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1886 Allievi Carabinieri
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Da: genesi1 24/07/2012 18:56:59
ciao fiamma, in culo alla balena;) vedrai che c'è la farai:)

Da: GLORIA89vfp4 24/07/2012 18:57:34
Banana 33:se segui il forum,avresti letto pagine indietro che avevo postato il link delle commissione del Senato,oggetto della discussione e dell'interpellanze la legge 95 06/07/2012,tra oggi e domani pomeriggio.

Da: GLORIA89vfp4 24/07/2012 18:58:50
Ciao Fiamma,crepi il lupo!!:)

Da: COSIGLIATEMI QUALCOSA DI MEGLIO DA FARE24/07/2012 18:59:16
x gloria

I Corazzieri seguono il filo ideale di una tradizione di servizio alla persona del Capo dello Stato che trae le sue origini fin dal tempo di Amedeo VII (1383-1391), chiamato il Conte Rosso per il colore che egli prediligeva nel suo abbigliamento, il quale aveva una guardia di Arcieri, comandata da un capitano e con tre trombettieri, tutti savoiardi, con compiti di vigilanza all'interno e all'esterno del palazzo del Conte.

Le funzioni militari degli addetti alla sua persona sembra siano state adempiute dagli Scudieri. Arcieri e Scudieri dipesero dapprima dal Maestro di Palazzo, poi dal Gran Scudiero. Il primo ordinamento regolare del complesso della Casa ducale è contenuta nei "Decreta seu Statuta" del 1430 di Amedeo VIII, primo Duca di Savoia; ma non vi si trova alcuna disposizione di particolare interesse. Fu Emanuele Filiberto il primo a dare un assetto stabile e consistente alla sua "Casa militare". Il Piemonte era ancora smembrato e conteso a causa della lunga e sanguinosa guerra tra Francia e Spagna ed Emanuele Filiberto, comandante dell'esercito spagnolo delle Fiandre, aveva una scorta personale, chiamata Guardia d'Onore del Principe, costituita da una compagnia di Arcieri a cavallo, formata da gentiluomini savoiardi e di cui si conosce l'organico, che era di 50 uomini, oltre il capitano, il luogotenente, il furiere, la trombetta ed il maniscalco.

Nonostante la sua esiguità, questo reparto ebbe modo di distinguersi e di imporsi il 10 agosto 1557 battendosi valorosamente nella famosa battaglia di S. Quintino, che segnò la grave sconfitta dei francesi. Rientrato faticosamente in possesso dei domini paterni dopo la pace di Cateau-Cambresis dell'aprile 1559, il Duca si dedicò alacremente al riordinamento del suo piccolo stato e, nel quadro della generale ristrutturazione dell'esercito, che rese stanziale, provvide a potenziare la sua Guardia d'Onore aggiungendo alla compagnia Arcieri una compagnia di Archibugieri a cavallo (1560).

Nel 1567 Emanuele Filiberto costituì un reparto speciale detto Compagnia Gentiluomini d'Arme della Casa di S. A. formato da nobili scelti fra i suoi vassalli savoiardi e piemontesi, 50 dei quali erano già stati adibiti a disimpegnare il servizio di Corte. Modernamente armati, erano dotati di ottimi cavalli e indossavano armature dorate e grandi casacche di velluto ne ro con larghi passamani in oro e seta. La situazione della Guardia d'Onore rimase immutata per qualche anno, finché nel 1573 Emanuele Filiberto soppresse la compagnia Gentiluomini d'Arme e, nel penultimo anno del suo regno (1579), divenuto ormai signore di tutto il Piemonte eccetto i marchesati di Saluzzo e Monferrato, provvide ad un ulteriore potenziamento della Casa militare con una compagnia di Svizzeri cattolici. In detto periodo, pertanto, facevano parte della Guardia una compagnia di Arcieri a cavallo, una compagnia di Archibugieri, mista di personale a piedi e a cavallo, e una compagnia di Svizzeri. L'assieme di questi reparti era posto al comando di un colonnello generale della Guardia che, a sua volta, dipendeva dal Gran Scudiere.

Furono questi reparti originari che, con parziali modifiche, continuarono a costituire l'ossatura della Guardia nei secoli successivi. Essa, infatti, rimase sempre formata da tre reparti fondamentali con compiti delimitati e cioè: gli Arcieri, cui erano affidati i servizi d'onore e la scorta dei sovrani e dei principi in pace e in guerra, gli Archibugieri e gli Alabardieri, che avevano in custodia l'interno dei palazzi reali, gli Svizzeri, cui competeva la guardia dell'esterno. In determinati casi tali reparti assolvevano anche compiti di polizia, ma fin dalla prima istituzione il loro impiego fu essenzialmente di rappresentanza, anche nei confronti di personalità straniere nel corso di particolari manifestazioni e cerimonie. Come risulta da una relazione dell'ambasciatore veneto Girolamo Lippomano, speciali onori, con largo intervento degli uomini della Guardia in tenuta di gala, venivano riservati agli ambasciatori in occasione del loro insediamento o del loro congedo dalla Corte per fine mandato. Non si era ancora pervenuti all'uniformità vera e propria nel vestiario e nell'equipaggiamento delle milizie piemontesi, e tale situazione si ripercuoteva anche sulle Guardie d'Onore del Duca.

Però, tanto queste ultime quanto le altre milizie usavano portare sulle armature o sul vestiario determinati accessori che ne distinguevano i compiti e le specialità. Così, mentre i Gentiluomini d'Arme portavano, sopra l'armatura, casacche di velluto nero, gli Archibugieri della Guardia indossavano una casacca azzurra e gli Arcieri, nelle cerimonie di Corte, una bandoliera alla quale appendevano l'arco, destinata a rimanere contrassegno tradizionale delle Guardie del Corpo. Le altre milizie cingevano una sciarpa azzurra come da ordine impartito dal Duca il 10 gennaio 1572. Con la successione di Carlo Emanuele I, la Guardia d'Onore rimase articolata sulle tre compagnie di Arcieri, Archibugieri e Svizzeri, ma subì vari mutamenti negli organici in quanto il ducato dell'ambizioso ed irrequieto Carlo Emanuele fu lungo e tormentato da guerre che si succedettero con ritmo incalzante, cosicché le truppe savoiardo-piemontesi furono spesso e duramente provate, ed in particolare modo lo furono i reparti della Guardia. Li ritroviamo infatti questi ultimi nel corso della sfortunata impresa diretta ad asservire Ginevra, all'assedio di Mons nell'ottobre del 1590, allorquando la compagnia Arcieri si distinse per aver eroicamente difeso lo stesso Carlo Emanuele che aveva corso il pericolo d'essere fatto prigioniero.

Nel medesimo anno fu ancora la compagnia Arcieri, con alla testa il Duca in persona, a caricare con eccezionale impeto il nemico che, in un'ardita sortita dalla piazza di Pertuis il cui investimento non era riuscito, non solo ostacolava la ritirata delle truppe ducali, ma stava addirittura per catturarne l'artiglieria. L'anno successivo, quando i Ginevrini ripresero l'offensiva contro Carlo Emanuele con l'appoggio della Francia, la stessa compagnia Arcieri, sempre al comando personale del Duca, caricò il nemico con successo attorno a Vinon, riuscendo brillantemente a disimpegnare un grosso reparto di cavalleria piemontese dalla pericolosa situazione in cui era stato posto dalla truppe francesi del Marchese La Vallette. Nel fatto d'arme lo stesso Duca ebbe ucciso il cavallo. Nell'archivio di Stato di Torino, sez. IV, ord. gen. mist. cart. V, risultano le menzioni a 12 soldati della Guardia per atti di valore compiuti. Lo stesso anno, vennero modificati gli organici della compagnia Svizzeri ed il comando del reparto fu affidato ad un capitano con rango di colonnello. Nel 1607, durante la spedizione in Provenza contro i francesi, Carlo Emanuele, memore probabilmente delle imprese della compagnia Arcieri, le attribuì la nuova denominazione di Compagnia Gentiluomini Arcieri, destinandola al suo esclusivo servizio e autonominandosi capitano.

