Elenco in ordine alfabetico delle domande di Tecniche di intervento di bonifica
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- La "bioremediation" (o "biorisanamento") è una tecnica di bonifica che sfrutta la naturale capacità di degradare molti contaminanti organici, da parte di microorganismi già presenti nel suolo o appositamente introdotti
- La "bioremediation" o "biorisanamento" è una tecnica di bonifica in situ applicabile sia al terreno insaturo sia alla falda, basata sul metabolismo di determinati microrganismi in grado di biodegradare le sostanze inquinanti
- La "bioremediation" o "biorisanamento" è una tecnica di bonifica biologica in situ della falda che consiste nel modificare le condizioni ambientali della falda (fisiche, chimiche e biochimiche) in modo da renderle ottimali per la crescita e le attività biologiche di microrganismi in grado di "consumare" gli inquinanti nei processi di respirazione (trasformandoli in prodotti innocui)
- La "bioremediation" o "biorisanamento" è una tecnica di bonifica che consiste nel modificare le condizioni ambientali (fisiche, chimiche e biochimiche) in modo da renderle ottimali per la crescita e le attività biologiche di microrganismi in grado di "consumare" gli inquinanti nei processi di respirazione (trasformandoli in prodotti innocui)
- La "bioventilazione" o "bioventing" è una tecnica per la bonifica dei suoli particolarmente efficace nel caso di terreni contaminati da sostanze organiche biodegradabili
- La "bioventilazione" o "bioventing" è una tecnica di bonifica che consiste essenzialmente nell'iniezione d'aria nel sottosuolo insaturo al fine di favorire la biodegradazione dei contaminanti organici presenti
- La "Dual Phase Extraction" (DPE) è è una tecnica di bonifica in situ per il trattamento di contaminazioni da composti organici volatili presenti contemporaneamente in zona insatura, frangia capillare e zona satura, in terreni con permeabilità medio-basse
- La "Dual Phase Extraction" (DPE) è una tecnica di bonifica multi-fase che risulta particolarmente efficace nelle seguenti condizioni contaminazione di origine recente da composti organici volatili e idrocarburi di tipo petrolifero, presente in due o tre fasi, compresa la presenza di fase libera, in terreni a permeabilità media e medio-bassa
- La "phytoremediation" ("fitorisanamento" o "fitorimedio") è una tecnica di bonifica che sfrutta la capacità di alcune piante di estrarre dal sottosuolo le sostante inquinanti, accumulandole nei tessuti vegetali e/o decomponendole, nonché di creare nel terreno un ambiente più favorevole alla degradazione delle sostanze inquinanti
- La "pirolisi" è una tecnica di bonifica ex situ applicabile a terreni contaminati che comporta la decomposizione termochimica degli inquinanti organici mediante riscaldamento a temperature comprese tra 300°C e 900°C in completa assenza di ossigeno
- La "pirolisi" di un terreno contaminato da inquinanti organici origina come prodotti principali gas pirolitico ("syngas", principalmente costituito da idrogeno, metano, monossido di carbonio e anidride carbonica) e una frazione solida ("char", contenente carbonio solido e sostanze inorganiche)
- La "solidificazione/stabilizzazione" ex situ di un terreno contaminato è un trattamento che consiste nel rendere inerti i composti inquinanti presenti in un suolo intrappolandoli fisicamente all'interno di una matrice solida e/o innescando/favorendo reazioni chimiche che ne riducano la solubilità, la mobilità e la tossicità
- La "solidificazione/stabilizzazione" in situ di un suolo contaminato è un trattamento che consiste nel rendere inerti i composti inquinanti presenti in un suolo intrappolandoli fisicamente all'interno di una matrice solida e/o innescando/favorendo reazioni chimiche che ne riducano la solubilità, la mobilità e la tossicità
- La "Two Phase Extraction" (TPE) è una tecnica di bonifica multi-fase che risulta particolarmente efficace nelle seguenti condizioni contaminazione di origine recente da composti organici volatili e idrocarburi di tipo petrolifero, presente in due o tre fasi, compresa la presenza di fase libera, in terreni a permeabilità media e medio-bassa
