. 1 l. n. 17/2003 i certificati medici debbono continuare ad attestare che la infermità fisica impedisce all'elettore di esprimere il voto senza l'aiuto di altro elettore ed il Presidente del seggio è tenuto comunque ad indicare nel verbale il motivo specifico di questa assistenza nella votazione (pur in mancanza di certificato medico o di genericità del medesimo) ed il motivo specifico non può che riguardare le ipotesi tassativamente previste o altro impedimento di analoga gravità . Per cui il Presidente del seggio continua ad essere tenuto alla cosiddetta prova empirica, volta ad accertare se l'impedimento addotto dell'elettore (anche se l’elettore presenta la tessera elettorale con il relativo simbolo o codice di aver titolo al voto assistito) rientri tra quelli elencati dalla legge o che la stessa permette di equiparare, procedendo alla relativa verbalizzazioneâ€�]; Cons. di Stato, V, 31 gennaio 2007, n. 387, cit. [secondo cui, tra l’altro, la disciplina elettorale in materia di voto assistito“integra una di quelle espresse disposizioni di legge che consentono il trattamento â€" sub specie di “comunicazioneâ€� al Presidente di seggio, ex art. 4, comma 1, lett. d), d. lgs. n. 196/2003 â€" del dato sensibile relativo alla salute dell’elettore che voglia essere ammesso al voto assistito, specificando che il tipo di dato in questione è la diagnosi della patologia invalidante e che l’operazione eseguibile è la comunicazione al seggio elettorale e l’inclusione nel relativo verbaleâ€�, mentre “la finalità di rilevante interesse pubblico perseguita è … quella che sia assicurato, nell’interesse di tutti i cittadini, il pieno rispetto dei principi fondamentali di cui all’art. 48, secondo comma, della Costituzione, in ordine alla personalità ed eguaglianza, e libertà e segretezza, del voto che sarà espresso in modo assistitoâ€�; negli stessi termini CGARS 22 giugno 2006, n. 303, cit.]; Cons. di Stato, V, 19 aprile 2007, n. 1812 , cit. (19)Si evidenzia, ad es., che, per poter “disattendere la certificazione esibita allorquando a sorreggere la sua decisione negativa sussistano elementi tali da indurlo a ritenere che questa sia falsa o che il giudizio medico, se non deliberatamente artefatto, sia evidentemente quanto meno non rispondente a canoni della scienza medica universalmente accettatiâ€� (come sottolineato da Cons. di Stato, V, 15 marzo 2004, n. 1265, cit.), è “evidente che il presidente del seggio deve, comunque, conoscere, attraverso l’attestazione contenuta nel certificato medico, quale sia la patologia che, a giudizio del medico, determina l’impedimento, soprattutto con riferimento a quelle patologie, definite dalla legge di analoga gravità il cui effetto preclusivo all’esercizio del diritto di voto non risulta in maniera evidenteâ€�; quindi, “pur se la contestazione sul contenuto del certificato medico deve rimanere circoscritta …, è comunque evidente che rimane funzionale all’esercizio delle facoltà spettanti al presidente del seggio la conoscenza della patologia adotta dall’elettore è certificata come impediva dell’esercizio del votoâ€�: Cons. di Stato, V, 20 marzo 2006, n. 1439; analogamente CGARS 22 giugno 2006, n. 303, cit. (20)Cfr. Cons. di Stato, V, 24 gennaio 1992, n. 274, cit.; analogamente Cons. di Stato, V, 21 settembre 1996, n. 1148, in Stato civ., 1997, 779: “va infine considerato irrilevante il fatto che, a seguito dell’istruttoria disposta dal Tar, non siano stati rinvenuti i certificati medici, rispetto ai quali è stato dato atto a verbale della loro esistenza e della loro allegazione al verbale medesimo; sul punto, solo mediante una querela di falso…si sarebbe potuto far risultare che quanto emerge dal verbale non corrisponde a quanto accadutoâ€�. | |
| Da: puma | 09/03/2010 19:35:06 |
| e secondo te in questo ulteriore malloppo c'è scritto che il presidente deve fare una prova empirica? Mi sembra che dica proprio il contrario, e cioè che o l'invalidà è oggettiva o dev'essere necessariamente certificata dal medico (vedi l'intera nota 17). E deve essere verbalizzata dal presidente, che non fa proprio nessuna prova empirica. Torno a chiederti, visto che il tuo ragionamento continua a essere abbastanza oscuro: ma per te la prova empirica in cosa consiste? e' la semplice verbalizzazione della ragione del voto assistito o è un accertamento empirico che dovrebbe compiere il presidente del seggio? | |