Potenziò, inoltre, la Casa militare, istituendo una compagnia Corazze del Duca, con il seguente organico: un capitano, un luogotenente, un porta cornetta, una trombetta, un maniscalco, un foriere, un palliassero e 40 corazze. L'incarico di costituire il reparto fu affidato al colonnello Scalenghe. Nel 1624, per i servizi d'onore e di sicurezza alla persona di Maria Cristina, figlia di Enrico IV re di Francia che era andata sposa a Vittorio Amedeo destinato a succedergli, Carlo Emanuele designò un reparto a cavallo di nuova formazione, denominato compagnia Archibugieri di Madama Serenissima. Divenuto Duca Vittorio Amedeo, ulteriori modifiche furono apportate alla Casa militare. Nel pur breve periodo del suo governo (1630-1637), il principe, nonostante avesse ereditato il ducato in assai tristi condizioni e fosse per natura incline alla pace e all'equilibrio, dovette sostenere una notevole attività bellica impostagli più che altro dalle circostanze, per cui si trovò a dover incrementare, nel numero e negli organici, le milizie non esclusi i reparti della Guardia. La compagnia Arcieri venne portata a 80 uomini, la compagnia Archibugieri 108, la compagnia Archibugieri di Madama Serenissima assunta la nuova denominazione di compagnia Corazze di Madama Reale a 90 ed infine la compagnia Corazze del Duca a 113 unità.
Quest'ultima nel 1636 fu disciolta e, in sua vece, fu creata la compagnia Corazze di S.A.Nel 1637, alla morte di Vittorio Amedeo, avendo il primogenito Francesco Giacinto appena 5 anni, la reggenza del ducato venne assunta dalla vedova Maria Cristina (la prima ad avere il titolo di Madama Reale, verosimilmente per i suoi natali) che la mantenne anche quando a Francesco Giacinto, morto l'anno dopo, successe il fratello Carlo Emanuele ancora in tenera età. Durante la reggenza, nel 1639, venne costituita una nuova compagnia Archibugieri a cavallo di Madama Reale. Sotto il governo di Carlo Emanuele II (1648-1675) e alla morte di Maria Cristina, venne soppressa la compagnia Corazze di Madama Reale. Rimase, invece, la compagnia Archibugieri a cavallo di Madama Reale per i servizi d'onore alla seconda moglie del Principe, Maria Giovanna di Nemours. In quel tempo, 1° capitano delle Guardie fu Vittorio Maurizio Pallavicino dei Marchesi di Ceva, che tenne l'incarico per ben 22 anni.

Alle operazioni intraprese dal Duca contro Genova nel 1672 e dirette da Don Gabriele di Savoia, parteciparono tutti i reparti della Guardia ad eccezione della compagnia Corazze di S.A. e della compagnia Svizzeri. Risulta, da numerose citazioni, che a quell'epoca fu per la prima volta applicato il monogramma ducale sulle corazze dei reparti della Guardia e che gli uomini della compagnia Corazze di S.A. erano elegantissimi nella loro severa uniforme scarlatta, mentre gli Archibugieri di Madama Reale indossavano ricche casacche nere gallonate d'oro e d'argento, che procurarono loro l'appellativo di Guardie Nere di Madama Reale.

Da: Banana 3324/07/2012 18:59:21
Ragazzi stò testa di minchia di x tutti continua a menarcela con sti tagli...è odioso!!!

Da: Fiamma rovente 24/07/2012 18:59:41
Ciao Genesi speriamo bene;) Speriamo che non caghi sta balena!

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Da: Fiamma rovente 24/07/2012 19:00:26
Ciao Gloria e speriamo che crepi il lupaccio;)

Da: Caput mundi24/07/2012 19:00:57
E lascialo scrivere... Non dategli corda, mostratevi INDIFFERENTI

Da: genesi1 24/07/2012 19:01:00
ahahahaha fiamma, vedrai che farai tu da tappo ahahahahah:)

Da: COSIGLIATEMI QUALCOSA DI MEGLIO DA FARE24/07/2012 19:01:16
x gloria ti voglio bene

Origini storiche e significato dei Caroselli
Il festeggiamento dell'anniversario dell'Arma dei Carabinieri è da sempre un momento carico di emozioni, rese ancor più forti quando i reparti, in sfilata, lasciano Piazza di Siena per far spazio alle esecuzioni del Reggimento Carabinieri a cavallo: il Carosello equestre e la Carica.




Il Carosello è un alternarsi fluido e ritmico di figure complesse e non prive di un certo rischio, eseguite con grande abilità e perizia, degna di quella tradizione della cavalleria italiana della quale i carabinieri del Reggimento e, più estesamente, l'Arma intera sono fedeli e rigorosi custodi. La carica, invece, è un turbinare di pennacchi tra il balenio delle sciabole sguainate e lo sventolare dello stendardo, sottolineato dal grido "Pastrengo!" in memoria dell'eroica battaglia di Pastrengo del 30 aprile 1848.

Si tratta di esibizioni che esaltano i sentimenti persino dei più disincantati, anche perché sono la celebrazione di un rito, memoria di dedizione, coraggio ed entusiasmo: da sempre valori del carabiniere.


Il Carosello deriva dagli antichi tornei che hanno origine lontana e che assunsero variamente nel tempo significati ed emblemi. La loro frequenza aumentò dopo il ritorno dei cavalieri cristiani dalle Crociate e in particolare per le rivalità esistenti tra gli ordini cavallereschi degli Ospedalieri e dei Templari. Talvolta nei tornei si misuravano alcune decine di cavalieri. Le regole che governavano la contesa erano molto severe ed avevano soprattutto lo scopo di assicurare la lealtà degli scontri e di evitare possibili conseguenze mortali per ferite inferte dalla lancia o dalla spada. Più tardi iniziò l'uso che gli araldi leggessero prima dello scontro le norme che dovevano regolare il torneo, sia che questo avesse luogo ad armi cortesi (quelle dell'emulazione, priva di violenza) sia con armi da battaglia.

Uno dei primi tornei svoltisi a Roma fu quello del 3 settembre 1332, che ebbe luogo precisamente nell'interno del Colosseo, riattato per quell'occasione quanto bastava a consentirne lo svolgimento. Altro importante torneo fu quello del 5 marzo 1565, in Belvedere, nella cinta del Vaticano, del quale si ricordano le norme più significative, come quella che puniva il ferimento del cavallo dell'avversario (ancor più severamente se ne derivava la morte) e quelle che non consentivano il colpo "da mezzo il petto", di "menar più che quattro colpi di spada" e di ferire di punta.
Ma certamente, il torneo più famoso resta quello della sfida di Barletta, avvenuto il 13 febbraio 1503 fra tredici cavalieri italiani e tredici francesi. Raccontano le cronache che il mattino dello scontro Ettore Fieramosca ed i suoi dodici compagni si raccolsero in chiesa per assistere alla Messa e che alla presenza del Principe Prospero Colonna lo stesso Fieramosca fece giurare ai suoi cavalieri "di voler prima morire che uscir dal campo per mia volontà, altro che vincitore". I francesi erano guidati da Charles de Toques, detto monsignor "de la Motte". Al primo urto i cavalieri italiani rimasero uniti. Apparvero invece disordinati quelli francesi. Le successive fasi della sfida volsero gradatamente a favore degli italiani nonostante la strenua e coraggiosa difesa dei francesi, dei quali alla fine tre soli superstiti restarono in campo, due a cavallo ed uno a piedi, che dovettero arrendersi al valore degli italiani.

Il Merito della così avvincente e costante passione per i tornei in Italia è da attribuire in particolare ai principi savoiardi, allorché si misurarono, fuori Porta Susa in Torino nell'aprile 1050, Oddone di Savoia e Ormanno di Baviera. Da allora i tornei si succedettero con sempre maggiore frequenza.

Sono da ricordare quello dei 1313 (nel quale Amedeo V perdette sette cavalli) e il celebre scontro del 1348, che vide Amedeo VI mantenere il campo per tre giorni con i suoi cavalieri, tutti vestiti di verde come lui, cosa che gli valse da allora il nome di "Conte Verde". Al vincitore toccò in premio il bacio di quattro dame e una verga d'oro.
Va poi ricordato lo scontro che ebbe luogo in Fiandra tra il "Conte Rosso", figlio del precedente, e tre nobili cavalieri inglesi, che furono sbalzati di sella e feriti. Ebbero rilievo quella del 1489 sotto il governo di Bianca di Monferrato (premio un manicotto, da cui pendeva un rubino) e quella del 1504 con Filiberto il Bello.