- La bonifica di un terreno contaminato mediante compostaggio consiste, essenzialmente, nell'estrazione del terreno e successivo mescolamento con idonei materiali organici e ammendanti, al fine di ottenere un idoneo substrato di partenza disposto in cumuli in ambienti controllati per ottimizzare il processo di decomposizione della sostanza organica
- La finalità di un intervento di "capping" di un suolo contaminato consiste nella messa in sicurezza del sito, attraverso la realizzazione di una barriera superficiale di contenimento volta a impedire l'infiltrazione di acque meteoriche e la dispersione nell'ambiente degli agenti inquinanti
- La laguna aerata di un sistema di "lagunaggio" per il trattamento biologico ex situ delle acque contaminate sono essenzialmente costituite da scavo/vasca di profondità media 3 metri e fondo impermeabilizzato, eventuali turbine galleggianti e/o sistema sommerso di insufflazione a micro bolle installato sotto uno strato drenante
- La miscela inertizzante utilizzata negli interventi di "solidificazione/stabilizzazione" per la bonifica di suoli contaminati può essere composta da reagenti inorganici (leganti idraulici come il cemento), ma anche reagenti organici di origine termoplastica (bitumi, polietilene) o polimerica (urea, formaldeide)
- La rimozione dei contaminati in un impianto di "soil washing" avviene per effetto di disgregazione e/o separazione delle frazioni granulometriche, lavaggio e liberazione in sospensione nel liquido estraente delle particelle contaminate, concentrazione dei contaminanti nel liquido di estrazione (in fase disciolta e/o sospesa) e/o nella frazione solida più fine
- La scelta della tecnica dello "scavo e smaltimento" per la bonifica ex situ di terreni contaminati è particolarmente indicata in presenza di volumetrie limitate di contaminazioni localizzate nella zona insatura poco profonda, caratterizzate da composti sia inorganici sia organici recalcitranti all'utilizzo di altre tecniche
- La scelta della tecnica dello "scavo e smaltimento" per la bonifica ex situ di terreni contaminati è particolarmente indicata nel caso sia necessario conseguire velocemente gli obiettivi di bonifica in presenza di hot-spot nella zona insatura poco profonda
- La solidificazione/stabilizzazione ex situ per la bonifica dei siti contaminati è una tecnica di bonifica in situ che prevede lo scavo del terreno e il trattamento (on-site off-site) con reagenti inertizzanti inorganici (leganti idraulici come il cemento) oppure organici, di origine termoplastica (bitumi, polietilene) o polimerica (urea, formaldeide)
- La solidificazione/stabilizzazione ex situ per la bonifica di un suolo contaminato è un trattamento che consiste nel rendere inerti i contaminanti presenti intrappolandoli fisicamente all'interno di una matrice solida e/o favorendo reazioni chimiche che riducono la tendenza dei contaminati a separarsi, diminuendone solubilità, mobilità e tossicità
- La SVE (Soil vapour extraction) è una tecnica di bonifica adatta per il trattamento di contaminazioni della zona insatura da composti organici volatili e semivolatili in terreni omogenei e a permeabilità medio-alta
- La SVE (Soil vapour extraction) è una tecnica di bonifica in situ adatta per il trattamento di contaminanti organici volatili e semi volatili nella zona insatura, in presenza di terreni omogenei e con permeabilità medio-alta
- La tecnica del "capping" è un sistema di isolamento superficiale (per copertura, temporanea o definitiva) del sito contaminato e consente di attuare la messa in sicurezza del sito
- La tecnica del "Landfarming" per la bonifica di un suolo contaminato prevede la stesura di uno strato di terreno contaminato all'aperto, al di sopra di un letto drenante e di un manto impermeabile, con eventuale movimentazione meccanica a regolari intervalli di tempo e irrigazione con acqua (eventualmente arricchita di ossigeno e/o nutrienti)
