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Elenco in ordine alfabetico delle domande di 12 Quiz situazionali

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Nel corso della presa in carico di una persona fragile, Lei rileva che la famiglia richiede un numero crescente di contatti e incontri, spesso anche per questioni già affrontate in precedenza. Alcuni colleghi ritengono opportuno assecondare tutte le richieste per evitare contestazioni, mentre altri propongono di ridurre drasticamente la disponibilità del servizio. La persona assistita appare rassicurata dalla presenza degli operatori, ma la frequenza delle richieste sta sottraendo tempo ad altre situazioni territoriali che necessitano di attenzione. Lei deve contribuire a individuare una modalità equilibrata, evitando sia un rapporto di dipendenza sia una risposta percepita come abbandonica. Che cosa pensa di fare?   Analizza la natura delle richieste, concorda con la famiglia riferimenti, tempi e modalità di contatto chiari e condivide con l'équipe una gestione coerente che mantenga il supporto senza alimentare dipendenze organizzative
Nel corso della valutazione periodica di un percorso territoriale, emerge che gli obiettivi definiti dall'équipe non sono stati raggiunti. Alcuni colleghi attribuiscono il risultato alla scarsa collaborazione della famiglia, mentre altri sostengono che il progetto fosse poco realistico fin dall'inizio. Il confronto assume rapidamente un tono difensivo e ciascuno tende a giustificare le proprie scelte. Lei osserva che il caregiver non era stato coinvolto in modo sufficiente nella definizione degli impegni e che alcune risorse territoriali previste non sono mai diventate realmente disponibili. Il rischio è che la riunione si concluda con un giudizio sulla famiglia, senza una revisione del lavoro dell'équipe. Come agisce?   Riporta il confronto sui fatti, distingue le responsabilità della famiglia dai limiti del percorso e promuove una revisione condivisa di obiettivi, risorse e modalità di collaborazione
Nel corso delle attività territoriali, Lei osserva che molte famiglie non sanno a chi rivolgersi quando devono comunicare una variazione di orario, un'assenza o una difficoltà organizzativa. Alcune contattano più operatori contemporaneamente, altre lasciano messaggi a professionisti non direttamente coinvolti, altre ancora rinunciano a comunicare. Questo genera informazioni duplicate, appuntamenti non aggiornati e tensioni tra i servizi. I colleghi riconoscono il problema, ma ciascuno continua a gestire i contatti secondo le proprie abitudini. Lei non può modificare da solo l'intera organizzazione, ma può proporre un intervento concreto. Come si comporta?   Individua le comunicazioni più frequenti, propone un riferimento chiaro per ciascuna tipologia di richiesta e concorda con l'équipe modalità semplici per registrare e inoltrare correttamente le informazioni
Nel corso di un confronto multiprofessionale, emerge che le richieste di una persona assistita vengono interpretate in modi diversi. Alcuni professionisti le considerano realistiche e coerenti con il suo desiderio di autonomia, altri le giudicano eccessive rispetto alle risorse disponibili. Il caregiver sostiene che sia meglio non alimentare aspettative e chiede di fornire una risposta negativa immediata. Lei dispone di elementi che indicano come alcune richieste possano essere soddisfatte almeno in parte, attraverso una diversa organizzazione del supporto. Che cosa pensa di fare?   Distingue le richieste realizzabili da quelle non sostenibili, chiarisce i vincoli con trasparenza e propone soluzioni parziali ma concrete, condivise con la persona assistita e con l'équipe
Nel corso di un confronto multiprofessionale, Lei nota che un professionista tende a intervenire su ogni questione e a definire rapidamente le priorità, lasciando poco spazio agli altri componenti del gruppo. Alcuni colleghi si adeguano per evitare conflitti, mentre altri iniziano a partecipare sempre meno. La conseguenza è che informazioni importanti sul contesto familiare e sulle risorse territoriali restano ai margini della discussione. Lei teme che il gruppo stia assumendo decisioni formalmente condivise, ma in realtà guidate quasi esclusivamente da una sola prospettiva. Che fa?   Riconosce il contributo del collega, ma favorisce una distribuzione più equilibrata della parola e richiama il gruppo alla necessità di integrare i diversi punti di vista prima di assumere decisioni