| Da: eh | 09/03/2010 19:52:10 |
| ahahahahah, puma, ma come fai........... sei veramente incredibile............. Un forte abbraccio virtuale!! | |
| Da: puma | 09/03/2010 20:20:16 |
| Anzitutto riporto il diverso concetto di prova empirica che riporta la sent. consiglio di Stato 6685/2006 rispetto a quanto si legge nella nota 18 (per la sentenza ivi citata la prova empirica sarebbe semplicemente la verifica che l'infermità corrisponde a quelle indicate dalla norma). dice invece Cds 6685/2006 che: "di conseguenza il Presidente di seggio avrebbe dovuto verificare empiricamente lo stato di impossibilità fisica dell’elettore ad esprimere personalmente il voto, dando atto, nel verbale, dell’avvenuto esperimento di tale “prova empirica�. per cui già c'è una differenza nel concetto di tale prova empirica, per il tuo scritto semplicemente un'annotazione di verifica rispetto alla norma, per altri la verifica concreta dell'infermità mediante le famose due dita davanti agli occhi. quindi preliminarmente dovresti chiarire che cosa hai scritto, essendo condivisibile, anzi previsto, che il presidente verbalizzi quale tipo di invalidità legittimi il voto assistito e che l'infermità corrisponda a quelle previste dalla legge, ma non invece che debba verificare mediante prova di fatto la sussistenza dell'infermità . Ad ogni buon conto, se leggi correttamente il tuo commento dice esattamente che la prova empirica non deve essere più effettuata e che nei sporadici casi in cui è stata riproposta la vecchia lettura della norma (necessità di una prova empirica sub specie di semplice verifica ai canoni di legge) l'affermazione è soggetta a notevoli temperamenti. Comunque di questa cosa sono sfinito. secondo me ti vuoi illudere a tutti i costi di aver scritto una cosa giusta, mentre invece non lo è, ed è pacifico. Se ti vuoi illudere fai pure. Io ho scritto una fesseria sulla sospensione feriale - tesi per altro sostenuta in un articolo del foro italiano, mica dal sig.pinco pallino "autore di saggi sulla cittadinanza" - ma non è che mi vado a cercare i più reconditi saggi per sperare a tutti i costi che il mio scritto possa convincere qualcuno. E' una questione di obiettività : le due questioni della prova empirica e della giurisdizione, insieme alla sospensione feriale, sono proprio questioni che contrariamente alle tue "convinzioni" non sono minimamente in discussione tra le tante discutibili della prova pratica. Non c'è difetto di giurisdizione, non c'è nessuna prova empirica da fare, si applica la sospensione feriale dei termini. Mi pare molto molto semplice da verificare ed accertare | |
| Da: eh | 09/03/2010 20:24:11 |
| per esaurita, leggi, se vuoi (visto che questo è un forum di discussione, non un tribunale con vincitori e vinti) e con calma il "saggio". Mi pare evidente l'obbligo/responsabilità del presidente di porre in essere la c.d. "prova empirica" circa la natura dell'impedimento dell'elettore assistito salvo i casi di evidenza ictu oculi. Il contrasto giurisprudenziale (ancora vivissimo) è sulla preminenza di questa verifica del presidente su quella di "eventule" certificazione medico/patologica. Sul piano concreto la doglianza (ricordo che siamo in un processo chiesto/pronunciato) non affrontava però quest'ultimo dibattuto punto sottolineando esclusivamente l'inadempimento del presidente alla sua incombenza di verifica empirica dell'impedimento al voto in quanto lo "eventule" certificato non era stato presentato affatto, incombendo nel caso "concreto" la verifica solo ed esclusivamente sul ("distratto") presidente di seggio. | |
| Da: puma | 09/03/2010 20:49:50 |
| eh, sei veramente incredibile. In bocca al lupo comunque | |
| Da: eh | 09/03/2010 21:24:32 |
| grazie!! In bocca al lupo anche a te, puma!! | |
| Da: 40 | 09/03/2010 22:36:05 |
| attenzione che la giurisdizione di merito può riguardare anche diritti, non solo interessi! Vedi, ad esempio, giudizio di ottemperanza (tipica giurisdizione di merito) in tema di effetti dell'annullamento dell'aggiudicazione sul contratto. La giurisdizione di merito comprende quella esclusiva ed è più estesa di questa, potendo il GA sostituirsi all'amministrazione; | |