- La tecnica del "soil washing" è solitamente impiegata per la bonifica ex situ di terreni contaminati da metalli pesanti, idrocarburi e pesticidi
- La tecnica del "soil washing" per la bonifica ex situ di un terreno contaminato si basa sulla separazione degli inquinanti dalla matrice attraverso selezione meccanica di frazioni granulometriche e lavaggio (Washing) con acqua, soluzioni acquose di tensioattivi, biosurfattanti o solventi organici, con recupero delle frazioni pulite a granulometria maggiore
- La tecnica del "soil washing" per la bonifica ex situ di un terreno contaminato si basa sulla separazione dei contaminanti per dissoluzione e/o separazioni granulometriche della matrice solida, la concentrazione dei contaminanti in fase disciolta nella soluzione lavante e/o nella fase adsorbita dalle frazioni più fini
- La tecnica delle "biopile" per la bonifica di terreni contaminati prevede l'allestimento di reattori biologici coperti, per sovrapposizione di strati di terreno contaminato (con altezze massime di 4-5 metri) intervallati con la posa in opera di tubazioni forate, sia per la distribuzione di aria e soluzioni di nutrienti, sia per l'estrazione dell'aria
- La tecnica delle "biopile", utilizzata per interventi di bonifica ex situ di un suolo contaminato, si basa sulla capacità di numerosi ceppi microbici, sia batterici sia fungini, di attaccare, in ambiente controllato (bioreattori), un largo spettro di molecole di contaminanti organici, trasformandole in energia e nutrimento
- La tecnica dello "scavo e smaltimento" per la bonifica ex situ di terreni contaminati prevede la rimozione meccanica dei suoli contaminati e l'invio off-site presso impianti autorizzati di smaltimento (solitamente termodistruzione o discarica)
- La tecnica dell'ossidazione chimica "ex situ" di un suolo contaminato prevede lo scavo del terreno e il trattamento on-site con solventi
- La tecnica dell'ossidazione chimica "in situ" è applicata a terreni e sedimenti inquinati da composti organici bio-refrattari quali idrocarburi pesanti e composti organo-alogenati
- La tecnica dell'ossidazione chimica "in situ" di un suolo contaminato prevede il dosaggio di reagenti ossidanti quali perossido di idrogeno, persolfato di sodio e permanganato di potassio in terreni e sedimenti inquinati da composti organici biorefrattari quali idrocarburi pesanti e composti organo-alogenati
- La tecnica dell'ossidazione chimica per la bonifica delle acque di falda contaminate può essere implementata immettendo direttamente in falda un opportuno reagente chimico ossidante, oppure trattando l'acqua estratta (ex situ) con il medesimo prodotto
- La tecnica di "bioremediation" (biorisanamento) è particolarmente adatta, e quindi applicabile con efficacia, nelle seguenti situazioni in presenza di concentrazioni medio-basse di composti organici, in terreni omogenei con conducibilità idraulica medio-alta e umidità >10%
- La tecnica di "bioventing" (bioventilazione) viene utilizzata per la decontaminazione di terreni inquinati da idrocarburi
- La tecnica di "bioventing" o "bioventilazione" è applicata ai terreni contaminati da sostanze organiche biodegradabili aerobicamente, in particolare per la bonifica dei siti inquinati da derivati del petrolio
- La tecnica di "pump e treat" è applicabile con efficacia a contaminazioni in fase disciolta nell'ambito di interventi di contenimento e/o bonifica di acque di falda contaminate
- La tecnica di "solidificazione/stabilizzazione" per la bonifica dei siti contaminati è finalizzata a intrappolare i contaminanti presenti nella zona insatura, fisicamente (all'interno di una matrice solida) o chimicamente (riducendone la solubilità, la mobilità e la tossicità)
- La tecnica di biorisanamento in situ della falda detta "biosparging" prevede l'iniezione di aria nella zona satura a portate inferiori rispetto alle analoghe tecniche "fisiche" finalizzate allo strippaggio dei contaminanti, in modo da limitare il rilascio di vapori favorendo comunque il metabolismo dei microorganismi biodegradatori aerobici