Nel corso di un incontro di équipe, il responsabile comunica nuovi obiettivi territoriali da raggiungere in tempi brevi, senza prevedere una riduzione delle attività già in corso. Alcuni colleghi reagiscono con rassegnazione, altri iniziano a discutere animatamente sulle responsabilità. Lei teme che l'aumento del carico renda più superficiale il lavoro con persone e famiglie, ma avverte anche la pressione a mostrarsi disponibile e collaborativo. Il clima del gruppo rischia di trasformare una criticità organizzativa in un conflitto personale. Che cosa pensa di fare?   Mantiene un atteggiamento costruttivo, espone con dati concreti l'impatto del nuovo carico e contribuisce a definire priorità, attività ridimensionabili e modalità realistiche di distribuzione
Nel corso di una giornata di lavoro, Lei riceve indicazioni contrastanti da due responsabili di servizi diversi coinvolti nella stessa situazione. Entrambi chiedono che la propria priorità venga affrontata per prima e ciascuno attribuisce all'altro la responsabilità del mancato coordinamento. Lei si trova esposto a pressioni contrapposte e teme che qualunque scelta venga interpretata come una presa di posizione. La tensione rischia di compromettere la Sua capacità di valutare con equilibrio. Come si comporta?   Ricostruisce i compiti e le priorità effettive, chiede un chiarimento tra i responsabili e nel frattempo agisce sugli aspetti condivisi, evitando di farsi trascinare nel conflitto tra servizi
Nel corso di una giornata sul territorio, Lei riceve una serie di richieste contrastanti da persone assistite, caregiver, colleghi e servizi esterni. Ciascun interlocutore presenta la propria situazione come prioritaria e chiede una risposta immediata. Lei si rende conto che il carico emotivo sta riducendo la capacità di valutare con lucidità e che rischia di lasciarsi guidare dalla pressione di chi insiste maggiormente. Allo stesso tempo, alcune situazioni non possono essere rinviate senza conseguenze organizzative rilevanti. Come si comporta?   Si ferma a ricostruire le priorità sulla base di criteri condivisi, comunica con chiarezza ciò che può essere affrontato subito e coinvolge l'équipe nelle situazioni che superano la gestione individuale
Nel corso di una presa in carico territoriale, Lei rileva che una persona non utilizza alcune risorse già attivate perché le percepisce come poco rispettose delle proprie abitudini e del proprio contesto familiare. Il caregiver insiste affinché il percorso prosegua senza modifiche, perché teme che ogni cambiamento rallenti il supporto. Alcuni colleghi considerano il rifiuto come scarsa collaborazione. Lei ritiene invece che la difficoltà possa dipendere da una scelta organizzativa poco aderente alla situazione concreta della persona. Come si comporta?   Approfondisce con la persona assistita le ragioni del mancato utilizzo, valuta con l'équipe possibili adattamenti e promuove una decisione coerente con i suoi bisogni e con le risorse disponibili
Nel corso di una riunione d'équipe multiprofessionale dedicata a una famiglia con bisogni complessi, il medico di medicina generale e l'assistente sociale esprimono posizioni molto diverse. Il primo ritiene che la famiglia debba assumersi maggiori responsabilità, mentre la seconda evidenzia condizioni economiche e relazionali che limitano concretamente tale possibilità. Il confronto diventa rigido e gli altri operatori iniziano a schierarsi. La persona assistita e il caregiver, presenti alla riunione, appaiono a disagio e faticano a comprendere quale percorso verrà effettivamente proposto. Lei teme che il conflitto tra professionisti comprometta la fiducia della famiglia nell'intera équipe. Che fa?   Riporta il confronto sui bisogni e sui vincoli concreti della famiglia, valorizza gli elementi utili di entrambe le posizioni e sollecita una proposta condivisa, comprensibile e sostenibile
Nel corso di una riunione d'équipe multiprofessionale, emerge che un professionista ha modificato una parte del percorso senza informare gli altri componenti. La decisione ha prodotto effetti organizzativi anche sulle attività di altri operatori e la famiglia ha ricevuto indicazioni diverse. Il collega sostiene di aver agito per accelerare i tempi e minimizza il problema. Alcuni presenti preferiscono non approfondire per evitare tensioni, mentre Lei ritiene che ignorare l'episodio possa favorire il ripetersi di scelte non coordinate. Come agisce?   Affronta il tema in modo diretto ma non accusatorio, chiarisce gli effetti della decisione e propone modalità condivise per gestire in futuro modifiche che incidono sul lavoro dell'intera équipe