Il torneo del 1559 ebbe particolare risonanza perché vi trovò accidentalmente la morte Enrico II, al quale si conficcò nell'occhio sinistro una scheggia di lancia dell'antagonista, conte di Montgomery. Questo luttuoso epilogo determinò una pausa nei tornei. Quello tenuto nel 1620 in onore delle nozze di Cristina di Francia fu disputato con armi spuntate.
Tra i molti tornei a cavallo successivi va particolarmente ricordato quello del 21 febbraio 1839, svoltosi con suggestive modalità nel teatro Regio di Torino in onore del Granduca Alessandro di Russia, di passaggio in quella città. Vi presero parte tre quadriglie di diverse nazionalità - inglese, francese e italiana, quest'ultima comandata dal marchese Corsero di Pamparato - che si cimentarono in diversi esercizi come quello dei dardo e delle teste (per parte italiana l'esercizio dell'anello), prima di esibirsi tutte nel circo, con la perfetta esecuzione di passi difficilissimi che suscitarono grande entusiasmo.

Più vicino al nostro tempo è da ricordare il gran torneo dei 22 aprile 1842 nella piazza S. Carlo di Torino. Vi parteciparono quattro squadre di cavalieri. Ed è precisamente "dai loro diversi giri ed armonici intrecciamenti di corse", dal fatto che "parevano i loro fieri e superbi animali avere una mente co' loro signori, e muovere in esatta cadenza al lieto suono degli strumenti militari" che si può veramente stabilire una relazione diretta con il Carosello attuale, nel quale gli Squadroni dei Carabinieri mostrano, nella sincronia e nell'eleganza delle loro evoluzioni in campo, il perfetto grado di addestramento raggiunto nell'arte dei cavalcare.

Da: idoneo polizia24/07/2012 19:01:26
MA Cè Qualke sindacato o qlcsa di simile dei cc ke può delucidarvi riguardo eventuali provvedimenti sul concorso? se si, potete anke kiedere info  a loro.

Da: idoneo polizia24/07/2012 19:01:28
MA Cè Qualke sindacato o qlcsa di simile dei cc ke può delucidarvi riguardo eventuali provvedimenti sul concorso? se si, potete anke kiedere info  a loro.

Da: Fiamma rovente 24/07/2012 19:01:54
ahahahah sicuro...con me diventerà stitica:)

Da: x tutti24/07/2012 19:02:32
x banana 33 sei ridicolo ma secondo vorrei il male mio coglioneeee... nn vedi che tt cn la media HANNO ILLUSO PARECCHI ED ORA CHE E' SCRITTO NON E' UN INVENZIONE..CHE DEMENZA

Da: COSIGLIATEMI QUALCOSA DI MEGLIO DA FARE24/07/2012 19:02:57
parte seconda


arriva così al Carosello del 3 maggio 1883, in occasione delle nozze tra Tommaso di Savoia ed Isabella di Baviera, che si svolse a Roma nello stesso incantevole scenario che attualmente fa da cornice al Carosello dei Carabinieri.

Non solamente i pini, i prati, l'antica torre sovrastante, il digradare concentrico delle tribune sull'ovale del campo, stabiliscono un legame tra le due manifestazioni (quella di allora e quella di oggi), ma anche la circostanza che la prima ebbe a protagoniste quattro quadriglie di ufficiali dell'Esercito, che impressero il suggello della esclusività militare nell'impiego a Piazza di Siena di unità di cavalieri, addestrate per le più elaborate figurazioni.

Il ricordo delle epoche trascorse, a mezzo dei costumi indossati dai cavalieri, si ripeté in occasione dei primo Carosello dei Carabinieri avvenuto a Roma il 9 luglio 1933 in Piazza di Siena, nel quale le varie formazioni in campo indossarono ciascuna una divisa storica dell'Arma, motivando così l'appellativo di "Carosello Storico" dato alle prime esibizioni dei suoi Squadroni.
In quella prima edizione le unità a cavallo dei Carabinieri entrarono in campo nella seguente successione di uniformi:

trombettieri del 1814 seguiti da uno squadrone nella divisa d'epoca;
carabinieri del 1833;
carabinieri di Sardegna (1853);
carabinieri combattenti in Crimea (1855), in Lombardia (1859), nelle Marche e nell'Umbria (1860-1861);
carabinieri che liberarono Venezia e Roma (1866-70);
trombettieri dei 1900, carabinieri della guerra di Libia e della 1^ Guerra Mondiale;
corazzieri.
Anche se il Carosello non si esibisce più nelle uniformi del passato, deve considerarsi "Storico" ancora oggi. Nello sviluppo delle sue figurazioni, infatti, l'attrattiva della coreografia non va disgiunta dal significato di alcuni momenti dell'impiego dei cavalieri in battaglia, che si concludono nello scontro finale tra i due Squadroni.

Il carattere squisitamente militare della manifestazione si traduce nell'alternarsi dei passaggi veloci, dall'ordine chiuso all'ordine sparso, come quando in combattimento le truppe cercano di adattarsi al terreno e alle esigenze della tattica difensiva od offensiva. Le andature al trotto ed al galoppo si troncano in alt improvvisi. Poi, al ritmo incalzante della musica, la trama riprende a svolgersi e a mostrare un nuovo disegno.

L'alternarsi delle figurazioni è incessante. Guidati da mani esperte, i cavalli eseguono ogni impercettibile comando che li porti dalla formazione di linea al frazionamento in quadriglie, dagli incroci in diagonale all'attraversamento a pettine, dai cambiamenti trasversali agli incontri longitudinali, mutando all'unisono l'andatura loro richiesta, nell'eleganza mirabile delle teste attente e degli arti concordi sino a quando, cessati anche gli arabeschi delle spirali e delle volte, non giunge loro l'estremo comando di lanciarsi alla carica, che li arresterà, frementi, nell'attimo dello scontro frontale.
E' questo il momento esaltante e conclusivo del Carosello, che fa rivivere, nella foga dei cavalli e nel balenio delle sciabole dei cavalieri, la storica vicenda dei carabinieri di Pastrengo.

Sul Carosello in uniformi storiche del 1933 scrisse un cronista: " ... E quando ad un certo momento i carabinieri di tutte le epoche sono venuti a trovarsi improvvisamente stretti in due squadroni affiancati e sollevando in alto le sciabole hanno reso il loro saluto, la folla compatta, in piedi, ha tributato all'Arma una grande, indimenticabile ovazione". Da allora, e ogni volta che il Carosello si è ripetuto in Piazza di Siena, nelle città italiane e all'estero, l'entusiasmo del pubblico non è mai venuto meno.


Quando nel giugno 1953 uno Squadrone di Carabinieri prese parte al grande Carosello della Cavalleria mondiale (presentato a Parigi con l'intervento delle unità montate del Belgio, della Francia, del Marocco, della Spagna e dell'Algeria nell'occasione dei Primo Campionato Mondiale Ippico), i cronisti dei quotidiani parigini furono unanimi nell'esaltare la bravura dei nostri cavalieri. Così scrisse in particolare l'autorevole "Le Figaro": " ... Uno spettacolo veramente grandioso, che ha colpito la fierezza di tutti gli italiani presenti, è stato il brillante comportamento dello squadrone dei Carabinieri, che hanno meritato applausi a scena aperta per la sincronia dei movimenti e la fantasia delle evoluzioni". Concludeva più avanti il cronista francese " ... Per la prima volta in questo dopoguerra la cavalleria italiana è tornata brillantemente alla carica, ma solo per una splendida manifestazione pacifica, che per un'intera settimana ha richiamato più di centomila persone nel fantasmagorico scenario del Parc des Princes".

Nel 1958 i Carabinieri a cavallo si trasferirono a Bruxelles, invitati nella circostanza dell'Esposizione Universale. Per le ampie strade della capitale belga risuonarono gli squilli dei trombettieri e lo scalpitio dei 144 cavalli del Gruppo Squadroni, che il 20 giugno eseguirono un impeccabile Carosello nell'ippodromo di Boitsfort, gremito di spettatori nonostante il maltempo.

Nell'anno seguente la manifestazione venne più volte effettuata a Roma, in occasione delle visite ufficiali in Italia di capi di stato. Il 26 giugno ebbe luogo alla presenza del Presidente della Repubblica francese, generale Charles De Grulle, nell'esedra imbandieratadi Villa Borghese, gremita di spettatori anche nei prati che circondano Piazza di Siena. Dopo gli onori resi da un Battaglione dell'Arma in grande uniforme con Bandiera e Banda, la presentazione di 11 squadre di Carabinieri in uniformi storiche precedette l'entrata in campo del Gruppo Squadroni, che questa volta, tra le varie figure, eseguì quella della "Croce di Lorena", il simbolo così caro al cuore dei francesi.