- La tecnica di bonifica dei suoli mediante "bioreattori in fase slurry" (Slurry-Phase Bioreactor, SPB) si basa su l'ottimizzazione, in ambiente controllato, delle condizioni per il metabolismo dei microorganismi responsabili della bio degradazione dei contaminanti del terreno (in fase "slurry"), anche attraverso miscelazione meccanica e areazione con aria compressa umidificata
- La tecnica di bonifica della "phytoremediation" o "fitorimedio" è particolarmente efficace in presenza di basse concentrazioni di composti inorganici (metalli pesanti ed elementi radioattivi) e organici, con contaminazione ubicata a profondità < 1 m e distribuita omogeneamente in terreni a permeabilità medio-alta
- La tecnica di bonifica della "phytoremediation" o "fitorimedio" risulta indicata in presenza di basse concentrazioni di composti inorganici (metalli pesanti ed elementi radioattivi) e organici, con contaminazione ubicata a profondità < 1 m e distribuita omogeneamente in terreni a permeabilità medio-alta
- La tecnica di bonifica della "phytoremediation" o "fitorimedio" risulta particolarmente efficace per trattare basse concentrazioni di contaminanti solubili e biodisponibili, sia inorganici (metalli pesanti ed elementi radioattivi) sia organici (idrocarburi, solventi clorurati, IPA, MtBE, pesticidi, percolato di discarica), con contaminazione poco profonda in terreni ad alta permeabilità
- La tecnica di bonifica della falda in situ del "biosparging" (BS) è particolarmente efficace in presenza di idrocarburi disciolti di medio peso (ad es. gasolio, benzine, carburanti avio), composti volatili e semivolatili non alogenati
- La tecnica di bonifica della falda in situ detta "biosparging" (BS) è particolarmente efficace nel trattamento di falde contaminate da sostanze petrolifere di medio peso (ad es. gasolio, benzine, carburanti avio), composti volatili e semivolatili non alogenati
- La tecnica di bonifica denominata "ossidazione chimica" prevede l'iniezione l'uso di un reagente ossidante, da iniettare direttamente matrice contaminata (suolo o falda, in situ) o per trattare l'acqua emunta (ex situ)
- La tecnica di bonifica detta "bioremediation" (biorisanamento) si basa sulla capacità di alcuni microrganismi di decomporre i contaminanti organici presenti per ricavarne energia necessaria alla propria sopravvivenza, purché sussistano condizioni ottimali in termini di pH, temperatura, potenziale redox, quantità di ossigeno, nutrienti inorganici, ecc.
- La tecnica di bonifica detta "bioventing" (bioventilazione) è solitamente applicata a terreni insaturi contaminati da idrocarburi leggeri
- La tecnica di bonifica detta "ossidazione chimica in situ" prevede l'iniezione nella zona contaminata di una miscela contenente un opportuno agente ossidante, in grado di trasformare la sostanza organica inquinante in anidride carbonica e acqua o in sostanze a struttura molecolare più semplice e più facilmente degradabili
- La tecnica di bonifica ex situ del "soil washing" consiste in una successione di trattamenti chimico-fisici finalizzati a trasferire i contaminanti del terreno (idrocarburi e metalli) dalla fase solida alla fase liquida e/o per concentrarli nella frazione più fine, recuperando la frazione inerte a maggiore granulometria (sabbie e ghiaie)
- La tecnica di bonifica ex situ per "scavo e smaltimento" consiste nella rimozione meccanica del terreno contaminato e, successivamente, nello smaltimento off-site in idoneo impianto autorizzato (solitamente termodistruzione o discarica)
- La tecnica di bonifica ex-situ del compostaggio risulta particolarmente efficace per trattare contaminazioni da idrocarburi leggeri, idrocarburi policiclici aromatici (IPA)
- La tecnica di bonifica in situ detta "Bioslurping" consiste nell'applicazione attraverso apposito tubo inserito in pozzo, di una depressione significativa nella zona all'interfaccia della superficie di falda, al fine di estrarre e trattare simultaneamente i vapori dal sottosuolo, il surnatante (nel caso di prodotto libero) e la fase disciolta