Nel corso di una riunione d'équipe multiprofessionale, il gruppo deve ridefinire il percorso di una persona che ha ridotto la propria collaborazione con i servizi. Alcuni colleghi propongono di intensificare le richieste alla famiglia, altri ritengono opportuno sospendere il coinvolgimento fino a una maggiore disponibilità. Lei ha rilevato che la persona e il caregiver non comprendono più quali siano gli obiettivi condivisi e percepiscono le proposte come frammentate. Il confronto rischia di concentrarsi sulle mancanze della famiglia anziché sul modo in cui l'équipe ha costruito il percorso. Come agisce?   Riporta il gruppo sulla chiarezza degli obiettivi, analizza le difficoltà di collaborazione e promuove una revisione condivisa delle modalità di coinvolgimento della persona e del caregiver
Nel corso di una riunione d'équipe multiprofessionale, un collega critica apertamente il Suo modo di gestire una famiglia, sostenendo che Lei sia stato troppo disponibile e abbia alimentato aspettative difficili da soddisfare. Il tono utilizzato è diretto e alcuni presenti sembrano condividere la critica. Lei ritiene che le proprie scelte fossero motivate dalla complessità della situazione e dalla necessità di mantenere il rapporto con la famiglia. Avverte però il rischio di difendersi in modo impulsivo e di trasformare la riunione in un confronto personale. Come agisce?   Mantiene un atteggiamento professionale, espone le ragioni delle proprie scelte sulla base dei fatti e orienta il gruppo verso criteri condivisi per la gestione futura della situazione
Nel corso di una riunione d'équipe multiprofessionale, viene definito un programma di attività per una persona anziana che vive sola. La proposta è ritenuta efficace dai professionisti, ma la persona assistita non ha partecipato all'incontro e non è stata consultata in precedenza. Quando Lei le illustra il programma, la persona esprime perplessità sugli orari, sulla frequenza degli incontri e sul fatto che nessuno le abbia chiesto quali aspetti consideri prioritari. Alcuni colleghi ritengono che il piano debba essere mantenuto perché costruito sulla base delle valutazioni professionali già condivise. Che cosa pensa di fare?   Raccoglie le osservazioni della persona assistita, le restituisce all'équipe e promuove una revisione del programma che mantenga gli obiettivi essenziali ma includa tempi e modalità compatibili con le sue preferenze
Nel corso di una riunione d'équipe, un collega critica apertamente il Suo modo di gestire i rapporti con una famiglia, sostenendo che Lei sia stato troppo disponibile e abbia creato aspettative difficili da soddisfare. Il tono utilizzato è diretto e alcuni presenti sembrano condividere la critica, mentre altri evitano di intervenire. Lei ritiene che la situazione familiare fosse particolarmente complessa e che le scelte adottate avessero una motivazione precisa. La discussione rischia però di trasformarsi in un confronto personale e di distogliere il gruppo dall'obiettivo di definire una linea comune. Come agisce?   Mantiene un atteggiamento professionale, espone le ragioni delle proprie scelte sulla base dei fatti e orienta il confronto verso criteri condivisi per la gestione futura della famiglia
Nel corso di una riunione di equipe multiprofessionale, un collega contesta ripetutamente le Sue osservazioni sul contesto familiare di una persona assistita. Sostiene che Lei attribuisca eccessiva importanza alle difficoltà del caregiver e che questo rallenti le decisioni dell'équipe. Il tono diventa progressivamente più critico e alcuni partecipanti iniziano a schierarsi. Lei ritiene che gli elementi raccolti al domicilio siano rilevanti, ma avverte il rischio di reagire in modo personale e di perdere efficacia nel confronto. La riunione deve comunque concludersi con una decisione organizzativa condivisa. Come agisce?   Mantiene un tono professionale, presenta gli elementi osservati in modo concreto e orienta il confronto sugli effetti che le diverse opzioni possono avere sulla sostenibilità del percorso