La decisione adottata nel 1963 di trasformare il drappello dei trombettieri in Fanfara reggimentale, contribuì notevolmente ad arricchire la formazione classica del Carosello, perché da allora lo sfilamento degli Squadroni dal pennacchio rosso-blu è aperto dalla formazione dei quaranta elementi della Fanfara dal pennacchio bianco e rosso, accrescendo anche sotto l'aspetto cromatico l'interesse spettacolare della manifestazione.

Negli anni sessanta il Carosello dei Carabinieri si esibì con crescente successo in altre città italiane - fra le quali Trieste, in onore della Croce Rossa Italiana, e Milano - prima di affermarsi nuovamente all'estero, presentandosi nel 1963 e nel 1966 al pubblico di Francoforte sul Meno in occasione del Concorso Ippico Internazionale e nel quadro delle sempre più strette relazioni italo-tedesche.

Nel marzo 1972 il comitato organizzatore del Concorso Ippico Internazionale di Francoforte, uno dei più importanti dello sport ippico mondiale, rinnovò calorosamente, tramite il Ministero della Difesa di Bonn, l'invito per la partecipazione del Carosello dell'Arma al programma delle manifestazioni indette per la circostanza.

Dell'arrivo a Francoforte del Gruppo Squadroni dell'Arma, forte di 141 militari con 5 ufficiali e 94 cavalli, comandato dal colonnello Ferdinando Rodriguez, il quotidiano "Frankfurter Meine Presse" diede notizia scrivendo " ... 94 cavalli della elite militare della Polizia italiana, i Carabinieri, in uniforme di gala hanno sfilato attraverso la città. Il Sindaco Fay ha salutato gli ospiti che per la terza volta si esibiscono a Francoforte nel loro Carosello famoso in tutto il mondo. Mai sono giunti con così tanti cavalli"...

Anche il "Frankfurter Rundschau" del 23 marzo annunciò l'arrivo degli Squadroni e della Fanfara dell'Arma, affermando tra l'altro: " ... La rappresentazione spettacolare dei Carabinieri italiani è la più grande e la più preziosa che sia stata mai veduta in un concorso ippico internazionale. Gli amici dello Sport equestre lo sanno apprezzare, poiché la vendita dei biglietti è quasi esaurita".

Nell'ottobre 1980, in occasione della visita di Stato compiuta a Roma da Elisabetta II d'Inghilterra e dal consorte Principe Filippo venne offerto alla Regina uno spettacolo di gala, che Ella, già nella preparazione dell'intero programma, aveva accolto con particolare gradimento: il Carosello dei Carabinieri. Questo si svolse nell'insostituibile scenario della Piazza di Siena e presentò nel finale - attraverso l'ordinato e sincrono spostamento dei cavalli al piccolo trotto, troncato quasi per magia all'istante determinato - il disegno della bandiera inglese, sul quale si levarono le note struggenti e solenni del coro del Nabucco. Mentre la folla applaudiva entusiasticamente, la Regina scese dal palco sino al bordo erboso del campo per esprimere al tenente colonnello Sergio Giannone, comandante dei due Squadroni, il suo grato apprezzamento per l'omaggio a lei reso dai Carabinieri. Dopo 20 anni, in occasione della visita di stato effettuata a Roma dal 16 al 18 ottobre 2000 dai due Reali, lo spettacolo si è ripetuto. Così il Gruppo Squadroni del Reggimento Carabinieri a cavallo, oltre alle figure dello "Scontro delle frotte", dell'"Arco di sciabole", della "Battaglia di Grenoble", ha nuovamente composto sul campo la "Union Jack".

Ma un'altra grande occasione attendeva il Carosello all'estero. Erano i concorsi ippici internazionali di Francia del 1981. Il Carosello si era già esibito a Parigi, ma in forma ridotta, nell'anno 1953 ("Festa Internazionale del Cavallo") e nel 1966. Questa volta giunse nella capitale francese nella sua formazione più completa: Gruppo Comando, Gruppo Stendardo, due Squadroni di 46 cavalli ciascuno, Fanfara a cavallo di 27 elementi e la Banda della Scuola Allievi di Roma, addestrata ad accompagnare e vivificare con il ritmo delle sue esecuzioni le figure svolte dagli Squadroni. I Carabinieri furono accolti alla Stazione di Tolbiac dai presidenti degli enti organizzatori e dal Colonnello Depardon, comandante del Reggimento a cavallo della Guardia repubblicana. Già durante la marcia di trasferimento al Bois de Boulogne la lunga colonna dei Carabinieri a cavallo destò l'ammirata curiosità dei parigini, che poi accorsero in massa ai tre Caroselli effettuati nell'Ippodromo di Longchap.

Nel mezzo secolo trascorso dalla sua prima edizione, il Carosello ha di continuo aggiornato e perfezionato le sue figurazioni, non solamente perché ad ogni sua esibizione si confermi e si accresca il prestigio del grado di addestramento raggiunto dai carabinieri a cavallo, ma anche perché sul loro Reggimento incombe l'onere di rappresentare e continuare l'orgogliosa tradizione della Cavalleria italiana. Quanto stimoli e conforti questo retaggio la tacita quotidiana fatica di preparazione dei Carabinieri a cavallo non è necessario illustrare, perché si è già tradotto nella risonanza dei Caroselli all'estero e perché si estende sempre più nell'ammirata simpatia delle nostre popolazioni. Da Trieste a Merano, da Milano a Potenza, sino alle maggiori province della Sicilia, il Carosello ha raccolto il suffragio entusiasta degli italiani. Nuove affermazioni lo attendono in altri centri dove la nostra gente potrà dimostrare ancora, nel plauso per gli Squadroni che ritmano le loro evoluzioni e osano nella carica finale, l'amore che la lega all'Arma dei Carabinieri.

Da: genesi1 24/07/2012 19:03:09
x COSIGLIATEMI QUALCOSA DI MEGLIO DA FARE,vai a farti na passeggiata lunghissima!!!!!!

Da: 1886 24/07/2012 19:04:32
Ciao Fiamma, ti aspettiamo vittorioso.Certo Gloria, nemmeno io ho letto l'elenco, era una battuta. WEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE FRATELLO, come ti butta????????????????????????? Hai visto ke ti penso sempre???????????

Da: genesi1 24/07/2012 19:05:42
ho visto fratello, anch'io ti penso sempre;)

Da: carlo vfp124/07/2012 19:06:03
Genesi ma secondo te con la spending review il prossimo anno uscirà il concorso nell'Arma?uscisse credo sarebbe sui 500-600 posti forse tu che ne pensi?Grazie in anticipo

Da: pollastro24/07/2012 19:08:02
ragazzi chi è andato oggi? più o meno quanti inidonei?

Da: 1886 24/07/2012 19:08:28
X la family: so benissimo ke potrebbe essere una domanda sciocca, ma ytanquillizatemi sul SSN, il mio medico mi ha detto ke ci devo scrivere il codice fiscale,dato ke nn esiste più l'SSN, è così? Nn vorrei ke x una sciocchezza mi buttano fuori prima di farmi entrare. Mi sono anche informato in vari Enti, mi hanno detto ke è così.

Da: genesi1 24/07/2012 19:08:29
x carlo vfp1, penso che uscirà, di quanti posti non saprei ma credo + di quelli che hai ipotizzato tu!

Da: COSIGLIATEMI QUALCOSA DI MEGLIO DA FARE24/07/2012 19:09:26
genesi sei invidioso che voglio bene gloria?
va bhe vado a fare una passeggiata con lei


L'Arma dei Carabinieri, fondata nell'ormai lontano 1814, ha quasi due secoli di vita durante i quali ha partecipato, per la sua doppia natura civile e militare, a tutti gli eventi sia positivi sia tragici della Storia d'Italia a partire dal Risorgimento.
Ufficiali alla parata del 2 giugno, Roma
Con le Regie Patenti del 13 luglio 1814, integrate con altre emanate il 15 ottobre 1816, il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I di Savoia istituì i Carabinieri Reali, un corpo armato che, sul modello della gendarmeria francese, aveva compiti sia civili (ordine pubblico e polizia giudiziaria) che militari (difesa della Patria e polizia militare).
I suoi primi effettivi furono scelti fra quelli dell'Armata Sarda che più si distinguevano per buona condotta e saviezza e che sapessero anche leggere e scrivere. Gli ufficiali furono scelti per la gran parte dall'Arma di Cavalleria, la più prestigiosa dell'Esercito.
Il primo Comandante in capo del Corpo fu il Generale Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea.