- La tecnica di bonifica in situ detta "Dual Phase Extraction" (DPE) consiste nell'applicazione attraverso apposito pozzo di una depressione significativa nella zona insatura appena sopra alla superficie di falda, al fine di estrarre e trattare simultaneamente i vapori dal sottosuolo, il surnatante (nel caso di prodotto libero) e la fase disciolta
- La tecnica di bonifica in situ detta "Two Phase Extraction" (TPE) consiste nell'applicazione attraverso apposito tubo inserito in pozzo di una depressione significativa nella zona insatura appena sopra alla superficie di falda, al fine di estrarre e trattare simultaneamente i vapori dal sottosuolo, il surnatante (nel caso di prodotto libero) e la fase disciolta
- La tecnica di bonifica nota come SVE (Soil vapour extraction) si applica a contaminazioni della zona insatura di terreno, sempre al di sopra della falda
- La tecnica di compostaggio per la bonifica di un sito contaminato si basa su processi biologici controllati che consentono di convertire i contaminanti organici in intermedi non tossici, mediante l'uso di microrganismi in condizioni aerobiche o anaerobiche
- La tecnica di compostaggio per la bonifica ex-situ di terreno contaminato prevede lo scavo del terreno e il mescolamento con idonei materiali organici, nonché con ammendanti organici porosi, al fine di ottenere un idoneo substrato di partenza
- La tecnica di fitorisanamento o "phytoremediation" per la bonifica di acque di falda contaminate risulta particolarmente efficace in presenza di basse concentrazioni di contaminanti metallici su aree estese e a bassa profondità
- La tecnica di ossidazione chimica ex situ per la bonifica di terreni contaminati è applicata efficacemente a contaminazioni da composti organici biorefrattari quali idrocarburi pesanti e composti organo-alogenati
- La tecnica di ossidazione chimica ex situ per la bonifica di un suolo contaminato prevede l'uso di reagenti ossidanti quali perossido di idrogeno, persolfato di sodio e permanganato di potassio, in grado di trasformare la sostanza organica inquinante in anidride carbonica e acqua o in sostanze a struttura molecolare più semplice e più facilmente degradabili
- La tecnica di ossidazione chimica ex situ, per la bonifica di un suolo contaminato, prevede lo scavo del terreno contaminato e il suo trattamento in impianto controllato (solitamente on-site) mediante reagenti chimici ossidanti
- La tecnica di ossidazione chimica in situ per la bonifica delle acque di falda contaminate prevede l'iniezione nella zona contaminata di una miscela contenente un opportuno agente ossidante, in grado di trasformare la sostanza organica inquinante in anidride carbonica e acqua o in sostanze a struttura molecolare più semplice e più facilmente degradabili
- La tecnica di ossidazione chimica in situ per la bonifica di suoli contaminati consiste nell'iniezione nella matrice contaminata di opportuni agenti ossidanti, in grado di trasformare completamente i contaminanti organici in anidride carbonica e acqua (o parzialmente, in sostanze a struttura molecolare più semplice e più facilmente degradabili)
- La tecnica di ossidazione chimica per la bonifica in situ delle acque di falda contaminate prevede l'iniezione di reagenti chimici ossidanti direttamente nella falda contaminata
- La tecnica di stabilizzazione/solidificazione di un suolo contaminato è solitamente applicata con efficacia con contaminanti inorganici, spesso in abbinamento ad altre tipologie di trattamento come il "soil washing" o la "bioremediation"
- La tecnica di SVE (Soil vapour extraction) risulta particolarmente efficace nella contaminazione recente da composti organici prettamente volatili e, in misura minore, semivolatili, in terreni insaturi omogenei con permeabilità medio-alta
- La tecnica di SVE (Soil vapour extraction) si applica a contaminazioni nella zona insatura di terreno, sempre al di sopra della falda
- L'air sparging è una tecnica di bonifica in situ della falda che prevede l'iniezione di un flusso d'aria ad alta pressione nella falda al fine di favorire il trasferimento degli inquinanti volatili dalla fase acquosa a quella di vapore (strippaggio)