Nel corso di una riunione territoriale, alcuni professionisti criticano il modo in cui Lei, in qualità di infermiere di famiglia e di comunità, gestisce il coinvolgimento nelle situazioni complesse. Sostengono che Lei tenda a raccogliere troppe richieste dalle famiglie e a trasferirle al gruppo, aumentando il carico complessivo. Lei ritiene invece di svolgere una funzione di raccordo necessaria, ma si sente messo in discussione proprio sul proprio ruolo professionale. Il tono del confronto diventa progressivamente più teso e Lei avverte il rischio di rispondere in modo difensivo. Come si comporta?   Mantiene un tono professionale, chiarisce con esempi concreti il valore del raccordo territoriale e propone di definire criteri condivisi per distinguere le richieste rilevanti da quelle non pertinenti
Nel corso di una riunione, emerge che il servizio sociale e l'assistenza domiciliare hanno definito modalità operative differenti per sostenere la stessa famiglia. Entrambi i servizi ritengono che la propria organizzazione sia la più funzionale e chiedono agli altri professionisti di adeguarsi. La famiglia riceve quindi richieste non coordinate e manifesta crescente insofferenza. Lei, come infermiere di famiglia e di comunità, conosce le difficoltà pratiche del nucleo e ritiene che entrambe le proposte contengano elementi utili, ma non possano essere applicate contemporaneamente senza una revisione. Come si comporta?   Evidenzia gli effetti delle due modalità sulla famiglia e promuove un confronto per integrare gli elementi utili in una soluzione condivisa e sostenibile
Nel corso di una riunione, emerge un disaccordo tra i professionisti sul livello di coinvolgimento di una persona nelle decisioni organizzative. Alcuni ritengono che sia più efficiente confrontarsi soprattutto con il caregiver, perché la persona cambia spesso opinione; altri sottolineano che escluderla rischia di ridurne la collaborazione. Il caregiver sostiene di conoscere meglio le esigenze quotidiane, mentre la persona dichiara di sentirsi messa da parte. Lei ha osservato che, quando viene coinvolta con modalità semplici e tempi adeguati, la persona riesce a esprimere preferenze coerenti. Che fa?   Condivide con l'équipe le osservazioni raccolte, propone modalità di coinvolgimento compatibili con le capacità della persona e chiarisce il ruolo di supporto, non sostitutivo, del caregiver
Nel corso di una riunione, l'équipe discute una proposta standardizzata che consentirebbe di gestire più rapidamente numerose persone con bisogni simili. La soluzione è semplice da applicare e ridurrebbe il carico organizzativo, ma nel caso di una persona da Lei seguita non tiene conto di alcune caratteristiche familiari e sociali particolarmente rilevanti. Alcuni colleghi ritengono che introdurre un'eccezione complicherebbe inutilmente il lavoro e potrebbe generare richieste analoghe da parte di altri utenti. Come si comporta?   Espone gli elementi specifici che rendono inadeguata la soluzione standard e propone un adattamento circoscritto, motivato e verificabile, senza mettere in discussione l'intero modello organizzativo
Nel corso di una riunione, la famiglia chiede una soluzione che richiede il contributo coordinato di più professionisti. Tutti riconoscono la necessità di intervenire, ma ciascuno evidenzia vincoli, carichi di lavoro e limiti del proprio servizio. Il rischio è che la discussione si concluda con una condivisione generica dell'obiettivo, senza che nessuno assuma compiti concreti. Lei sa che la famiglia ha già ricevuto in passato rassicurazioni non seguite da azioni coordinate. Come agisce?   Aiuta il gruppo a trasformare l'accordo generale in compiti, tempi e responsabilità specifiche, verificando che la soluzione sia realmente sostenibile e comprensibile per la famiglia
Nel corso di una visita domiciliare programmata, Lei viene accolto da due familiari che sono in forte disaccordo sulla gestione quotidiana della persona assistita. Uno sostiene che il servizio territoriale non stia offrendo un supporto sufficiente e pretende l'attivazione immediata di ulteriori interventi; l'altro ritiene invece che la famiglia debba mantenere maggiore autonomia e accusa il primo di coinvolgere inutilmente gli operatori. La discussione diventa accesa e ciascuno cerca di ottenere da Lei una conferma della propria posizione. La persona assistita è presente, appare a disagio e interviene poco. Lei ha altri accessi programmati nella stessa giornata e percepisce che il confronto rischia di prolungarsi senza   Mantiene un tono fermo e rispettoso, interrompe la contrapposizione, riporta l'attenzione sulla persona assistita e raccoglie separatamente i bisogni e le disponibilità dei familiari, rinviando le decisioni a un confronto con i professionisti coinvolti