Prima dei Carabinieri, i compiti di polizia erano affidati dai Savoia ai Dragoni di Sardegna, corpo creato nel 1726 e composto da volontari.
Passata la Rivoluzione e Napoleone, per affermare la Restaurazione i Savoia sentirono la necessità di una istituzione affidabile e capace di assicurare il controllo del territorio contro le influenze interne (le idee dell'illuminismo erano ancora molto diffuse ed occorsero decenni per assimilarne gli ideali di libertà) ed esterne (l'Austria era un vicino potente, influente e pericoloso).
Nacquero così i Carabinieri Reali.
Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, essi raccoglievano direttamente l'eredità dei Reali Cavalleggeri e del Corpo dei Cacciatori Reali (poi riuniti nel Corpo dei Moschettieri di Sardegna), che si erano distinti nella lotta al brigantaggio in Sardegna. Dai Cacciatori derivano anche i Granatieri di Sardegna, la cui storia, non a caso, divide non pochi episodi con quella dei Carabinieri.
Dal punto di vista militare si trattava invece di un corpo di fanteria leggera. Era, cioè, un corpo elitario rispetto alla fanteria di linea.
L'arma tipica era ovviamente la carabina che, per rispetto alla tradizione, non è ancora stata del tutto rimossa dalle ordinanze.

Il 23 aprile 1815, quindi appena 9 mesi dopo la loro istituzione, perì in servizio il primo di una lunga lista di Carabinieri: Giovanni Boccaccio fu ucciso a Vernate (Cuneo)con un colpo di fucile da un pericoloso fuorilegge evaso dal carcere di Cuneo, Stefano Rosso, detto "il Sardo".

Battaglia di Grenoble [modifica]
I Carabinieri ebbero anche il loro battesimo del fuoco sul campo di battaglia di Grenoble, durante l'ultima campagna militare contro Napoleone Bonaparte. Il 6 luglio 1815 un loro squadrone di cavalleria caricò le truppe francesi per il possesso di una piazzaforte alla periferia di Grenoble, mettendole in rotta e contribuendo in modo decisivo alla vittoria. Nell'Ordine del Giorno del 7 luglio il valore dei carabinieri fu dichiarato "maggiore di ogni elogio".In questa battaglia il carabiniere Alessi che per alcuni giorni era stato fatto prigioniero,e riuscito a fuggire fu proposto per la medeglia d'argento.

Il 1822 è un altro anno importante: è emanata la prima edizione del Regolamento Generale dove già sono affermati i 3 principi fondamentali che ancora oggi caratterizzano il Corpo

i Carabinieri devono considerarsi costantemente in servizio, in qualunque circostanza ed a qualunque ora;
i Carabinieri devono sempre svolgere i servizi di istituto almeno in coppia, eccezion fatta per quelli d'ordinanza quali la trasmissione di dispacci urgenti;
i Carabinieri devono sempre avere un contegno distinto, urbano, fermo, dignitoso e calmo, oltre che imparziale ed umano.
Risorgimento [modifica]

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri nel Risorgimento.


La carica dei carabinieri a cavallo apre il corteo storico in Piazza del Campo a Siena
Negli anni successivi il Regno di Sardegna è coinvolto a vario titolo nella lotta per l'Unità: da una parte sono sempre più numerosi quelli che ne favoriscono la politica di espansione riconoscendolo come il paladino (o almeno il mezzo) per conseguire l'unificazione, dall'altro è oggetto dell'opposizione degli anti-monarchici che lottano per affermare un regime repubblicano. È il Risorgimento.

In questo contesto si inquadra l'invasione della Savoia del 3 febbraio 1834 da parte di un gruppo di fuoriusciti italiani finanziati da Giuseppe Mazzini reduci dei moti del 1821. Questi catturarono il carabiniere a cavallo Giovanni Battista Scapaccino e poi lo uccisero perché si rifiutò di unirsi a loro con il gesto simbolico di gridare "Viva la Repubblica!", preferendo tener fede fino in fondo al giuramento fatto al Re. Alla sua memoria fu conferita una Medaglia d'Oro al Valor Militare, la prima in assoluto ad essere registrata sull'Albo d'Onore dell'Armata Sarda.

In quegli anni le guerre si susseguirono alle guerre e per le riconosciute prove di fedeltà ed efficienza già dimostrate, i Carabinieri furono scelti per assicurare la protezione del Re sui campi di battaglia.
Proprio nello svolgimento di questo delicatissimo compito, il 30 maggio 1848 a Pastrengo, durante la prima Guerra d'Indipendenza, i Carabinieri diedero prova di coraggio con la famosa carica: quando il Maggiore Alessandro Negri di Sanfront, comandante dei tre squadroni a cavallo di scorta, si accorse che gli austriaci si stavano pericolosamente avvicinando alla postazione occupata dal Re, ordinò una carica (a cui partecipò il re stesso), respingendoli. Questo episodiò contribuì in modo determinante alla vittoria finale.
La guerra fu persa, ma la successiva partecipazione alla guerra di Crimea riuscì a dare un peso internazionale al Regno di Sardegna. Si combatté, poi, la Seconda Guerra d'Indipendenza, seguita dall'annessione dei piccoli regni in cui l'Italia settentrionale era divisa e dalla spedizione dei Mille e la conquista del centro-sud.

In tutte queste vicende i Carabinieri furono sempre protagonisti in qualità di soldati, svolgendo compiti di scorta, di polizia militare, di intelligence, combattendo in prima linea ed adempiendo compiti ingrati come l'arresto di Garibaldi.

Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, durante il processo di unificazione, onde evitare l'impressione di un'occupazione si attuò un'accorta politica dei piccoli passi: man mano che un nuovo stato cadeva vi si istituiva un Corpo di Carabinieri locale arruolando una parte dei tutori dell'ordine che già vi operavano. Nacque così il Corpo di Carabinieri della Toscana, della Sicilia,...

Unità d'Italia [modifica]

Nel 1861 l'unità politica era largamente conseguita (Veneto e Stato della Chiesa a parte), e si riunificò anche formalmente la struttura militare e di pubblica sicurezza: il 4 maggio quando l'Armata Sarda divenne Regio Esercito, i diversi corpi di Carabinieri confluirono nell'Arma dei Carabinieri Reali che ne divenne la Prima Arma.[1]

In quegli anni i Carabinieri si trovarono impegnati soprattutto nel contrastare i briganti, un fenomeno a metà tra il malavitoso e la lotta contro le nuove istituzioni, particolarmente diffuso nei territori che erano stati del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e della stessa Sardegna. Tra le altre spicca la figura del capitano dei Carabinieri Chiaffredo Bergia che per i suoi successi, raggiunti con operazioni solitarie svolte per lo più sotto copertura, si meritò una Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia, una Medaglia d'Oro, tre d'Argento e due di Bronzo al Valor Militare, 15 encomi ed innumerevoli menzioni solenni.

Nonostante lo smacco della Terza Guerra d'Indipendenza, si riuscì a completare anche la l'unificazione con l'annessione del Veneto (1866) e Roma con il Lazio (1870) con i Carabinieri accanto ai Bersaglieri durante la Breccia di Porta Pia.

Negli anni che precedettero la Prima guerra mondiale l'Arma continuò a dividersi tra compiti militari e civili, in patria ed anche all'estero.
Nel 1872 in Eritrea si svolse la loro prima missione fuori dai confini durante la sfortunata avventura coloniale italiana. Di quegli anni è anche la prima missione di peace-keeping (Creta, 1897).
In Italia si distinsero soprattutto per il soccorso alle vittime del terremoto che colpì lo Stretto di Messina nel 1908: in quell'occasione l'Arma fu definitivamente appellata Benemerita, aggettivo associato a loro per primo dall'on. Soldi già nel 1864.

Tra gli altri eventi da ricordare di questo periodo c'è

l'istituzione della Banda dell'Arma dei Carabinieri Reali (1862)
l'istituzione dei Carabinieri Guardie del Re (1870) poi Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica (meglio noti come Corazzieri)
la fondazione dei primi giornali che trattavano la vita dell'Arma:
Il Carabiniere (1873)
Il Monitore dei Carabinieri Reali (1887)
L'Album del Carabiniere Reale (1887)
la nascita, il 1º marzo 1886, dell'Associazione di Mutuo Soccorso dei Carabinieri Reali, antenata dell'odierna Associazione Nazionale Carabinieri.
    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri contro i briganti.
Prima guerra mondiale [modifica]

L'Italia arrivò alla Prima guerra mondiale formalmente schierata con la Triplice alleanza ma la promessa di riconoscimenti territoriali da parte della Triplice Intesa, dopo un periodo di neutralità, indussero un deciso cambio di fronte.