- L'air sparging è una tecnica di bonifica in situ della falda particolarmente adatta per il trattamento di composti organici volatili e semi volatili (alogenati e non alogenati) in terreni omogenei e a tessitura medio grossolana con permeabilità medio-alta
- L'Air Sparging (AS) per la bonifica in situ di falde contaminate è una tecnica di bonifica in situ di tipo fisico
- L'air stripping per la bonifica di acque di falda contaminate è un trattamento fisico ex situ che si realizza in apposita unità impiantistica (air stripper), durante il quale i contaminanti volatili disciolti nell'acqua in ingresso sono estratti ("strippati") nel contatto con una corrente d'aria ("air stream") e trasferiti da questa all'esterno, in fase vapore, a idoneo trattamento
- L'allestimento di una "biopila" per la bonifica di terreni contaminati prevede la realizzazione di una platea di contenimento impermeabile e di una rete di drenaggio posizionata alla base della platea stessa, costituita da tubazioni fessurate collegate a una pompa, per convogliare i liquidi di percolamento a un contenitore di accumulo
- L'attenuazione naturale monitorata (MNA) per la bonifica delle acque di falda contaminate è una tecnica di bonifica "passiva" basata sulla capacità di autodepurazione delle matrici ambientali, consistente di fatto in un approccio di gestione della contaminazione che implica un suo monitoraggio a lungo termine
- L'attenuazione naturale monitorata (o "Monitored Natural Attenuation", MNA) per la bonifica delle acque di falda contaminate è particolarmente efficace in presenza di contaminazioni omogenee a bassa concentrazione da composti organici volatili o semivolatili (idrocarburi leggeri, BTEX, solventi alogenati e clorurati)
- Le lagune (o stagni di ossidazione, "wetponds") di un sistema di "lagunaggio" per il trattamento biologico ex situ delle acque contaminate possono essere aerate e non aerate
- Le lagune (o stagni di ossidazione, "wetponds") di un sistema di "lagunaggio" per il trattamento biologico ex situ delle acque contaminate possono essere realizzati tramite scavo nel terreno e, nel caso lo stesso non sia impermeabile, con impermeabilizzazione del fondo (solitamente ottenuta mediante posa di tappeto in argilla o fogli in materiale plastico termosaldato)
- Le tecniche di "bioremediation" (biorisanamento) in situ della falda risultano particolarmente indicate ed efficaci nei siti in cui è avvenuto sversamento di prodotti petroliferi quali benzine, gasolio, kerosene, combustibili e carburanti avio
- Le tecniche di bonifica di "bioremediation" (biorisanamento) si basano sul favorire il metabolismo di determinati microrganismi in grado di biodegradare i più comuni contaminanti organici
- Le tecniche di bonifica di "bioremediation" o "biorisanamento", sia dei terreni insaturi sia della falda, consistono nel modificare/controllare le condizioni ambientali (fisiche, chimiche e biochimiche) in modo da renderle ottimali per la crescita e le attività biologiche di microrganismi in grado di "consumare" gli inquinanti nei processi di respirazione (trasformandoli in prodotti innocui)
- L'efficacia depurativa dei filtri a carboni attivi normalmente utilizzati nell'ambito della bonifica di siti contaminati si basa sul principio-meccanismo di adsorbimento
- L'estrazione chimica dei contaminanti di un terreno mediante solventi è un processo utilizzato in tecniche ex situ per la bonifica di suoli contaminati, solitamente in impianti "on-site" e in combinazione con altri trattamenti di bonifica
- L'estrazione chimica di un contaminante dalla matrice terreno mediante solventi può essere usata in impianti per la bonifica ex situ di terreni contaminati
- L'immobilizzazione dei contaminanti, indotta con la tecnica di bonifica in situ detta "solidificazione/stabilizzazione", può avvenire per adsorbimento o complessazione, precipitazione, scambio ionico, formazione di soluzione solida e incorporazione nel reticolo cristallino