| Da: fandango | 10/03/2010 09:48:37 |
| ritengo che abbia ragione su tutta la linea puma. quelli che vinceranno sono i 15 che hanno preso la questione del contraddittorio, che in effetti non era facile. io la questione invece per 40: la giurisdizione di merito e esclusiva sono concetti distinti non è vero che quella di merito sia più estesa di quella esclusiva, infatti il merito comporta che il ga si sostituisce all'amm ma siamo sempre difronte a interessi legittimi mentre nella esclusiva il ga conosce di interessi più diritti ma non può conoscere del merito. Il riferimento all'ottemperanza non è corretto questo giudizio infatti è sia esclusivo che di merito. ciao | |
| Da: 40 | 10/03/2010 10:47:31 |
| E quindi esisterebbero differenti giurisdizioni di merito? Quella dell'ottemperanza, che è anche esclusiva e le poche altre, tipo quella elettorale, che non sarebbero anche esclusive ma limitate agli interessi? Resto dubbioso... | |
| Da: fandango | 10/03/2010 10:52:59 |
| guarda sono sicurissimo tanto che quando nel 2005 il legislatore ha stabilito espressamente che l'ottemperanza è giurisdizione esclusiva (art. 21 nonies l.241/90 : vado a memoria non ho il testo di legge) da più parti si è criticata questa scelta perchè ci si è chiesti se questa modifica comportasse il venire meno della giurisdizione di merito. Ciò posto ad oggi prevale la tesi che la modificazione non abbia modificato nulla sotto l'aspetto della giurisdizione della giurisdizione di merito. Sull'elettorale poi la situazione è chiara essendo giurisdizione di merito il ga conosce solo di interessi legittimi e il go di diritti soggettivi, poi se accoglie il ricorso il ga si sostituisce alla pa modificando direttamente il risultato elettorale. ciao | |
| Da: puma | 10/03/2010 11:09:45 |
| io in verità la dò buona a tutti e due, fandango e 40. La questione è stata forse da me mal posta sin dall'inizio. Per quanto mi ricordi: Nella giurisdizione dimerito il giudice si sostituisce all'amminstrazione, che sia questione di diritti o che sia questione di interessi legittimi. Nella giurisdizione esclusiva, pur pronunciandosi anche su diritti non si sostituisce all'amminstrazione. Gli equivoci tra le due giurisdizioni sorgono probabilmente per il fatto che qualcuno, come sappiamo tutti, parla di giudizio sul rapporto, che in verità esiste comletamente solo nella giurisdizione di merito (in quella di legittimità il rapporto di cui si conosce - parzialmente - deriva pur sempre dall'atto impugnato) Giurisdizione esclusiva e di merito si pongono su piani differenti, perchè differente è l'ottica sostanziale e definitoria di partenza. Con la giurisdizione esclusiva (o di legittimità ) ci si riferisce all'oggetto del giudizio (diritti o interessi), con la giurisdizione di merito si ha riguardo ai poteri del giudice (sostituirsi alla p.a. e adottare un provvedimento). Nei primi due casi (legittimità ed esclusiva) i poteri del giudice sono una conseguenza della posizione giuridica di cui si conosce, mentre nel merito è il dato di partenza. Il fatto che la giurisdizione elettorale sia di merito significa che il g.a. si può sostituire all'amministrazione e proclamare un eletto. Il fatto che possa annullare le elezioni e conoscere del merito della controversia e sul rapporto tra soggetti, oltre che con l'amministyrazione, significa che se decide di annullare le elezioni - togliendo voti di qua e di là a chi sulla base degli stessi ha acquisito una posizione giuridica di diritto - implica la necessità di convenirli in giudizio per consentirgli una difesa. | |
| Da: fandango | 10/03/2010 11:45:23 |
| non sono d'accordo sullagiurisdizione di merito per quanto concerne i diritti soggettivi: il ga in sede di merito non conosce dei diritti sogegttivi applicandosi il criterio generale sulla ripartizione della giurisdizione (petitum sostanziale o causa petendi) diritto sogg go e interesse legittimo ga. nell'elettorale è vero che può intaccare diritti soggettivi ma indirettamente perchè il petitum sostanziale è l'interesse legittimo di tizio al legittimo svolgimento della procedura. on ciò nulla toglie che tutti i consiglieri eletti dovevano essere convenuti in giudizio, l'errore grave e imperdonabile è il non essersi posti il problema poi le soluzioni erano o inammissibilità per mancata notifica a tutti o integrazione del contraddittorio, beninteso solo per la domanda di annullamento dell'intera procedura invece poteva essere decisa tranquillamente la semplice correzione della elezione a sfavore di caio ultimo degli eletti a cui era stato ritualmente notificato il ricorso. | |