I Carabinieri anche in quest'occasione furono protagonisti di atti di valore e sacrificio rimasti celebri. Fra questi indimenticabile (quanto tragicamente inutile) fu l'assalto alla quota 240 del Podgora del 19 luglio 1915 ed il mantenimento della posizione per mesi in inferiorità numerica ed in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Ma più ancora che come corpo combattente, i Carabinieri furono fondamentali nel loro ruolo di Polizia Militare nel momento più buio della guerra: la rotta di Caporetto dell'ottobre 1917. In quel frangente, infatti, si assunsero tutte le loro responsabilità e ricorrendo inflessibilmente anche alla fucilazione, costrinsero i soldati in trincea a tener duro, imponendo la disciplina che avrebbe reso possibili un'ordinata ritirata verso il Piave ed il mantenimento delle nuove posizioni.
Per scagionarsi Cadorna (Il comandante supremo) non esitò a diffondere un disonorante comunicato che attribuiva la disfatta alla viltà dei soldati, ordinandone la decimazione sul campo, la cui esecuzione ricadde a volte nuovamente sulle spalle dei Carabinieri.

Alla fine i Carabinieri morti furono 1423 e 5245 quelli feriti. Anche per onorarli, il 5 giugno 1920 fu concessa alla Bandiera dell'Arma la sua prima Medaglia d'Oro al Valor Militare.

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri nella Prima guerra mondiale.
Primo dopoguerra [modifica]



1924:Carabinieri in Piazza San Marco (Venezia)
I primi anni del dopoguerra furono caratterizzati da un'accesa contrapposizione politica, fra la sinistra che sognava la Rivoluzione russa dell'ottobre 1917 e il Fascismo nascente, registrando numerosi caduti.

Per far fronte ai tumulti, i Carabinieri costituiscono nel 1921 i battaglioni mobili, reparti specializzati per affrontare situazioni in cui l'ordine pubblico è minacciato da folle di dimostranti; in altre occasioni i comandanti delle singole caserme dei carabinieri si opposero alle violenze squadriste come avvenne a Cittadella nel Veneto o alle violenze delle Guardie rosse comuniste come nella riconquista di Empoli dove collaborarono con i fascisti.

Salito al potere Mussolini, questi cercò di mettere in ombra il ruolo dell'Arma dei Carabinieri (dei quali poco si fidava a causa della loro fedeltà al potere monarchico) istituendo una Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale ed infiltrando lo stesso Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza. Impose, inoltre, lo scioglimento dei Battaglioni mobili (1923) e, nel tempo, una diversa distribuzione delle competenze: accrescendo la consistenza di Milizia e Polizia nelle città, relegò sempre più i Carabinieri nelle zone rurali.

All'interno dei confini nazionali questi furono anche gli anni della guerra alla mafia siciliana combattuta al fianco di Cesare Mori ("il prefetto di ferro"), dei successi contro i banditi sardi e calabresi e soprattutto è coniato lo stemma araldico (1936).

Fuori dai confini l'Italia, con l'appoggio della Germania di Hitler ma contro la Società delle Nazioni, si lanciò nella conquista di un posto al sole occupando Eritrea, Abissinia e Somalia (la cosiddetta Africa Orientale Italiana), seguita dall'annessione dell'Abissinia. In tutti questi teatri i Carabinieri prima parteciparono ai combattimenti (distinguendosi soprattutto nella seconda battaglia dell'Ogaden del 1936) e poi furono incaricati di estendere nei nuovi possedimenti la loro struttura territoriale per garantire la sicurezza e la convivenza pacifica.
Per il valore dimostrato alla Bandiera dell'Arma dei Carabinieri fu concessa la prima Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia.

Merita di essere ricordata anche una nuova missione all'estero nel 1935 per garantire la regolarità del referendum sull'Autodeterminazione della Saar.

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri nel primo dopoguerra.
Seconda guerra mondiale [modifica]

Dopo la dichiarazione di guerra del 1940 di Mussolini a Francia e Inghilterra i Carabinieri diedero mostra di capacità e spirito di sacrificio con atti di eroismo individuali o collettivi che hanno fatto storia: in Africa Orientale e Settentrionale, nei Balcani, in Grecia, in Russia, si batterono con coraggio ed abnegazione. Tra i tanti episodi si ricordano soprattutto le battaglie:

di Culqualber in Abissinia (21 novembre 1941) dove il 1º Gruppo Mobilitato dei Carabinieri, senza munizioni e senza rifornimenti da mesi, si immolò quasi interamente combattendo all'arma bianca contro gli inglesi che alla fine gli tributarono l'onore delle armi.
di Eluet El Asel (19 dicembre 1941) dove 400 paracadutisti dei Carabinieri appiedati fermarono l'avanzata inglese dando il tempo al grosso dell'armata italo-tedesca di ritirarsi in buon ordine.
Numerosi furono anche gli atti di coraggio dei singoli come quello del Carabiniere Giuseppe Plado Mosca che ad Arbusow (Russia Bianca), trascinò con il suo esempio i soldati italiani prostrati dal freddo e dalla fame fino a rompere l'accerchiamento delle truppe russe (22 dicembre 1942), riprendendo la loro disperata ritirata.

Con la sconfitta venne anche la fine del fascismo: quando Mussolini rassegnò le sue dimissioni nelle mani del Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 1943 dopo essere stato messo in minoranza nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo della notte precedente, uscendo dal Quirinale trovò i Carabinieri ad attenderlo per arrestarlo e custodirlo fino alla sua liberazione sul Gran Sasso ad opera di paracadutisti tedeschi.

Il Comando Generale dell'Arma, prevedendo i tempi difficili che si stavano avvicinando, già il 10 luglio avevano emanato una direttiva che, richiamando il Diritto Bellico Internazionale, ricordava che in qualsiasi circostanza

i Carabinieri della territoriale devono espletare i loro compiti istituzionali rimanendo al loro posto a fianco della popolazione civile ed assicurare la protezione degli impianti industriali e di pubblica utilità
i Carabinieri assegnati alle Unità delle Forze Armate devono seguirne la sorte.
L'8 settembre [modifica]
Arrivò l'8 settembre 1943 e l'armistizio con gli Alleati a cui seguirono momenti di grande confusione di cui seppero far tesoro i tedeschi che, meglio organizzati, armati e soprattutto informati, in pochi giorni catturarono e deportarono migliaia Carabinieri italiani[2], in particolare si ricorda la deportazione del 7 ottobre 1943 di circa 2500 Carabinieri stanziati a Roma[3] che, senza ordini ed abbandonati a se stessi, non sapevano cosa fare. A Cefalonia la Divisione Acqui fu quasi annientata, le sei divisioni destinate alla difesa di Roma si dissolsero e gli unici a mantenere le loro posizioni furono il Battaglione Allievi Carabinieri ed i Granatieri di Sardegna.

Nonostante il clima confuso i Carabinieri per la maggior parte rimasero al loro posto[senza fonte]. Alcuni di essi, dietro la veste istituzionale, erano anche partigiani e fiancheggiavano o capeggiavano intere formazioni, e contribuirono alla Resistenza (La sola Banda Caruso all'inizio del 1944 ne raccoglieva ben 5.766).
Gli esempi del loro spirito di abnegazione sono innumerevoli: Salvo D'Acquisto e Giotto Ciardi, i Carabinieri delle Stazioni di Fiesole e di San Benedetto del Tronto, i 12 Carabinieri del presidio di Bretto di Sotto.

Alla fine della Guerra tra i Carabinieri si contarono 4.618 caduti, 15.124 feriti e 578 dispersi. Di questi 2.735 perirono durante la Resistenza e la Lotta di Liberazione ed altri 6.521 restarono feriti.
Per il contributo dato alla Resistenza, il 2 giugno 1984 alla Bandiera dell'Arma dei Carabinieri è stata concessa la terza Medaglia d'Oro al Valor Militare.

    Per approfondire, vedi le voci Carabinieri nella Seconda guerra mondiale e Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione.
Secondo dopoguerra [modifica]

Finita la guerra i carabinieri soffrivano profondi problemi di organizzazioni, dovuti anche alle difficoltà indotte dalla ricompattazione dopo lo smembramento del periodo 1943-1945 da cui avevano difficoltà ad uscire.