- L'impiantistica di base di un "bioreattore" per il trattamento biologico ex situ di acque contaminate è costituita da reattore chiuso, supporti fisici per i microorganismi in materiale inerte, insufflatori d'aria, compressore (per l'insufflaggio dell'aria)
- L'impiantistica di base di un sistema a "fanghi attivi" per il trattamento biologico ex situ di acque contaminate è costituita da unità di contatto, insufflatori di aria, compressore per insufflaggio aria, unità di sedimentazione, sistema di ricircolo fanghi
- L'incenerimento (o "termodistruzione") di terreni provenienti dalla bonifica di un sito contaminato è una opzione di smaltimento praticabile nell'ambito della tecnica ex situ nota come "scavo e smaltimento" (che prevede lo scavo del terreno, la realizzazione di un deposito temporaneo per l'attribuzione del codice EER (Elenco europeo dei rifiuti) e l'invio in idoneo impianto autorizzato off-site)
- L'incenerimento di un terreno proveniente da un intervento di "scavo e smaltimento" di un sito contaminato (o derivante da bonifiche attuate con altre tecnologie) può essere effettuato in inceneritori a tamburo rotante e inceneritori a letto fluido
- L'incenerimento di un terreno proveniente da un intervento di "scavo e smaltimento" di un sito contaminato può essere effettuato in inceneritori a letto fluido e inceneritori a tamburo rotante
- L'incenerimento di un terreno proveniente da un intervento di "scavo e smaltimento" di un sito contaminato si realizza mediante processo di combustione completa ad alta temperatura in presenza di ossigeno, in impianto autorizzato per lo smaltimento dei rifiuti, ottenendo effluenti gassosi (da trattare) e residui solidi (ceneri) da smaltire
- L'insufflazione d'aria nel suolo attuata con il "bioventing" (bioventilazione) favorisce la proliferazione dei microrganismi autoctoni che con la loro attività degradano i contaminanti organici biodegradabili presenti nel suolo
- L'ossidazione chimica "in situ" è una tecnica di bonifica che prevede l'iniezione di un reagente ossidante direttamente nel suolo contaminato
- L'ossidazione chimica è un trattamento applicabile con efficacia a contaminazioni da composti biorefrattari nell'ambito dell'esecuzione di interventi di bonifica in situ o ex situ, sia sulla matrice terreno sia sulla matrice acque
- L'ossidazione chimica è un trattamento che può essere effettuato in situ o ex situ, particolarmente indicato per la bonifica di terreni o acque contaminate da composti organici biorefrattari quali idrocarburi pesanti e composti organo-alogenati
- L'ossidazione chimica ex situ è una tecnica che prevede il trattamento del terreno contaminato scavato con un apposito reagente chimico ossidante in ambiente controllato (reattore on-site off-site)
- L'ossidazione chimica in situ è una tecnica di bonifica della falda che prevede l'iniezione di un reagente ossidante direttamente nella falda contaminata
- L'ossidazione chimica in situ (ISCO, In Situ Chemical Oxidation) per la bonifica di falde contaminate è una tecnica di bonifica in situ di tipo chimico
- L'ossidazione chimica per la bonifica di suoli contaminati è una tecnica di bonifica "in situ" che prevede l'iniezione di un opportuno reagente chimico direttamente nel suolo contaminato
- L'unità impiantistica (air stripper) nella quale si realizza il trattamento di air stripping per la bonifica di acqua contaminata può essere di tipo convenzionale (a torre) o a piatti ("Tray Tower Strippers")
- L'utilizzo di "bioreattori in fase slurry" (Slurry-Phase Bioreactors, SPB) per la bonifica in situ di terreni contaminati è particolarmente indicato per contaminazioni da idrocarburi
- L'utilizzo di ceppi batterici mesofili e/o termofili nella tecnica di bonifica delle "biopile" è particolarmente indicato per i suoli contaminati da idrocarburi
- L'utilizzo di ceppi fungini nella tecnica di bonifica delle "biopile" è particolarmente indicato per i suoli contaminati da composti aromatici e alogenati



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