| Da: fandango | 10/03/2010 12:34:20 |
| Vi riporto un atto pubblicato dsi percorsi della giuffrè. L'atto quando richiede o l'inammissibilità del ricorso o in subordine l'ordine della integrazione del contraddittorio lo limita ai soli consiglieri di maggioranza ma il ricorso chiede l'annullamento delle procedure elettorali con l'annullamento della proclamazione degli eletti. Voi cosa ne pensate, secondo me lo riterrei impreciso dovendosi chiedere l'integrazione rispetto a tutti i consiglieri. Altrimenti avremmo fatto bene la prova. Cosa ne pensate in proposito? pubblicato il 23 Novembre 2009 Memoria in materia elettorale. Traccia Con ricorso proposto dinanzi al TAR il sig. Beta ha chiesto l’annullamento degli atti di proclamazione degli eletti alle cariche di Sindaco e di Consiglieri comunali del Comune Alfa. Il candidato, assunte le vesti del legale del Comune Alfa, rediga l’atto ritenuto più idoneo a salvaguardare le ragioni del proprio assistito. Giurisprudenza q Cons. Stato, Sez. V, 15 luglio 2005 n. 3804: nel contenzioso elettorale, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità del gravame per la genericità delle censure, delimitare con riferimenti precisi e concreti l'area di incidenza delle proprie censure, il numero (anche se approssimativo) delle schede contestate e, comunque, l'influenza derivante sui risultati dalle irregolarità commesse e sulla genuinità dei risultati così come definitivamente conteggiati, non essendo ammesse in ogni caso supposizioni od illazioni secondo cui erronee trascrizioni potrebbero aver compromesso la rispondenza dei voti attribuiti alla volontà del corpo elettorale, senza nemmeno riportare un minimo di effetti di tale irregolarità . Lo scopo è di evitare che l'astratta deduzione di vizi si trasformi in un espediente per provocare un inammissibile generale riesame delle operazioni di scrutinio. Svolgimento ECC.MO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE MEMORIA per il Comune Alfa, in persona del Sindaco p.t., sig. …….., CF …………….., rappresentato e difeso, giusta procura in calce al presente atto, dall’avv. Bianchi e con lui elettivamente domiciliato in ....... contro il sig. Beta (avv. Rossi) nel giudizio n. 159/2009 * * * FATTO Con il gravame in epigrafe il sig. Beta ha adito codesto Ecc.mo TAR per ottenere il rinnovo delle operazioni elettorali relative a talune sezioni del Comune Alfa per l’attribuzione dei voti e delle preferenze a tutti i candidati Sindaci e Consiglieri. Detto gravame è palesemente inammissibile ed infondato alla stregua dei seguenti motivi di DIRITTO 1. â€" Preliminarmente si eccepisce l’inammissibilità del gravame per omessa notifica dello stesso a tutti i consiglieri comunali di maggioranza. Come noto, “il meccanismo del premio di maggioranza è tale da comportare assegnazioni di seggi consiliari in percentuali nettamente differenziate rispetto ai voti concretamente espressi dal corpo elettorale, con la conseguenza che i consiglieri eletti, in caso di contestazione in sede giurisdizionale del risultato elettorale, in quanto destinati a perdere la qualità di consiglieri di maggioranza ed il loro seggio, in caso di accoglimento del ricorso, hanno un interesse attuale e diretto a resistere alle censure; pertanto, è necessaria la notificazione dell’originale ricorso ai medesimi in quanto contraddittori necessariâ€� (Cons. Stato, Sez. V, 8.7.2002 n. 3784). Ebbene, nel caso di specie, non risulta perfezionata la notifica del ricorso ad uno dei consiglieri comunali di maggioranza. Ciò determina l’inammissibilità del gravame, incombendo sul ricorrente, ai sensi dell’art. 83 undecies, comma 1, d.P.R. n. 570/1960, l’onere di notificare il ricorso, unitamente al pedissequo decreto del Presidente di fissazione di udienza, “alla parte che può avervi interesse, entro dieci giorni dalla data del provvedimento