Dopo aver affrontato gli scontri di piazza dell'immediato dopoguerra ed il terrorismo separatista alto atesino e il banditismo siciliano, negli anni sessanta è nominato Comandante Generale il Generale Giovanni De Lorenzo che avviò piani di riorganizzazione dell'Arma, al fine di renderla più adeguata a fronteggiare le minacce del terrorismo eversivo e della criminalità organizzata.

Fine anni quaranta e anni cinquanta e terrorismo separatista [modifica]
La fine della guerra portò strascichi di odio che, per via delle tante armi ancora in circolazione, facilmente si trasformava in efferata violenza. Nella loro lotta quotidiana per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici, nel 1946 ben 101 carabinieri furono uccisi in servizio ed altri 757 furono feriti.
Per fronteggiare la difficile situazione, i carabinieri ricostituirono i loro Battaglioni mobili composti da 9.000 uomini. In ossequio ai risultati del referendum del 2 giugno, il 13 successivo re Umberto II lascia l'Italia non prima di aver sciolto i Carabinieri Reali dal particolare giuramento di fedeltà che li legava alla sua persona.
L'Esercito Regio rinasce nell'Esercito italiano e l'Arma dei Carabinieri Reali venne rinominata "Arma dei Carabinieri", la prima arma del nuovo esercito.

L'8 dicembre del 1949 è un'altra data simbolica per i carabinieri: papa Pio XII, su richiesta del monsignor Carlo Alberto di Cavallerleone (ordinario militare), proclama la Madonna Virgo Fidelis patrona dei carabinieri e fissa al 21 novembre la ricorrenza (anniversario della Battaglia di Culquaber).

Quelli erano anche gli anni del terrorismo promosso dal separatismo alto atesino del Comitato per la liberazione del Sudtirolo e del banditismo siciliano di Salvatore Giuliano. I carabinieri risposero a questa sfida formando la Compagnia speciale antiterrorismo a Nord e partecipando, insieme alla Polizia, al Corpo forze repressione banditismo del colonnello dell'Arma Ugo Luca sull'isola.

In entrambi i casi vi furono svariati attentati contro le caserme e le pattuglie dei carabinieri. Nel 1950 fu costituito il Gruppo Carabinieri Somalia nel corso dell'amministrazione fiduciaria italiana del paese africano. Appartenente alla Legione CC di Napoli, resto' fino al 1960.

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri nella lotta al terrorismo separatista.
1962-1966: Giovanni De Lorenzo riorganizza ed ammoderna l'Arma [modifica]
Nel 1962 Giovanni De Lorenzo è nominato Comandante Generale dell'Arma.

Assunto il comando dell'Arma, presiedette la prima riunione dello Stato Maggiore confrontandosi con una variegata compagine di ufficiali che, anche nelle uniformi descrivevano le condizioni di confusione nella quale comandi, strutture e procedure dei Carabinieri si trovavano da dopo la disfatta bellica, facendo fatica a riorganizzarsi: la guerra persa, nonostante fossero passatati quasi 20 anni, sortiva ancora effetti di non poca gravità, sia nelle esigenze di ricostruzione e riorganizzazione, sia nelle ambascie economiche, che costringevano lo Stato a fare affidamento sui prestiti americani.

Cominciò, così, con l'uniformazione delle uniformi e la richiesta allo staff dello Stato Maggiore di indicare le ortodosse uniformi ordinarie per ufficiali, sottufficiali e truppa. Proseguì snellendo la burocrazia e l'amministrazione e curò particolarmente la formazione destinando i suoi migliori ufficiali, per periodi più o meno lunghi, alle scuole così che fossero, usando una sua espressione, più preparate a prepararli.

Approfittando della recrudescenza della criminalità nelle città, rinegoziò l'accordo Carcaterra che destinava i Carabinieri alle zone rurali e la Polizia alle aree metropolitane, creò le gazzelle, intuì l'importanza dell'uso degli elicotteri non solo per assolvere compiti militari ma anche di ordine pubblico (soprattutto il contrasto al brigantaggio) e pensò anche ad un numero unico di pronto intervento che non riuscì a realizzare solo per problemi tecnici.
Si presentava nel cuore della notte nelle stazioni periferiche per vedere come veniva interpretato il principio del sempre in servizio, concedeva inattese licenze premio ai meritevoli ma comminava anche dolorose punizioni.
Dettò anche le specifiche tecniche per i fornitori allo scopo di adeguare e rinnovare l'armamento in uso.

Non trascurò neppure la componente militare, con la creazione di una divisione militare, ottenuta dalla riorganizzazione dell'XI brigata meccanizzata che venne armata con 130 carri M47 ed una flotta di autoblindo ed altri veicoli corazzati minori. Volle anche la ricostituzione del battaglione Carabinieri paracadutisti.

La fine degli anni '60 videro i vertici dell'Arma dei Carabinieri al centro dell'inchiesta relativa al cosiddetto Piano Solo

    Per approfondire, vedi la voce L'Arma dei Carabinieri del Generale De Lorenzo.
Gli anni settanta ed ottanta: contrasto al terrorismo eversivo [modifica]
Placatosi negli anni cinquanta il separatismo siciliano e negli anni sessanta anche quello altoatesino, a partire dalla fine degli anni sessanta l'Italia ha dovuto fare i conti con quello eversivo con i Carabinieri sempre in prima linea.

Per contrastarlo adeguatamente l'Arma rinnovò la sua struttura organizzativa e così nacque il Nucleo Speciale Antiterrorismo (22 maggio 1974).

Il Carabiniere più noto fra quelli impegnati nel contrasto al terrorismo eversivo di quegli anni è certamente Carlo Alberto Dalla Chiesa che ebbe, tra l'altro, il merito di intuire che per combattere i terroristi occorreva conoscerne i metodi ed adeguare le tecniche di contrasto. Si cominciò con la creazione del Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri con sede a Torino e da lui diretto che ben presto ampliò il suo raggio di azione prima sul Piemonte e poi sulla Liguria. Con pazienti attività di indagine, infiltrando carabinieri nei gruppi fiancheggiatori e simpatizzanti (centri sociali, università, collettivi,...) e dopo aver ottenuto il pentimento di Patrizio Peci, in pochi mesi azzerò GAP e NAP e scompaginò l'organigramma brigatista arrestandone anche i capi storici (Renato Curcio ed Alberto Franceschini) già nel settembre 1974.

La lotta proseguì negli anni successivi e tanti furono i carabinieri a cadere sotto i colpi dei terroristi. Due fra tutti: il maresciallo Felice Maritano ed il tenente Umberto Rocca.

Felice Maritano, classe 1919, aveva combattuto in Africa e, come tanti altri carabinieri, anche nella Guerra di Liberazione meritandosi numerose decorazioni. Nel 1974 ha 55 anni e con 35 anni di onoratissimo servizio poteva andare tranquillamente in pensione ma appena sa della costituzione del gruppo antiterrorismo di Dalla Chiesa chiede ed ottiene di entrarne a far parte. In considerazione della sua grande esperienza la sua richiesta è soddistatta diventandone subito una delle figure chiave contribuendo in modo determinante alle indagini che portarono alla cattura di Curcio e Franceschini. Studiando il materiale rinvenuto nel loro covo si riuscì a scoprirne un altro a Robbiano di Mediglia che trovarono vuoto ma non abbandonato, così Maritano si offre per partecipare alla sua sorveglianza per catturare i tre terroristi che si era capito lo frequentassero.

    Per approfondire, vedi la voce Inchieste di Robbiano di Mediglia.
Dopo giorni di appostamenti i brigatisti finalmente si presentano separatamente: alle 13:00 del 14 luglio 1974 è arrestato il terrorista Bassi, alle 21:30 anche Bertolazzi. Entrambi sono bloccati prima di poter impugare le pistole con il colpo in canna che portavano addosso. All'appello mancava solo Ognibene che arriva alle 03:30 del mattino dopo. In qualche modo si accorge della trappola e scappa per le scale inseguito dai militari, che gli intimano di fermarsi. Per tutta risposta Ognibene esplode alcuni colpi di pistola che colpiscono Maritano, il quale continua l'inseguimento sorpassando un altro dei carabinieri e risponde al fuoco.
Ognibene, ferito, stramazza al suolo. Maritano gli si accascia accanto non prima di aver esortato i due colleghi che sopraggiungono di occuparsi del terrorista. Ognibene si salverà. Maritanò morì durante il trasporto in ospedale lasciando la moglie e quattro figli. Il suo fu un funerale blindato, presenti le massime autorità delle Istituzioni con i muri della chiesa e delle strade vicine sporcate da scritte ingiuriose e minacciose.

