>Concorsi
>Forum
>Bandi/G.U.
 
 
 
 
  Login |  Registrati 
Elenco in ordine alfabetico delle domande di Tecniche di intervento di bonifica

Seleziona l'iniziale:
A   B   C   D   E   F   G   H   I   J   K   L   M   N   O   P   Q   R   S   T   U   V   W   X   Y   Z  

> Clicca qui per scaricare l'elenco completo delle domande di questo argomento in formato PDF!


Un bioreattore in fase slurry (Slurry-Phase Bioreactor, SPB) per la bonifica di un suolo contaminato consiste essenzialmente in   un recipiente nel quale il terreno, preliminarmente setacciato a circa 2 mm, viene sospeso in acqua a creare uno "slurry", agitato meccanicamente e insufflato d'aria in modo da ottimizzare il metabolismo dei microorganismi capaci di biodegradare i contaminanti
Un impianto che utilizza la tecnica di estrazione chimica per la bonifica di un terreno contaminato è costituito principalmente da   un "estrattore", unità in cui il terreno scavato viene miscelato al solvente, e da un "separatore", unità in cui i contaminanti vengono separati dal solvente a seguito di una variazione di temperatura-pressione oppure utilizzando un secondo solvente
Un impianto di soil washing per la bonifica ex situ di un terreno contaminato è costituito da una successione di unità impiantistiche che, in sintesi, effettuano   selezione di diverse frazioni granulometriche, lavaggio e dissoluzione/estrazione dei contaminanti, separazione delle fasi liquido/estraente/solido, depurazione dell'agente estraente e reimmissione nel ciclo, concentrazione dei fanghi residui e trattamento
Un impianto di trattamento chimico di "estrazione" per la bonifica ex situ di un terreno contaminato opera la   separazione e rimozione dei contaminanti dalla matrice solida del terreno sfruttando processi di natura chimico-fisica (solubilizzazione, precipitazione, adsorbimento ecc.) in ambienti controllati (unità impiantistiche quali estrattori e separatori)
Un impianto per la bonifica ex situ di un terreno contaminato mediante "estrazione chimica", solitamente utilizza, come solventi,   alcali, chetoni e alcoli
Un intervento di "capping" per la messa in sicurezza permanente di un sito contaminato risponde normalmente all'esigenza di   isolare il terreno contaminato dall'ambiente esterno, minimizzare le infiltrazioni d'acqua, resistere agli assestamenti e ai fenomeni di erosione, minimizzare la manutenzione
Un intervento di "capping" per la messa in sicurezza permanente di un sito ha come obiettivi   l'isolamento del terreno contaminato dall'ambiente esterno, la minimizzazione delle infiltrazioni d'acqua, la resistenza agli assestamenti e ai fenomeni di erosione, la minimizzazione delle necessità di manutenzione
Un intervento di "desorbimento termico" in situ di un terreno contaminato si realizza   riscaldando il terreno con varie tecniche (ad es. iniettando vapore, con microonde o con resistenze elettriche) e inducendo la vaporizzazione dell'acqua e la volatilizzazione dei contaminanti, che vengono recuperati da appositi punti di estrazione e trattati in superficie
Un intervento di bonifica ex situ dei terreni mediante "scavo e smaltimento" è particolarmente efficace nel caso di   hot-spot di contaminazione e/o in aree logisticamente difficili da trattare con ulteriori tecnologie di bonifica
Un intervento di bonifica ex situ di terreni, eseguito con la tecnica del "Landfarming", prevede   il frequente rivoltamento del terreno, steso in strati sottili (spessori al massimo di 2 m), mediante macchine discatrici, al fine di favorire il contatto tra inquinante, biomassa, ossigeno, nutrienti e umidità, ottimizzando le condizioni per l'attività degradativa dei batteri
Un intervento di bonifica ex situ per "scavo e smaltimento"   prevede normalmente la realizzazione di un deposito temporaneo nel sito al fine di caratterizzare l'escavato per la corretta attribuzione/verifica del codice EER (Elenco europeo dei rifiuti).