Nel corso di una visita, una persona Le riferisce di non sentirsi rispettata nei propri tempi. Spiega che gli operatori arrivano spesso con molte domande, affrontano numerosi temi nello stesso incontro e lasciano poco spazio alle sue priorità. La persona teme di apparire poco collaborativa e quindi non interrompe il colloquio, ma successivamente manifesta insoddisfazione e riduce la propria partecipazione. I colleghi ritengono necessario concentrare più attività in un unico accesso per ragioni organizzative. Lei deve quindi conciliare l'efficienza del servizio con la qualità dell'ascolto. Che cosa pensa di fare?   Concorda con la persona gli argomenti prioritari, distribuisce nel tempo quelli meno urgenti e propone all'équipe una conduzione degli incontri che preveda spazi reali di ascolto e verifica
Nel corso di un'attività di raccordo, Lei commette un errore organizzativo che determina un disguido per una famiglia. Il problema viene rapidamente individuato, ma il caregiver reagisce con forte irritazione e mette in dubbio la Sua affidabilità. Lei prova disagio e teme che ammettere l'errore possa indebolire la fiducia costruita. Alcuni colleghi suggeriscono di attribuire il disguido alla complessità del sistema, mentre altri Le consigliano di non soffermarsi troppo sulla questione. Come agisce?   Riconosce l'errore con trasparenza, spiega come intende correggerlo e adotta misure concrete per evitare che si ripeta, mantenendo un atteggiamento calmo e responsabile
Nel corso di un'iniziativa di prossimità, molte persone si presentano contemporaneamente per chiedere orientamento su servizi e risorse del territorio. Lo spazio disponibile è limitato, l'attesa aumenta e alcuni utenti iniziano a lamentarsi. Un collega appare in difficoltà e Le trasferisce continuamente nuove richieste, mentre una persona pretende di essere ascoltata prima degli altri perché considera la propria situazione più importante. Lei avverte una crescente pressione e teme di iniziare a gestire gli utenti in modo sbrigativo. Come si comporta?   Mantiene la calma, organizza con il collega una prima valutazione delle richieste, comunica criteri e tempi realistici e tutela uno spazio adeguato per le situazioni che richiedono maggiore riservatezza
Nel passaggio di una persona da un servizio territoriale a un altro, Lei rileva che alcuni elementi importanti sul contesto familiare, sulle risorse di prossimità e sulle difficoltà organizzative non sono stati condivisi. Il nuovo gruppo interpreta alcuni comportamenti della famiglia come scarsa collaborazione, mentre Lei sa che sono collegati a vincoli già emersi nel percorso precedente. I professionisti del servizio di provenienza ritengono di avere concluso il proprio compito e mostrano poca disponibilità a un ulteriore confronto. La mancanza di raccordo rischia di costringere la persona e il caregiver a ricostruire da capo l'intera situazione. Come si comporta?   Ricostruisce gli elementi rilevanti, promuove un confronto essenziale tra i servizi e contribuisce a una restituzione condivisa che garantisca continuità senza sovraccaricare la persona e la famiglia
Nel percorso territoriale di alcune persone fragili, le decisioni assunte durante le riunioni multiprofessionali non vengono sempre comunicate in modo chiaro alle famiglie. Talvolta ciascun professionista riferisce solo la parte di propria competenza, in altri casi si presume che sia stato un collega a fornire tutte le informazioni. Questo determina richieste ripetute, interpretazioni discordanti e difficoltà nel comprendere chi debba fare cosa. Il responsabile riconosce il problema, ma lascia al gruppo la definizione di una soluzione operativa. Alcuni colleghi ritengono sufficiente migliorare la comunicazione informale. Come si comporta?   Propone che, al termine di ogni confronto, siano sintetizzati decisioni, responsabilità e tempi e che venga individuato un referente incaricato di comunicarli in modo unitario alla persona e alla famiglia
Nel servizio territoriale viene proposta una nuova modalità di lavoro che consentirebbe di ridurre i tempi di gestione, ma richiederebbe di utilizzare criteri molto rigidi e uguali per tutte le persone. Alcuni colleghi accolgono con favore la proposta, perché alleggerirebbe il carico e renderebbe più prevedibili le attività. Lei osserva però che, in alcune situazioni di particolare fragilità sociale o familiare, l'applicazione automatica dei criteri potrebbe produrre esclusione o risposte poco adeguate. Il responsabile chiede all'équipe di esprimere una posizione. Come si comporta?   Valuta vantaggi e rischi della nuova modalità, sostiene l'introduzione di criteri comuni ma propone margini motivati di adattamento per le situazioni più complesse