L'allora tenente Umberto Rocca nel giugno 1975 era comandante in sede vacante della compagnia di Aqui. Il 5 del mese stava perlustrando le colline di Melazzo insieme al maresciallo Rosario Cattafi ed agli appuntati Giovanni D'Alfonso e Pietro Barberis. Cercavano il covo dove era tenuto sequestato Vittorio Vallarino Gancia, figlio del proprietario della nota casa vinicola, rapito il giorno prima da un commando di 5 brigatisti rossi guidato da Mara Cagol con lo scopo di estorcere denaro alla sua facoltosa famiglia per finanziare l'organizzazione.
Controllando un casolare isolato sulle colline di Arzello, i carabinieri alle 11:30 si sono accolti dal lancio di una bomba a mano. Rocca, investito in pieno dalla deflagrazione, perderà un braccio e un occhio; schegge ferirono anche Cattafi.
Nonostante le gravissime ferite, Rocca rifiutò di essere soccorso dagli altri carabinieri ordinando loro di proseguire l'azione. Nel successivo conflitto a fuoco perirono il D'Alfonso, raggiunto da diversi colpi di arma (morirà dopo alcuni giorni di agonia), e Margherita "Mara" Cagol (compagna di Renato Curcio), mentre finge di arrendersi per coprire un altro terrorista (Barberis) che da lei nascosta lancia una bomba a mano contro i carabinieri che li braccavano. Nel casolare trovarono poi Gancia incolume. A Rocca, oggi Generale, sarà assegnata una Medaglia d'Oro al Valor Militare che, unitamente a quella assegnata nel 1999 al Luogotenente Marco Coira, sono le uniche due assegnate ancora in vita nel dopoguerra.

Il 31 dicembre 1980, a Roma, viene assassinato dai brigatisti Enrico Galvanigi, generale dell'arma e responsabile dell'ufficio coordinamento delle carceri, come rappresaglia per l'azione delle forze speciali che avevano sedato la rivolta nel carcere speciali di Trani.

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri nella lotta al terrorismo eversivo.
Contrasto alla criminalità organizzata [modifica]
Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata sempre i Carabinieri arrestarono prima Luciano Liggio primo capo dei "corleonesi", poi Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, e poi anche Totò Riina, capo indiscusso della Mafia siciliana.
Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nominato nel 1982 Prefetto di Palermo per contribuire alla lotta alla Mafia con tutta la sua esperienza, è certamente il Carabiniere più illustre vittima della mafia.

Menzione va fatta anche per il reparto del ROS denominato CRIMOR - Unità Militare Combattente, impiegato dal 1992 al 1997 nella ricerca e la cattura di primari latitanti italiani.

    Per approfondire, vedi la voce L'Arma dei Carabinieri nella lotta alla criminalità organizzata.
Carabinieri e catastrofi naturali [modifica]
Nel secondo dopoguerra, così come già prima, i Carabinieri sono sempre stati in prima linea nel soccorso delle popolazioni civili vittime di catastrofi naturali meritandosi importanti riconoscimenti:

1951: alluvione del Polesine (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
1956: il tragico inverno che flaggello l'Italia (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
1963: disastro del Vajont (Medaglia d'Argento al Valor Civile)
1966: alluvione di Firenze (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
1976: terremoto del Friuli (Medaglia d'Oro al Valor dell'Esercito)
1980: terremoto dell'Irpinia (Medaglia d'Oro al Valor dell'Esercito)
1994: alluvione del Piemonte dell'Emilia-Romagna (Medaglia d'Oro al Valor Civile)
senza dimenticare tutte le catastrofi naturali minori che troppo spesso colpiscono l'Italia e vedono i Carabinieri della territoriale tra i primi soccorritori ed un sicuro punto di riferimento nell'organizzazione degli aiuti.

    Per approfondire, vedi la voce Carabinieri e catastrofi naturali.
Carabinieri in missione all'estero [modifica]
    Per approfondire, vedi la voce Missioni dei Carabinieri all'estero.
Nel dopoguerra, ed in special modo negli ultimi anni, i Carabinieri sono stati chiamati frequentemente a partecipare a missioni operative all'estero rinnovando una tradizione che risale al lontano 1855 (), distinguendosi sempre per la loro capacità di assolvere compiti sia militari che di polizia.

Particolarmente significativo è il contributo assicurato dall'Arma con i Reggimenti MSU (Multinational Specialized Unit) operanti nei Balcani nell'ambito delle missioni NATO, la cui origine risiede nella necessità di colmare il security gap, ovvero l'area gricia tra la missione militare e le forze di polizia civile che spesso non sono in grado o non intendono intervenire in operazioni di ordine pubblico.

A partire dal 1982 sono stati in Libano, Somalia, Bosnia, Kosovo, Cambogia, Timor Est, Mozambico, Afganistan ed Irak, solo per citare la missioni più importanti.

Oggi i Carabinieri impegnati all'estero sono ben oltre mille.

Anche in questo tipo di attività il debito di sangue pagato è stato notevole.

Forza Armata e nuove specialità [modifica]

Fino all'anno 2000 l'Arma era parte integrante dell'Esercito Italiano con il rango di "arma" (definita «prima arma dell'Esercito»); attraverso l'art. 1 della legge delega 31 marzo 2000, n. 78[4] i Carabinieri vengono elevati a forza armata autonoma con rango di forza Armata, nell'ambito del Ministero della difesa.

Questo permette anche all'Arma dei Carabinieri di avere come Comandante generale un Ufficiale generale proveniente dai suoi ranghi. Il primo Comandante generale, proveniente dalle sue stesse fila, è stato nel 2004 il generale di corpo d'armata Luciano Gottardo. In precedenza il Comandante generale dell'Arma era tratto da Ufficiali Generali in possesso di peculiari caratteristiche provenienti dall'Esercito.

Nel suo continuo processo di adeguamento per contrastare la criminalità che estende il suo operato in campi sempre nuovi, l'Arma dei Carabinieri nel corso degli anni ha creato nuclei specializzati nei diversi tipi di reato, tra i quali:

15 ottobre 1962: Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente
1º giugno 1965: Servizio Aereo Carabinieri
3 maggio 1969: Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale
18 ottobre 1977: Gruppo Intervento Speciale
1º maggio 1982: Comando Carabinieri Banca d'Italia
19 ottobre 1992: Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria
5 dicembre 1994: Comando Carabinieri Politiche Agricole
1º ottobre 1997: Comando Carabinieri per la tutela del lavoro

Da: genesi1 24/07/2012 19:10:10
si fratello basta il codice fiscale:)

Da: carlo vfp124/07/2012 19:12:03
x Genesi grazie...Ma scusa approvassero la spending review non si avrebbe il 20% del turn-over?Quindi i 500-600 posti sarebbero un'ipotesi fondata.

Da: Fiamma rovente 24/07/2012 19:12:17
Ciao 1886...grazie...spero di tornare vittorioso:)

Da: ATTENZIONE PREGO24/07/2012 19:14:17
Agli esponenti del Partito Democratico -continua Brizzi -abbiamo chiesto di adoperarsi per garantire il reintegro totale di quanti andranno in pensione, mediante il ripristino del 100% del turn over dei vigili del fuoco come anche per le forze di polizia. Difatti anche a regime l'organico dei vigili del fuoco è insufficiente rispetto alle effettive esigenze del paese sempre più flagellato da calamità. Ci aspettiamo quindi la presentazione e votazione di precisi emendamenti risolutivi".            Avete capito allora si parla di blocco turn over limitato al 20% per coloro che andranno in pensione dal 2012 al 2014,50% 2015,100% dal 2016. NOI RISANIAMO COLORO CHE SONO ANDATI IN PENSIONE NEL 2011 ANNO IN CUI IL REINTEGRO RESTA AL 100%.

Da: toton24/07/2012 19:15:24
ragazzi ma per entrare nei MSU ovviamente dopo diventati carabinieri è difficile? bisogna fare qualche concorso interno? o una semplice domandina prestampata

Da: 1886 24/07/2012 19:16:02
Fratello, suggerisci qualcosa di meglio da fare della passeggiata........

Da: genesi1 24/07/2012 19:16:38
gloria, fratello, fiamma, mi assento 5 minuti, il tempo di andare a comprare le sigarette, prima che circe ci riannacqui di nuovo;)

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