Un intervento di bonifica ex-situ di un terreno contaminato con la tecnica del compostaggio consiste   nell'ottimizzare il processo naturale di decomposizione della sostanza organica di un substrato costituito dal terreno contaminato mescolato con idonei materiali organici, nonché con ammendanti organici porosi
Un intervento di bonifica ex-situ di un terreno contaminato mediante la tecnica delle "biopile" consiste essenzialmente   nell'allestimento di cumuli del terreno contaminato e nel controllo delle condizioni chimico-fisiche al fine di favorire la capacità di numerosi ceppi microbici, sia batterici sia fungini, di degradare le molecole di contaminanti organici, trasformandole in energia e nutrimento
Un intervento di ossidazione chimica in situ per la bonifica di un sito contaminato si realizza attraverso   l'iniezione nella matrice contaminata di un opportuno agente chimico ossidante
Un intervento di soil flushing per la bonifica di un terreno contaminato prevede   la realizzazione di pozzi per l'immissione nel suolo contaminato di acqua (spesso additivata con sostanze deputate a favorire la rimozione dei contaminanti); spesso anche di pozzi o trincee a monte dell'area contaminata, per la rimozione del fluido di lisciviazione
Un sistema di "bioventing" (bioventilazione) è sempre dotato dei seguenti elementi   pozzi attraverso i quali si procede all'insufflazione d'aria nel terreno contaminato
Un sistema di "bioventing" (bioventilazione) per la bonifica del suolo è costituito da   pozzi realizzati nei suoli contaminati e connessi a una soffiante, attraverso i quali si procede all'insufflazione di aria nella zona insatura
Un sistema di "pump e treat" correttamente progettato e funzionante è efficace per il contenimento di una falda contaminata   da ogni contaminante comune, purché in fase disciolta (il tipo di contaminazione condiziona in pratica solo il sistema di trattamento TAF)
Un sistema di "pump e treat" per il contenimento e/o la bonifica di una falda contaminata è costituito almeno dai due seguenti sottosistemi   un barrieramento idraulico (costituito da rete di pozzi opportunamente ubicati e finestrati e funzionanti con adeguato regime di portate) e un sistema di trattamento delle acque emunte (TAF), on-site o off-site
Un sistema di "pump e treat" per la bonifica della falda prevede la realizzazione di   un barrieramento idraulico dinamico della falda (ottenuto attraverso pozzi di captazione opportunamente completati e posizionati, funzionanti con adeguati regimi di portata), associato a un idoneo trattamento on-site delle acque di falda (TAF)
Un sistema di trattamento termico in situ per la bonifica di suoli contaminati può prevedere   la presenza di pozzetti di immissione posti lungo il perimetro della zona contaminata che permettono l'iniezione di vapore nel suolo a temperature comprese tra 150 e 230 °C
Un sistema di trattamento termico in situ per la bonifica di suoli contaminati può prevedere   il riscaldamento del suolo contaminato mediante l'emissione di onde elettromagnetiche nel campo delle radio frequenze
Un tipico "pacchetto di capping" per la messa in sicurezza permanente di un terreno contaminato è costituito   dalla successione di geotessile non tessuto in polipropilene, barriera geosintetica bentonitica o in polietilene ad alta densità (HDPE), georete drenante tridimensionale, biotessile biodegradabile in juta
Una Barriera Permeabile Reattiva (PRB) a ferro zerovalente per la bonifica di una falda contaminata costituisce un intervento di contenimento   reattivo, di natura chimica
Una barriera permeabile reattiva (PRB) per la bonifica di una falda contaminata consiste essenzialmente in   una trincea a valle idrogeologica del terreno da bonificare, che viene riempita con un materiale reattivo (cioè in grado di degradare gli inquinanti a sostanze non tossiche, o meno tossiche)