Nel servizio territoriale, gli esiti degli incontri con le famiglie vengono registrati con livelli di dettaglio molto diversi. Alcuni professionisti annotano le decisioni e gli impegni concordati, altri riportano solo informazioni generiche, altri ancora si affidano a comunicazioni verbali. Questo rende difficile ricostruire chi debba svolgere una determinata attività, entro quali tempi e con quale modalità. Le famiglie ricevono talvolta indicazioni differenti e contattano più operatori per ottenere conferme. Il responsabile chiede al gruppo di migliorare la tracciabilità, ma lascia all'équipe la definizione delle modalità operative. Come si comporta?   Propone una registrazione essenziale e uniforme di decisioni, responsabilità e scadenze, concordando con l'équipe chi debba aggiornare e verificare le informazioni dopo ogni incontro
Nel servizio territoriale, le variazioni relative agli appuntamenti domiciliari vengono comunicate in modi diversi: alcuni professionisti utilizzano il sistema informatico, altri telefonano direttamente alle famiglie, altri ancora affidano l'informazione ai colleghi. Questa frammentazione ha già determinato accessi non effettuati, famiglie non avvisate e sovrapposizioni tra operatori. Il responsabile chiede al gruppo di migliorare la gestione, ma non indica una procedura precisa. Alcuni colleghi preferiscono mantenere le proprie abitudini perché le ritengono più rapide. Lei conosce le criticità emerse nei rapporti con gli utenti e può contribuire alla definizione di una modalità più ordinata. Come si comporta?   Propone un flusso essenziale e condiviso per registrare, comunicare e verificare ogni variazione, chiarendo responsabilità e tempi e monitorando con l'équipe le prime applicazioni della nuova modalità
Nel territorio in cui opera, due situazioni richiedono contemporaneamente un intervento organizzativo rapido. Una riguarda una persona già ben inserita nella rete dei servizi, sostenuta da familiari disponibili ma molto insistenti; l'altra riguarda una persona con pochi riferimenti, che esprime le proprie difficoltà con maggiore discrezione e tende a non sollecitare il servizio. Alcuni colleghi propongono di dare priorità alla prima situazione, perché la famiglia esercita una forte pressione e potrebbe presentare un reclamo. Lei ritiene però necessario considerare anche il diverso livello di vulnerabilità e la capacità delle persone di attivare risorse alternative. Come si comporta?   Confronta bisogni, risorse disponibili e conseguenze del rinvio nelle due situazioni, attribuendo la priorità in base alla maggiore vulnerabilità e spiegando con trasparenza i criteri adottati
Nel territorio in cui opera, Lei osserva che alcune persone fragili riescono a esprimere con forza le proprie richieste, mentre altre tendono a non chiedere aiuto anche quando incontrano difficoltà rilevanti. In una fase di risorse limitate, il servizio deve stabilire a quali situazioni garantire maggiore attenzione. Alcuni colleghi propongono di rispondere prima a chi sollecita con maggiore frequenza, perché la pressione è più visibile. Lei ritiene però che questa modalità possa penalizzare le persone più isolate e meno capaci di rappresentare i propri bisogni. Che cosa pensa di fare?   Propone di valutare le priorità sulla base della vulnerabilità, delle risorse disponibili e delle conseguenze del mancato supporto, non soltanto dell'intensità delle richieste
Nel territorio in cui opera, Lei rileva che alcune persone fragili non partecipano con regolarità agli incontri e alle attività concordate con i servizi. Dai colloqui emerge che le difficoltà non dipendono da una sola causa: alcuni utenti non dispongono di un familiare che li accompagni, altri dimenticano gli appuntamenti, altri ancora ricevono comunicazioni poco chiare o con scarso anticipo. I colleghi tendono a interpretare le assenze come mancanza di collaborazione, mentre le famiglie lamentano un'organizzazione poco compatibile con le loro possibilità. Il fenomeno sta compromettendo la continuità dei percorsi e genera frequenti richieste di riprogrammazione. Lei non può modificare da solo il sistema di accesso,   Analizza le cause delle assenze nelle diverse situazioni, individua i casi più vulnerabili e propone all'équipe soluzioni differenziate, come promemoria condivisi, maggiore coordinamento degli appuntamenti e coinvolgimento mirato della rete familiare