presidenzialeâ€�. Il comma 3 della stessa disposizione stabilisce che: “Tutti i termini di cui sopra sono perentori, e devono essere osservati sotto pena di decadenzaâ€�. Dal combinato disposto delle predette norme discende che la mancata notifica del ricorso entro il predetto termine perentorio ad uno dei soggetti controinteressati necessari determina, quale irrimediabile conseguenza, l’inammissibilità del ricorso, senza che vi sia margine alcuno per la successiva integrazione del contraddittorio. Del resto, l’art. 19, l. n. 1034/1971, nello stabilire che “per i giudizi in materia di operazioni elettorali, previsti dall’art. 6, rimangono ferme le norme procedurali contenute nella legge 23.12.1966 n. 1147â€�, non consente l’applicazione delle regole (che non siano espressamente richiamate) del processo amministrativo a quello elettorale, stante l’insussistenza di alcuna riserva in merito (invece presente nell’analoga norma di cui all’art. 82 che disciplina il processo elettorale presso il Giudice ordinario). Orbene, l’art. 2 della legge n. 1147/1066, che ha introdotto l’art. 83 undecies del T.U. n. 570/1960, non prevede in alcun modo l’integrazione del contraddittorio in caso di mancata tempestiva notifica del ricorso a tutti i soggetti controinteressati, bensì una rigida sequenza di termini perentori che esclude ogni ulteriore evocazione in giudizio della “parte che può avervi interesseâ€�. Ciò, peraltro, proprio ed anche alla stregua della peculiare struttura del processo elettorale, caratterizzata dall’inversione e dall’aggravamento dell’onere processuale di introduzione del ricorso nel giudizio (dovendo essere il ricorso, ai sensi della norma più volte richiamata, dapprima depositato e poi notificato con il pedissequo decreto presidenziale di fissazione dell’udienza ed, infine, nuovamente depositato); nonchè della ratio acceleratoria della disciplina dello stesso, stante la dimidiazione dei rispettivi termini e l’espressa previsione del carattere perentorio degli stessi: tutti elementi, questi, che si porrebbero in netta contraddizione logica con la possibilità di ammettere la successiva integrazione del contraddittorio. In via del tutto subordinata, nella denegatissima ipotesi in cui la mancata notifica entro il termine decadenziale a tutti i controinteressati necessari non dovesse essere ritenuta motivo di inammissibilità del ricorso, si chiede che venga disposta (ove mai possibile nel giudizio elettorale) l’integrazione del contraddittorio nei confronti del predetto consigliere comunale. 2. â€" Insussistenti sono, poi, i vizi, dedotti dal ricorrente in relazione alle presunte illegittimità nelle operazioni elettorali poste in essere in talune sezioni. Ed invero, in primo luogo, il fatto che talune schede autenticate non siano state utilizzate è di per sé inidoneo a dimostrare alcuna alterazione dei risultati elettorali. Il numero delle schede autenticate non utilizzate è, peraltro, agevolmente ricostruibile â€" come dimostra, infatti, lo stesso ricorrente â€" da tutti i restanti dati (perfettamente collimanti) del numero dei votanti e dei voti riportati; donde non si comprende su quali basi si fondi la censura avversa. Questa è, pertanto, del tutto generica e non supportata da alcun elemento, nemmeno di natura indiziaria, che fornisca alla stessa un minimo grado di attendibilità necessario perché possa dirsi superata la soglia di ammissibilità . È noto, infatti, che: “nel contenzioso elettorale, il ricorrente deve, pena l'inammissibilità del ricorso per la genericità delle censure, delimitare in qualche modo, con riferimenti precisi e concreti, l'area di incidenza delle proprie censure, il numero (anche se approssimativo) delle schede contestate e, comunque, l'influenza derivante sui risultati dalle irregolarità commesse e sulla genuinità dei risultati così come definitivamente conteggiati, non essendo ammesse in ogni caso supposizioni od illazioni secondo cui erronee trascrizioni potrebbero aver compromesso la rispondenza dei voti attribuiti alla volontà del corpo elettorale, senza nemmeno riportare un minimo di effetti di tale irregolarità . Lo scopo è di evitare che l'astratta deduzione di vizi si trasformi in un espediente per provocare un inammissibile generale riesame delle operazioni di scrutinioâ€� (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 15 luglio 2005 n. 3804; Sez. V, 11.7.2008 n. 3430; T.A.R. Liguria, Sez. II, 28.9.2007 n. 1582). Né a supportare la doglianza avversa possono assolutamente soccorrere le circostanze prospettate dal ricorrente a “riprovaâ€� della presunta illegittimità degli atti impugnati. Esse sono, infatti, tutte palesemente irrilevanti e prive di alcuna correlazione logica con il presupposto iniziale e â€" comunque â€" insussistenti e/o giuridicamente ininfluenti. Manifesta è, dunque, l’inammissibilità , oltre che l’infondatezza, del ricorso avverso per evidente genericità e difetto dell’indispensabile principio di prova richiesto anche in materia di contenzioso elettorale dalla consolidata giurisprudenza al fine di evitare che “l'astratta deduzione di vizi si trasformi in un espediente per provocare un inammissibile generale riesame delle operazioni di scrutinioâ€� (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 15 luglio 2005 n. 3804; Sez. V, 11.7.2008 n. 3430; T.A.R. Liguria, Sez. II, 28.9.2007 n. 1582). Si confida, pertanto, nella reiezione del gravame avverso e di tutte le richieste istruttorie con esso articolate. * * * Per tutto quanto precede, il Comune resistente, rappresentato e difeso come in epigrafe, chiede che codesto Ecc.mo TAR voglia rigettare il ricorso avverso siccome inammissibile ed infondato. ……….., 18 novembre 2009 avv. Bianchi PROCURA: Nella qualità di Sindaco del Comune Alfa, delego l’avv. Bianchi a rappresentare e difendere il predetto Comune nel giudizio di cui al presente atto. Conferisco al medesimo ogni più ampia facoltà di legge ed eleggo con lui domicilio in .... F.to sig. …………… E’ autentica F.to avv. Bianchi (di Carlo Tangari) | |
| Da: puma | 10/03/2010 12:55:41 |
| penso che non comprerò mai i percorsi della giuffrè !! In espositiva il percorso dice che si chiede l'annullamento dlla proclamazione degli eletti (tutti9. Nell'espositiva dell'atto il comune dice che è stato chiesto il rinnovo delle operazioni di alcune sezioni. Il discorso è un altro: bisogna vedere o se qualcuno se lo ricorda bene ce lo dica, che cosa si chiedeva nella nostra traccia. Se si chiedeva l'annullamento o la pripetizione delle operazioni elettorali doveva notificarsi a tutti gli eletti, come statuito dal tar catania | |
| Da: puma | 10/03/2010 13:48:59 |
| ripeto, quello che mi dà da pensare, più di tutto il resto alla fine, è che si chiedesse l'annullamento di voti conseguiti anche da una terza lista rispetto alle due che sino al settimo o ottavo motivo di ricorso sembravano le uniche partecipanti alle elezioni. | |
| Da: puma | 10/03/2010 15:57:31 |
| a beneficio di tutti riporto qui di seguito una delle massime della pronuncia TAR Lombardia n.208 del 9.3.2010 (Formigoni,per intenderci): 1. Gli atti di esclusione di una lista da una competizione elettorale debbono ritenersi immediatamente impugnabili innanzi al giudice amministrativo, non potendosi condividere al riguardo il diverso orientamento espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (con decisione n. 10 del 2005), secondo cui anche in tal caso occorrerebbe attendere l’adozione della delibera di proclamazione degli eletti, atteso che: 1) l’art. 83/11, primo comma, del T.U. n. 570/1960 (dettato per le elezioni comunali, ma applicabile anche alle elezioni provinciali ed alle elezioni regionali) si riferisce solo ad "operazioni" elettorali, e non già ad atti di non ammissione di liste elettorali, che sono vere e proprie manifestazioni di volontà dell’Amministrazione; 2) parimenti si riferisce solo alle operazioni elettorali, e non già ad atti o provvedimenti amministrativi, l’art. 6 L. n. 1034/1971 che assegna alla giurisdizione amministrativa i ricorsi elettorali. Dalla normativa ora richiamata (interpretata secondo la regola ermeneutica di cui all’art. 12, c. 1, delle disposizioni preliminari al codice civile) discende, pertanto, che i ricorsi proponibili solo ad elezioni avvenute sono esclusivamente quelli che si dirigono avverso mere operazioni elettorali, e non già gli altri che si dirigono avverso veri e propri provvedimenti emessi nella fase preelettorale (1). | |
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